Un quadro, una storia: Il segreto del Giallo Bizantino

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E. Hopper- Nottambuli- Il bar di Phillie

“Il bar di Phillie’s è in fondo al molo, ci troverò da bere, ho sete, ho freddo anche se fa caldo. Devo telefonare a Don Barzini. Mi manderà a prendere, l’ha promesso. Mi darà protezione dalla vendetta della Mafia Turca.

Mi troverà un posto sicuro, cazzo. Resto nascosto, sì, finché non mi riprendo.

Ma cos’è tutto ‘sto sangue, perdio.

Non devo perdermi d’animo.

Mi ricuciranno.Tornerò a lavorare.

Me l’aveva detto Luisa di lasciare perdere, di dimenticare la mia ossessione.

Ma dovevo farlo: i miei quadri saranno davvero capolavori.

Ora ho il segreto del giallo dei miniaturisti bizantini, quel segreto conservato per secoli, strappato al povero Effendi Bashir, servo di Kaiser Sose il capo della mafia turca. I miei ritratti saranno come quello di Klimt fece ad Adele Bloch-Bauer, venderò tanto e la mia vita cambierà.

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Ma quanto sangue per la miseria. Fa male, cazzo brucia. La formula era nascosta un sacchetto che Effendi portava legato al collo,senza capirne il valore, il minchione. Un ricordo di suo padre, che l’aveva a sua volta ricevuto dal suo.

Della sua famiglia, i componenti maschi, erano stati per secoli ignari servi dei maestri miniaturisti bizantini e turchi. Quel giallo delle antiche miniature, quel color oro improducibile: se ne era persa la formula, ma ora è mia, ce l’ho fatta.

Quell’idiota di Effendi non voleva mollare il sacchetto pur non conoscendone il valore. “Memorie di famiglia”.Ha fatto resistenza e l’ho sgozzato come un’anatra. Per questo Kaiser Sose mi ha scatenato addosso i suoi scagnozzi.

 Mi hanno beccato, ma sono riuscito a farli fuori.

Cristo ‘sta ferita al collo brucia, cola sangue e ho un gran freddo nelle ossa. Ma adesso giro l’angolo, sono arrivato ormai è fatta.

A quest’ora al bar ci sarà solo il vecchio Phillie.

No, no, vedo altre persone oltre la vetrina, una donna, cazzo…è Luisa.

Diosantissimo, c’è Luisa nel locale, oltre a Phillie. E altri due. Chi sono? Non mi sembrano turchi, forse sono gli uomini di Don Barzini, Luisa ha chiesto aiuto a Don Barzini ecco com’è andata. Al boss piacciono i miei quadri. Sono in salvo, mi resta solo da aprire la porta del bar

Questi sono gli ultimi pensieri di Mike Merish, pittore e soldato della famiglia Barzini.

Appena Mike spalanca la porta del bar, i due uomini in attesa si voltano verso di lui e appoggiati al bancone color rosso, fanno partire due raffiche di mitra che completano il lavoro iniziato dai turchi.

La pax mafiosa non si può rompere per colpa di uno stupido soldato che ha la fissa della pittura.

Ed i tre escono prima che arrivi la polizia.

Luisa ha nella borsetta una busta gialla gonfia di dollari e mormora:”Pace all’anima tua, povero Mike, non si campa con la pittura”

Ed il sacchetto con la formula del giallo bizantino finisce in un secchio della spazzatura dell’Istituto di Medicina legale di New York.

 Di Raffaele Abbate 

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Un quadro, una storia- La ballerina della caccia alle streghe

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E. Hopper-Prima fila

Ed ora cosa mi accade, dopo due anni di prima ballerina con la compagnia New York City Ballet di George Balanchine. Il maestro mi ha fatta arrivare dall’Ungheria e grazie al contratto con la compagnia ho avuto la carta verde ed il visto O1 B da artista, che dura tre anni. Andava tutto bene, poi George mi ha ceduta per un spettacolo di danza moderna a Jerome Robbins, solo una stagione poi sarei tornata ad indossare le scarpette bianche come quelle dell’accademia della Danza di Budapest.

Ma mi sono accorta che danzare a piedi nudi mi ha preso fin dentro l’anima, il cuore, il cervello e tutto il corpo.

Volo come una falena impazzita sulle tavole del palcoscenico.

Sono diventata la prima ballerina di Jerome, credevo di interessargli anche come donna, ma aveva altri interessi , anche se con molta discrezione.

Per la stampa gossippara ero la sua accompagnatrice ufficiale. La cosa per me andava bene, non avevo voglia di una storia d’amore , mi avrebbe distratta dalla danza.

Abbiamo preso il teatro Cherry Lane, quello da anni è una casa per lavori non tradizionali e sperimentali. Aprimmo la stagione con uno spettacolo di danza, di poesia, di canto e musica, un originale adattamento de’ La carriera di un libertino con musica di Igor Stravinskij e libretto di Wystan Hugh Auden. La censura come al solito fu pressante, ma riempimmo la sala, spettacolo fino alla fine con applausi scroscianti, benchè nel fondo della platea ci fosse una schiera di sbirri pronti a interrompere lo spettacolo e trascinarci tutti al distretto di polizia.

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Il mattino dopo le recensioni dei giornali progressisti furono positive, ma il critico del New York Times fu feroce, parlò di scandalo, di esaltazione del “vizio proibito” (usò questi termini) e di anti americanismo. Dopo una settimana dalla prima il primo ballerino Igor mio compagno di accademia a Budapest, arrivati insieme a New York, prese un’overdose di eroina chissà quanto volontariamente e non si svegliò più, forse era stufo dei giochetti di Jerome, era solo un ragazzo desideroso di amore.

L’articolo del New York Times mise in agitazione Jerome, per giorni non parlò d’altro non faceva che ripetermi: “la commissione McCarthy sta facendo una strage di attori presunti comunisti e di omosessuali, per il senatore del Wisconsin sono la stessa cosa, ho paura che i suoi sbirri mi vengano a cercare e cosa cazzo gli dico

Cercavo di calmarlo:“Jerome figurati se McCarthy pensa a te sai quanto se ne frega dei tuoi giochetti con i ballerini e con la polverina bianca. A lui interessano le spie comuniste”

Ieri mattina presto Jerome mi ha chiamato a casa: “Eva sono, anzi siamo nei casini, stanotte alle due hanno fatto irruzione a casa quattro marcantoni del FBI, mi hanno scaraventato giù dal letto e mezzo nudo mi hanno portato in una casa sicura (hanno detto loro). Poi mi hanno portato in una stanza con le sbarre, mi hanno puntato una lampada negli occhi mi hanno chiesto se conoscessi agenti segreti sovietici. Urlando, è  meglio che parli se no ti consegniamo a quelli della Narcotici e passi un guaio per lo spaccio di droga con i tuoi amici ballerini. A noi interessano solo i nomi delle spie sopratutto straniere. Dobbiamo troncare questa pericolosa rete. Dacci una mano e chiudiamo gli occhi su tutto il resto e te ne torni bello tranquillo a casetta tua. Eva sono un vigliacco ho fatto anche il tuo nome, sei ungherese e per questo sei sospetta. Credo che tra un po’ ti verranno a prendere, ma se fai qualche nome anche tu, te la scampi.”

Ed ora eccomi qui, seduta in uno stanzino della casa sicura in attesa di essere interrogata sulle spie che conosco, come mi hanno detto all’ingresso. Non so un cazzo di spie comuniste, ho solo pensato alla danza. Sono scappata via da Budapest, non mi piaceva quell’atmosfera di pressione e di limitazione della libertà, quelli erano comunisti, ma questi sono anche peggio. Dovrei mentire, fare qualche nome, tirare in questa merda di persecuzione qualcuno che ha l’unica colpa di essere straniero. Forse potrei fare il nome di Igor come capo della rete delle spie ungheresi. E’ morto e non gli possono fare nulla. Ora aspetto che entrino nella stanza. Poi decido.  Sono entrati due ragazzoni, i tipici bravi ragazzi americani, capelli corti, il viso paffuto ed il completo nero da beccamorto. Si siedono di davanti a me, aprono un taccuino nero ed aspettano in silenzio che parli. Poi uno mi sussurra: “Intanto la mandiamo a casa , così riflette , si faccia consigliare dal suo amico Jerome, lui sa bene cosa fare”

Ed ora eccomi qui con te Jerome per le prove del nuovo spettacola, è inutile che cerchi di farmi ragionare, sai cosa c’è di nuovo, non ho nessun nome da fare non conosco alcuna spia sovietica , ungherese, di qualunque nazionalità. Lo so che ora mi revochereranno la carta verde e mi rimetteranno su un aereo per Budapest. Ora merde di americani andate a fare in culo, in questo paese di merda non ci voglio più vivere, meglio il regno del male, meglio il Comunismo, almeno è casa mia. E forse mi riprenderanno nel corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Budapest. Ah prima che passi di mente, tieniti la pelliccia che mi hai regalato

 Di Raffaele Abbate 

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Sistema Binario: Luoghi e immagini-Parte IV

dopo la Prima parte 

la Seconda Parte

la Terza parte 

ECCO LA IV PARTE

Una fila di coscritti di leva e di richiamati sostano davanti all’ingresso del Distretto Militare di Avellino, con in mano la cartolina rosa che ordina loro di andare a servire la patria. E’ passato da pochi giorni il 24 maggio e l’esercito sta marciando per raggiungere la frontiera e far contro il nemico una barriera.

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Ottone è arrivato di buon’ora con la speranza di sbrigarsi presto e di ottenere la riforma per la malaria che ha beccato anni prima tra le paludi della Foresta di Allegheny in Pennsylvania.
paludi

Ha già in tasca il contratto di lavoro con la New York Central Railroad , nella stazione di Syracuse. Deve trovarsi ai primi di settembre, ha già prenotato il viaggio da Napoli a New York per lui la moglie ed i due figli. Si parte ai primi di giugno per non tornare più, forse. Aspetta la conferma della compagnia di navigazione per andare a pagare.

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E si parte per il fronte. Sulle pareti dei vagoni, di sicuro su ordine del comandante di piazza, qualcuno ha tracciato con la vernice bianca scritte patriottiche: tutti a liberare Trieste e Trento, Cecco Peppe stiamo arrivando. Tre giorni di viaggio ammasssati in carri merci marci, prima usati per il trasporto dei bovini al foro boario di Nola.

treno

Allo scoppio della guerra, nel maggio del 1915, gli austriaci hanno occupato subito il Col di Lana ed il collegato monte Sief, perché la loro posizione permetteva il controllo della strada verso la Val di Fassa, la Val Badia e tutto il Tirolo Meridionale.

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All’arrivo davanti al Col di Lana vengono accolti da scariche di artiglierie e vengono messe in opera profonde trincee a protezione della sede del comando- Il genere vuole arrivare senza rischi, attraversando le trincee sino alla torretta di osservazione verso il Col di Lana.

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Ogni tanto inutili scambi di artiglieria, colpi di mortaio dalla cima del colle che non colgono alcun bersaglio a cui risponde l’artiglieria italiana dal basso, solo per scavare profonde buche nella terra di nessuno tra le due trincee.

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Per me la guerra sono i disagi che preparano la battaglia; le notti insonni, le veglie su massi ghiacciati e duri; le piogge che bagnano le ossa senza che ci si possa cambiare; il vento pieno di ghiaccioli che taglia la faccia; le marce notturne, in cui ad ogni sasso, ad ogni sterpo, ci lasciamo un brandello di noi; le lunghe, pazienti attese in questa trincea, gocciolante di acqua e di umidità, i piedi ghiacciati che gelano; i viveri che quando arrivano sono gelati; guerra è subire il fuoco, la pioggia nemica di granate e non potersi difendere e dover star fermi e mordersi di rabbia per non poter ripondere al fuoco di chi ci è nemico e che non conosciamo; guerra è il cadavere dell’amico fatto a pezzi vicino a te, ricoveri saltati in aria e gente orrendamente e orribilmente macellata.

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Il  tenente Brugneri si mette ad osservare con il binocolo i suoi amati fratelli austriaci, un raggio di sole colpisce la lente, è un bersaglio troppo facile per il cecchino appostato in cima al colle, un colpopreciso, sfonda la lente e penetra nell’occhio destro. Brugneri cade morto a faccia in giù nel fango della trincea, non si è reso conto di nulla.

fucili

Mucchi di cadaveri vanno a riempire le buche della terra di nessuno scavate dagli scambi di artiglieria. Davanti a questo macello viene dato l’alt e la terza ondata resta in trincea. Ma la strategia degli alti comandi impone la conquista di quel fottuto colle. ammonticchiano.  Ed i morti si ammonticchiano sui reticolati e nella terra di nessuno.

trincea 1

trincea

 

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Ma crepano anche per mano italiana. Il 31 luglio 5 soldati del plotone al comando di Brugneri, nell’intervallo di un attacco, non risultano presenti all’appello. Il giorno dopo i carabinieri a supporto e vigilanza delle operazioni li beccano mentre cercano di allontanarsi lontano dalla zona dei combattimenti. Dall’interrogatorio  si ricostruiscono gli eventi. I due ammettono le proprie colpe nella speranza di cavarsela. Speranza inutile. Mezz’ora di udienza del tribunale militare e la sentenza è : Diserzione davanti al nemico, pena la fucilazione alla schiena. La sentenza viene eseguita nel piazzale antistante le cucine

fucilazione

Data la conformazione del terreno, non è possibile attaccare la posizione nemica, allora un grande stratega pensò di costruire gallerie che permettessero di arrivare sotto il dispositivo difensivo austriaco e farlo saltare in aria. E’ iniziata la battaglia di mine e tocca ad Ottone e alla sua squadra. Prima di Natale inizia lo scavo. E’ un lavoro duro , si scava a mano, quando si deve usare l’esplosivo per far saltare la roccia più dura, Ottone presdispone piccole cariche che fa brillare non appena parte un fuoco di artiglieria per coprire il rumore e non far svelare il piano

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Ottone, è il suo mestiere, carica i fornelli al lume di candela, mentre una trentina di uomini, stesi a terra nell’ultimo tratto dello scavo, fanno il passamano respirando appena, per l’aria viziata, (le pompe ad aria compressa sono state spente, troppo rumore) e l’azione intossicante della gelatina. In nove ore di duro lavoro le due camere di scoppio sono riempite. Il nemico è ormai vicino: si possono addirittura sentire dei passi sopra la volta della galleria. Tutto l’esplosivo è sistemato, Ottone da il via libera e vengono stesi e allacciati i circuiti elettrici.

esplosione

Con il binocolo puntato verso la cima del colle Ottone contempla lo spettacolo superbo. Sulla vetta si è alzata una nube grande, maestosa, immensa, e poi una colossale fontana, diretta verso l’alto, di blocchi, di massi, chissà forse di uomini. Si abbassa il fumo, la cima del Col di Lana non esiste più, il presidio austriaco della cima è rimasto quasi tutto sepolto nell’esplosione.

Un'enorme nuvola, a forma di croce, sovrasta il Col di Lana.

 

Continua 

Di Raffaele Abbate  e Caterina Abbate 

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Sistema Binario: Luoghi e immagini- Parte III

lehigh_valley_railroad_system_map-svgIL TRACCIATO FERROVIA NEW YORK-BUFFALO CON DIRAMAZIONI

Ottone, accompagnato dall’agente della compagnia ferroviaria sale su un treno merci carico di operai di tutte le razze che, dopo una giornata di viaggio, lo scarica in un posto in mezzo al nulla, c’è un baracca di legno, un binario direzione est ovest (o viceversa), un silos con del carbone e il solito serbatoio dell’acqua.
Union Pacific Railway - Andrew J. Russell

Il paese più vicino è a diversi chilometri. Ottone è stato portato li, con una squadra per la maggior parte di cinesi per costruire la diramazione della linea ferroviaria principale verso un paese ancora senza nome .

Union Pacific Railway - Andrew J. Russell

In quel inferno in terra ci rimane quasi un anno. Costruiscono quaranta e più chilometri di ferrovia, in mezzo al caldo, gelati da bufere di neve ed inzuppati da piogge torrenziali

Union Pacific Railway - Andrew J. Russell

Dopo un po’ di tempo, visto che, chissà perché, i cinesi lo stanno ad ascoltare, il boss, un tedesco grande e grosso, lo nomina capo squadra.

Union Pacific Railway - Andrew J. Russell

Finita la diramazione di quel posto sperduto, il boss lo manda a Buffalo dove c’è un grosso deposito di materiale, dalle rotaie alle traversine, dai bulloni al carbone da distribuire sulla linea.

Union Pacific Railway - Andrew J. Russell

I lavoratori delle ferrovie sono poco più che servi delle compagnie ferroviarie. Non sempre si ha in mano un contratto di lavoro che comunque, quando c’è, non li risparmia dall’essere sfruttati per un compenso miserevole.

Union Pacific Railway - Andrew J. Russell

 

Continua 

Di Raffaele Abbate  e Caterina Abbate 

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Sistema Binario: Luoghi e immagini- Parte II

Era rimasto ben poca cosa: un fondaco, di fianco alla Chiesa di san Giovanni.

San Giovanni Battista

Don Francesco si è giocato in una mano di baccarat contro il figlio bastardo di Monsignor Alfio Corona la nuda proprietà del palazzo di famiglia
valle

Ottone ha  ricevuto in eredità la casupola di Via Valle sottratta alle grinfie del padre.

via valle

Ottone per sopravvivere ricorre a prestiti dando a garanzia, falsificando la firma paterna, le case dell’Ariella

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Una mattina d’estate del 1906 Ottone ciondola nella piazza, per vendere qualche sacco
di grano del raccolto grandinato. Qualcuno gli mostra un tale, vestito da gran signore, è un agente di emigrazione che è arrivato ad Ariano per cercare operai disposti a lavorare per una compagnia tra New York e Buffalo

villa comunale

Lunga è sosta sul molo dell’Immacolatella in attesa che il bastimento per le terre assai lontane attracchi e consenta l’imbarco dei passeggeri in attesa.
Una lunga schiera, facce tristi, ma negli occhi una luce, è la speranza di una vita nuova oltre l’Oceano.

immacolatella
Gli emigranti, Angiolo Tommasi

Non vi sono cuccette, ma amache di corda agganciate a supporti metallici avvitate alle pareti e  tavole di legno da usare come sedute o come pagliericcio

sottoponte

Oltre un mese di navigazione, prima attraversando il Mediterraneo e poi nell’Oceano Atlantico, a soffrire il caldo ed il freddo, a vomitare anche l’anima durante le tante tempeste.

NAVECARICA

Vengono celebrati alcuni funerali a bordo, di alcuni bambini che non sono sopravvissuti ai disagi, senza tante formalità, le salme lanciate a mare in un sacco di tela, tra le lacrime dei familiari ed il comandante che biascica una preghiera

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Dopo la rituale quarantena ad Ellis Island, Ottone, accompagnato dall’agente della compagnia ferroviaria sale su un trenoellis_island_arrivals1904

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Di Raffaele Abbate

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Dal Blog di Luciano Odorisio: City lights pocket poets anthology

 

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Parlando con alcuni poeti (o meglio poetonzi) nell’occasione di un Poetry Slam   mi son cadute le braccia.

Cito a caso:

a) Un tizio, poeta bulimico e compulsivo, non aveva mai sentito nominare (non dico letto) Edgar Lee Masters;

b) Per molti la Beat Generation era quella dei complessi beat della metà degli anni ’60;

c) La Merini l’hanno conosciuta solo perché è apparsa in TV;

d) Di Withman …”ah quello del film l’Attimo Fuggente”.

E pensare che molti di questi pubblicano, ovviamente con editori a pagamento.
Quanta carta sprecata!

Dobbiamo nel nostro piccolo, per quanto possibile, diffondere almeno stimoli perchè si allarghi l’orizzonte.
Io non pretendo di fare “critica letteraria” ma semplicemente divulgare quella che a mia opinione personale è buona letteratura.

E veniamo a City lights pocket poets anthology.

Questo  “piccolo libro”  low cost (edito da Mondadori nella collana Piccola Biblioteca Oscar Mondadori)  permette di conoscere il meglio della poesia della Beat Generation e di alcuni maestri del Novecento riconosciuti tali dagli esponenti della corrente Beat Generation.

La versione  italiana è purtroppo esaurita ed io mi tengo stretta la  mia copia.
Per chi conosce l’inglese c’è questa 

Per chi pretende di fare poesia  deve essere una lettura obbligatoria.

Qualche piccolo assaggio:

LAWRENCE FERLINGHETTI
Il mondo è un gran bel posto
per nascerci
se non date importanza alla felicità
che non è sempre
tutto questo spasso

E’ solo l’incipit, ma ben si comprende il contenuto: l’urlo contro la società, la ricerca di una ragione di vita. Come ben si comprendono le scelte formali del poetare: non più la rima e la metrica, ma la disposizione “grafica” che suggerisce pause  e “sospiri” nella lettura.
Questa è vera poesia:  provo ad immaginarla letta ad alta voce in un bar della Market st. a  Frisco, tra un boccale di birra ed un tiro da una canna.

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Di Raffaele Abbate

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Dal Blog di Luciano Odorisio: Il soliloquio di un proprietario

immigrati

Non era certo il caso che investissi danari nelle miei vecchi palazzi del centro storico lesionate dalla umidità, dove al pianterreno vi è il fango e all’ultimo piano si brucia nell’estate e si gela nell’inverno; dove le scale sono ricettacoli d’immondizie; nei cui cavedi vanno cadere tutti i rifiuti umani e tutti gli animali morti.

Lasciarli così è stata sempre l’unica scelta possibile.

Ma mi devono pur fruttare.

Mica ci posso pagare solo le tasse.

Lo dicono le sacre scritture che ciò che ci è stato affidato dal destino va messo a frutto.

Ed allora per ridare la salute a quella povera gente che arriva con i barconi, per insegnare loro come si vive, per dir loro che essi sono fratelli nostri, che noi li amiamo, che vogliamo salvarli, ecco le mie case per dare loro un tetto.

Nelle piccole stanze vanno agglomerate mai meno di quattro persone, insieme alle loro galline e piccioni, i loro gatti per dare la caccia ai topi. In queste case si cucina in uno stambugio, si mangia nella stanza da letto e si muore nella medesima stanza, dove altri dormono e mangiano.

Se vuoi continuare a leggere clicca

E’ una storia vera.

Di Raffaele Abbate

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Sogno di una notte di metà primavera: If what

E’ venerdì sera, dopo aver visto su Netflix Money Moster con George Clooney e Julie Roberts, regia di Jodie Foster, me l’ero perso all’uscita, mi è passato il sonno. La visione del film parla delle porcate della Borsa con un lieto fine in parte consolatorio con George e Julie che mangiano cinese.

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Ma visto che ero sveglio ho inziato a discutere con me stesso dei massimi sistemi, dell’inutilità dell’oggi, del governo che non arriva, degli scandali recenti e passati, delle imprese guerresche di Trump ed in tutto questo mi venuto in mente il solito argomento delle due di notte “cosa sarebbe successo se “.

Come al solito mi sono venute in mente le solite cazzate che non vale neanche la pena scrivere e per schiarimi le idee sono uscito sul balcone della cucina. Sono stato affacciato a guardare le luci gialle della stazione di Frattamaggiore, poi dopo qualche minuto sono rientato, troppa umidità e poi da quando ho smesso di fumare mi sento un idiota a stare sul balcone

Alle tre di notte il balcone non è il massimo della vita, l’unica è rimettersi a letto e provare a dormire.

La moglie dorme profondamente e non me la sono sentito di accendere la tv,

Mi sono disteso, ho chiuso gli occhi per pensare, forse sognare e “come per incanto” si è materializzato accanto il mio angelo custode, con capelli ancora più lunghi, ancora più grigi e con le ali ancora più spennacchiate e molto barcollante, cazzo è ubriaco.

DIALOGO TRA ME MEDESIMO ED IL MIO ANGELO CUSTODE

Io : Azz hai festeggiato lo shabbat. Sei ubriaco, ma se lassù bevete solo Vin Santo, per essere in queste condizioni, ti sei scolato perlomeno una botte intera

L’angelo: Siiiiiiiiiii Vin Santo! Abbiamo i vini migliori…. Da quando il Boss è diventato culo e camicia con il Cavaliere, praticamente è il nuovo Boss ancora in vita, abbiamo un trattamento a 5 stelle.Stanotte grande festa tipo Billionaire. Ma fai meno lo spiritoso. Sono di nuovo nel giro, capisci uno si adegua.

Io: Ho capito . Ti sei convertito a Forza Paradiso, brutto traditore! Allora non rompere, sparisci! Un’unica cortesia, prenotami la suite imperiale giù dalla concorrenza, ma dici che arriverò il più tardi possibile, anche se la vita sta diventando impossibile, non reggo più.

L’angelo: Ueee non mi dire che ti sta venendo di nuovo la depressione. Non mi va proprio di tampinarti in costosissime sedute dove non solo racconti balle al terapeuta, ma pretendi di psicanalizzarlo. Ora davvero posso esserti utile, chiedi, non fare come il tuo solito, che dai tuoi “avversari politici” non vuoi neanche un caffè. Fatti furbo!

Io : Angelo è inutile che ti incazzi ed alzi la voce. Quale fatti furbo e discriminante politica!! Una soluzione ai mie problemi ci sarebbe!!!! Il famoso If What. Ad un certo punto della storia si è imboccato una strada che ci ha condotto qui. Allora mi vuoi aiutare: facciamo rewind, come nei video registratori. Si ritorna indietro, si imbocca l’altra strada, quella giusta e cambia tutto. E’ l’unica via d’uscita, un rewind definitivo

L’angelo: Vuoi questo? La cosa è complicata, ma si può fare. Chiedo in Direzione Generale su e, tempo una settimana, dieci giorni al massimo, avrai il tuo Rewind. Torni indietro, mi dici quando, la data deve essere più o meno precisa ed il luogo. Vedi come sono efficiente. Ah non ti chiedo nulla in cambio tipo l’adesione a Forza Italia o un pellegrinaggio ad Arcore. Non siamo come la concorrenza. Noi facciamo le pentole ed i coperchi. Compilami ‘sto modulo, sai la burocrazia, alla faccia della deregulation, ma ci mettono in croce, se non siamo precisi.

Io: e va bene facciamo a modo tuo …

L’angelo: Ma cosa hai scritto? Il 33 dopo Cristo, il Golgota, ma cosa cazzo ti è venuto in mente? Sei impazzito? Lo vedi, mi fai essere anche volgare.

Io : Ah ed io se avevo bisogno di un rewind normale lo chiedevo a te! Mi bastava rivolgermi alla concorrenza. Vedi che non mi ascolti! Ma cosa ti è successo? Hai le orecchie tappate con le piume! Ti ripeto: LA SOLUZIONE DEFINITIVA. Andiamo sul Golgota con un battaglione di NOCS o di Navy Seals e liberiamo il figlio del boss e vedi se le cose non si aggiustano, tutte . I Vangeli li scrive lui in prima persona, se è figlio di Dio sarà immortale e incontrerà anche Maometto, la zona è quella, non ci saranno tanti casini di differenza. Altro che le Crociate, Dio lo vuole e balle varie. Ed il Vaticano fuori dalla balle. E ci sarà una vera etica.

L’angelo:Definitiva? Ma tu sei impazzito. Vuoi distruggere tutto, mi vuoi vedere in mezzo ad una strada. Poi in Paradiso sai che folla, ci andranno tutti e mica abbiamo Uri per tutti. Noooo non esiste, non se ne fa nulla. Siente a me, nun è cosa.

E l’angelo svanisce in una nuvola di fumo lasciando dietro di se, ora che rammento, un insolito profumo di zolfo.

Di Raffaele Abbate

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I Fincipit

Avevo tempo fa già postato ben due versioni dei fincipit.

Li ho ripescati e li ripropongo di nuovo con qualche opportuno aggiornamento

In questo periodo di polemiche vibranti sugli argomenti di attualità è preferibile per me provare a giocare con le parole e con la letteratura. Per chi li conosce è un ripasso ed una riflessione, a chi li legge per la prima volta spero di strappare un sorriso. E credetemi oggi servono

PREMESSA tanto per chiarire a chi non conosce il gioco

Il fincipit è un gioco semplice e divertente. Si prende l’incipit di un’opera famosa, sia essa un romanzo, una poesia o una canzone. E proprio nel bel mezzo della sua solennità si inserisce una frase, un verso, un colpo di frusta comico che la porta ad una conclusione “cazzeggiante”

Nel 2007 la casa editrice Mondadori ne pubblicò una raccolta al quale partecipai con un mio fincipit

fincipit

http://fincipit.it/autori/

I miei possono considerarsi dei veri e propri mini romanzi

  • Era una fresca e limpida giornata d’aprile e gli orologi segnavano l’una. Ed anche alle due continuavano a segnare l’una, perché questi erano gli ordini. (George Orwell, 1984)
  • La lettera arrivò con la distribuzione del pomeriggio. Oggi il romanzo non sarebbe mai iniziato (Leonardo Sciascia, A ciascuno il suo)
  • Alice cominciava ad essere stanca di sedere accanto alla sorella sulla panca, e di non aver nulla da fare ed allora scaraventò la sorella a terra dalla panca perché sopra la panca la sorella campa sotto la panca la sorella crepa. C’era una bella eredità in ballo e dividi ricchezza diventa povertà (Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie
  • Dario e Parisatide generarono due figli: Artaserse, il primogenito, e Ciro, il secondogenito. “Ed uno con quel nome dovrebbe fare il re e beccarsi tutto lui. Non esiste!“ pensò Ciro. (Senofonte, Anabasi)
  • Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo, specie quelle che abitano in prossimità di linee ferroviarie.(Lev Tolstoj, Anna Karenina)
  • Il famoso curatore del Louvre, Jacques Saunière, raggiunse a fatica l’ingresso della Grande Galleria e corse verso il quadro più vicino a lui, un Caravaggio. Si fermò di colpo e “Cazzo c’entra Caravaggio, devo aver sbagliato romanzo, cercavo il Codice da Vinci” (Dan Brown, Il codice da Vinci)
  • Il giorno che l’avrebbero ucciso, Santiago Nasar si alzò alle 5,30 del mattino per andare ad aspettare il bastimento con cui arrivava il vescovo. Ecco cosa accade ad alzarsi presto: le ore del mattino hanno l’oro in bocca e dei rapinatori gli tagliarono la gola per rubare quell’oro. (Gabriel Garcia Marquez, Cronaca di una morte annunciata)
  • Diranno queste pagine se l'”eroe” della mia vita sono stato proprio io, o se invece tale appellativo non convenga meglio a qualcun altro. Ma in questo caso sto cazzo di romanzo se lo può scrivere lui.(Charles Dickens, David Copperfield)
  • In una giornata estremamente calda del principio di luglio, verso sera, un giovane scese in strada dalla stanzuccia che aveva in subaffitto nel vicolo di S, e lentamente, come fosse indeciso, s’avviò verso il ponte di K, si guardò intorno e sottovoce mormorò :”Fedor ma che cazzo mi hai mandato a fare sul ponte, fammela ammazzare subito la vecchia che ci togliamo il pensiero” (Fedor M. Dostoevskij, Delitto e castigo)
  • In un angolo dello scompartimento fumatori di prima classe, il signor Wargrave, giudice da poco in pensione, tirò una boccata di fumo dal sigaro e scorse con interesse le notizie politiche del “Times”. Poi, depose il giornale sulle ginocchia e guardò fuori dal finestrino. Il treno correva attraverso il Somerset. Wargrave sobbalzò : “Oddio mio la forza dell’abitudine! Ho preso un’altra volta il treno per andare in tribunale. E ora chi la sente mia moglie. Ora scendo alla prossima e torno indietro ” (Agatha Christie , Dieci piccoli indiani )
  • 4 maggio 1771 Come sono contento di essere partito! Finalmente ho avuto la forza di lasciare quella stronza di Carlotta (Johann Wolfgang von Goethe, I dolori del giovane Werther)
  • Il parlare, e molto più lo scrivere di se stesso, nasce senza alcun dubbio dal molto amor di se stesso. E poiché mi tengo sui coglioni la mia autobiografia finisce qui. (Vittorio Alfieri, Vita)
  • Mi pento delle diete, dei piatti prelibati rifiutati per vanità, come mi rammarico di tutte le occasioni di fare l’amore che ho lasciato correre per occuparmi di lavoro in sospeso o per virtù puritana, anche perchè sta leggendo il mio attuale partner che soffre di una incurabile forma di gelosia retrospettiva. (Isabelle Allende, Afrodita)
  • Il primo giorno di sole fece evaporare l’umidità accumulata sulla terra dai mesi invernali e riscaldò le fragili ossa degli anziani, cui fu possibile passeggiare lungo i sentieri ortopedici del giardino. Ma il ghiaccio depositato durante l’inverno ne fece scivolare parecchi ed a una certa età la frattura del femore non lascia scampo.(Isabelle Allende, D’amore e ombra)
  • Barrabàs arrivò in famiglia per via mare, annotò la piccola Clara con la sua delicata calligrafia. E quando Barrabàs lesse quelle annotazioni aggiunse con la sua puntuta calligrafia “Ma perché non ti fai i cazzi tuoi , brutta spiona?” (Isabel Allende, La casa degli spiriti)
  • Mi chiamo Eva, che vuol dire vita, secondo un libro che mia madre consultò per scegliermi il nome. Credo invece che a mio padre non piacesse particolarmente il mio nome perché quando era arrabbiato lo sentivo borbottare tra i denti “Porca Eva” . (Isabelle Allende, Eva Luna)
  • Ti toglievi la fascia dalla vita, ti strappavi i sandali, gettavi in un angolo l’ampia gonna, era di cotone, mi sembra, e scioglievi il nodo che ti stringeva i capelli in una coda. Ma che troia che eri! (Isabelle Allende, Eva Luna racconta)
  • Benché suo padre avesse immaginato per lui un brillante avvenire nell’esercito, Hervé Joncour aveva finito per guadagnarsi da vivere con un mestiere insolito: dopo un corso di due anni presso una scuola di scrittura creativa faceva lo scrittore “negro ” alle dipendenze di A.B., notissimo creatore di best seller, ma da tempo in grave crisi di ispirazione. (Alessandro Baricco, Seta)
  • l’Eterno Iddio fece ad Adamo e alla sua moglie delle tuniche di pelle, e li vestì. E da allora Adamo e la sua moglie chiamarono l’Eterno Dolce & Gabbana.(Genesi Capitolo 2)
  • Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce, perché erano ottantaquattro giorni che non usciva in mare perché aveva perso la sua barca a vela in una mano di poker. (Hemingway- Il vecchio e il mare)
  • Robert Cohn era stato un tempo campione di pugilato di Prìnceton, categoria pesi medi. Poi era andato a Casablanca e ora si faceva chiamare madame Roberta e suonava il sassofono in una orchestra di dame al Rick’s cafè. (Hemingway-Fiesta).
  • In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Poi iniziarono a litigare, non ci possono essere due galli in un pollaio. (Il nome della rosa,Umberto Eco)
  • Fu allora che vidi il Pendolo. La sfera, mobile all’estremità di un lungo filo fissato alla volta del coro, descriveva le sue ampie oscillazioni con isocrona maestà: “Dio mio che palle!” (Il pendolo di Foucault-Umbero Eco)
  • Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Ho ricevuto un bell’anticipo dall’editore e mi ha chiesto di scrivere cose che colpiscono, roba tosta, mica cazzatine sentimentali. Poi devo parlare di papere, lo sponsor è la Duck Limited”.(Il giovane Holden-JD Salinger)
  • E’ verità universalmente ammessa che uno scapolo fornito di un buon patrimonio debba sentire il bisogno di ammogliarsi. Il problema sorge quando lo scapolo è gay.(Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen)
  • Era l’ora straordinariamente calda del tramonto di una giornata di primavera. Agli stagni Patriarsie giunsero due cittadini. Il primo indossava un vestito grigio, era basso di statura, corpulento, calvo, teneva in mano il suo bel cappello a forma di tortellino e sul volto ben rasato aveva poggiato un paio di occhiali smisurati con la montatura di corno. Il secondo – un giovanotto muscoloso che sui capelli rossi e arruffati portava un berrettino a quadri messo sulle ventitré – aveva una camicia da «cow boy», pantaloni bianchi sgualciti e scarne nere. Si guardano intensamente negli occhi, l’uomo calvo interruppe il silenzio:”io sono il maestro”. Il giovane con un sussurro:”ed io Margherita” Il maestro e Margherita di Michail Afanas’evic Bulgakov)
  • Sotto le rosse mura di Parigi era schierato l’esercito di Francia. Carlomagno doveva passare in rivista i paladini. Già da più di tre ore erano lì; faceva caldo; era un pomeriggio di prima estate, un po’ coperto, nuvoloso; nelle armature si bolliva come in pentole tenute a fuoco lento. Trascorse un’altra ora e di Carlomagno neanche l’ombra. I cavalieri si liberarono delle armature ed andarano a passare il resto della giornata al postribolo di Madame Berta e chi se ne frega della guerra. ( Il cavaliere inesistente di Italo Calvino)
  • Oggi la mamma è morta, o forse ieri, non so. E adesso mi tocca pagarle anche il funerale e poi dal notaio e a prenotare il viaggio in Brasile. ( Lo straniero di Albert Camus)
  • L’appartamento di Hercule Poirot era arredato in uno stile essenzialmente moderno. Scintillava di cromature. Le sue poltrone, per quanto confortevolmente imbottite, avevano una linea squadrata e senza compromessi e senza stile, comprati a rate dal mobilificio Aiazzone. Non è che si guadagni molto a fare l’investigatore.(Le fatiche di Hercule di Agatha Christie)
  • La siccità si protraeva ormai da dieci milioni di anni, e il regno delle terribili lucertole era finito da molto tempo. Lì, sull’Equatore, nel continente che un giorno sarebbe stato chiamato Africa, alle falde del Kilimangiaro, c’era un popolo di negri che ha inventato tanti balli, il più famoso l’hully gully. ( 2001 Odissea nello spazio di Arthur Clarke)
  • Dopo un’assenza di due settimane, avevo finalmente fatto ritorno. I nostri, già da tre giorni, si trovavano a Roulettenburg, ed ero persuaso, Dio sa quanto, che essi mi attendessero, ma mi sbagliavo. Il generale mi accolse con una disinvoltura eccessiva, parlò con me, squadrandomi dall’alto in basso, e mi mandò da sua sorella; finalmente dopo tre settimane si scopa. ( Il giocatore di Fedor Dostoevskij)
  • Una sera me ne stavo a sedere sul letto della mia stanza d’albergo, a Bunker Hill, nel cuore di Los Angeles. Era un momento importante della mia vita: dovevo prendere una decisione nei confronti dell’albergo. O pagavo o me ne andavo: così diceva il biglietto che la padrona mi aveva infilato sotto la porta. Era un bel problema, degno della massima attenzione. Lo risolsi portandomi a letto la padrona.(Chiedi alla polvere di John Fante)
  • La sirena della nave squarciò come un lamento il crepuscolo che avvolgeva la città. Il capitano Joáo Magalháes s’appoggiò alla murata e vomitò. Non si è mai visto un capitano di lungo corso che soffra il male di mare.(Terre del finimondo di Jorge Amado)
  • «Svegliati! Svegliati, cazzo!» Cristiano Zena aprì la bocca e si aggrappò al materasso come se sotto ai piedi gli si fosse spalancata una voragine.Una mano gli strinse la gola. «Svegliati! Lo sai che devi dormire con un occhio solo. È nel sonno che t’inculano.» E si riaddormentò, è quello che voleva.(Come Dio comanda di Niccolò Ammaniti)
  • In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Questo era in principio presso Dio. Gli aggettivi, i sostantivi e gli avverbi se li prese Lucifero.(Il nome della rosa di Umberto Eco )
  • Fu allora che vidi il Pendolo.La sfera, mobile all’estremità di un lungo filo fissato alla volta del coro, descriveva le sue ampie oscillazioni con isocrona maestà. Dio mio che giramento di palle. ( Il pendolo di Foucault di Umberto Eco)
  • E lei come si chiama? Aspetti, ce l’ho sulla punta della lingua.«Io sono come il vento:la lingua non la so leggere. (La misteriosa fiamma della regina Loana di Umberto Eco)
  • Stavamo studiando, quando entrò il preside seguito da un nuovo alunno vestito in borghese e dal bidello che trasportava un grosso banco. Quelli che dormivano si svegliarono e si alzarono in piedi come sorpresi in piena attività. Ed il rettore ad alta voce:Oggi lezione sui veleni e sulle dosi da assumere in caso di suicidio. Mi raccomando nessuno faccia come Emma Bovary sbadatissima che non prese la dose giusta di veleno e si procurò quella disgustosa fine(Madame Bovary di G. Flaubert)

Di Raffaele Abbate

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Sistema Binario: Luoghi e immagini

In ogni romanzo che si rispetti c’è un luogo/una serie di luoghi dove si svolgono gli eventi narrati e più i luoghi sono precisi, più la storia funziona.

Tante sono le location famose da  quella iniziale scelta da Manzoni, quel ramo del lago di Como, al monastero scelto da Umberto Eco per ambientarvi il Nome della Rosa.

In  Sistema Binario che si svolge dalla fine dell’800 fino alla fine della II guerra mondiale  sono diversi i luoghi.

Inizio dal principio.

  • Giuseppe Lomonaco allevatore di bovini nella piana di Santa Ninfa

bovini

  • Giuditta Coppola unica figlia di un ricco proprietario terriero di Casoria anche lui introdotto commerciante di bovini, alla ricerca spasmodica di un erede maschio cui lasciare proprietà e l’avviato commercio.

casoria 1

 

  • la moglie del capostazione di Casoria

vecchia stazione

  • Mercato Foro Boario   di Nola

Cattle_market_in_Nola,_Campania,_1960

  • Macello

macello

  • Convento suore a  Casoria

convento

  • Convento Suore a Grumo Nevano san gabriele
  • Il palazzo da acquistare è adatto ad iniziare una fruttivera attività di macellaio, due terranei, con retrobottega con affaccio nella piazza, un ampio cortile nel retro con una stalla. Al piano superiore tre camere da letto

piazza capasso

(continua)

Di Raffaele Abbate  e Caterina Abbate 

 

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