Sono arrivati i barbari

Una mia personale riscrittura de  I barbari di Kavafis

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Che aspettiamo, raccolti nella piazza?

Sono arrivati i barbari.

E’ tempo di fuggire.

 

Perché mai agitazione nel Senato?

E perché i senatori che siedono non fan leggi?

 

Son arrivati i barbari.

Sono essi diventati senatori

Che leggi devono fare i senatori?

I barbari non fanno leggi.

 

Perché il re dei barbari s’è levato

così per tempo e sta, solenne, arricciando la barbarica barba,

aspetta di ricevere

omaggio dai suoi sudditi.

 

Egli il loro capo

ha già disposto

che se non riceverà il giusto omaggio

radunerà nella piazza i suoi uomini

e leggerà una pergamena ove

egli ha scritto epiteti e punizioni

per chi non obbedisce.

 

I barbari levano alte le loro insegne stellate

portano doni ai nostri senatori

 

Oggi sono arrivati i barbari,

e questi doni dei barbari fan impressione ai nostri senatori.

 

Perché i nostri valenti oratori non vengono

a snocciolare i loro discorsi, come sempre?

 

Oggi son arrivati i barbari:

essi sdegnano la retorica e le arringhe

e gli oratori si sono adeguati

 

Perché d’un tratto questo smarrimento

ansioso? I volti come si son fatti seri.

Perché rapidamente le strade e piazze

si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?

 

S’è fatta notte, ora i barbari sono tra noi.

Hanno superati i confini,

hanno detto che non sono più barbari.

Siamo noi ora i barbari.

 

E adesso cosa sarà di noi?

Credevamo che quella gente fosse una soluzione

ed ora è troppo tardi per tornare indietro.

Il mio ritratto: alla maniera di Shakespeare

Di Raffaele Abbate 

Firstfolio
Lo so, sono noto per essere persona un poco estrosa,
alla quale piace un buon bicchier di vino
certamente non annacquato.

Sono uno che bazzica più volentieri
le nere ombre della notte
che non la chiara fronte del mattino.

Io quel che ho dentro
ce l’ho sulla bocca
e la malizia m’esce via col fiato.

Se mi trovo con chi vuol darmi a bere
qualcosa ch’è sgradito
al mio palato, fo boccacce.

Non posso certamente dire
che qualcuno ha detto bene una cosa,
se in ogni sua sillaba io trovo
tutto un concentrato d’asino.

E sopporto con rassegnazione
chi mi dice che di essere uomo serio e rispettabile.

Dico ch’è un bugiardo
chiunque affermi con forza
di essere onesto.

Quando c’è chi sforna leggi per punir l’usura
ed invece favorisce solo gli strozzini.

Quando c’è chi abroga ogni giorno
sane leggi promulgate
a suo tempo a favore di tutti
ed ogni giorno sforna decreti a tutela solo di uno.

Quando a costoro non cale
se sono sempre di più la povera gente.

Quando costoro non sanno che l’unica razza
è quella umana.

Ed allora divento una linguaccia velenosa,
un corvo svolazzante su queste meschinerie,
un drago con le fauci fiammeggianti
contro il quale non v’è alcuna spada di San Giorgio.

Ecco cosa mi accade se son costretto ad aver a che fare gente di bassa tacca
quando la mia indole sarebbe gioiosa e pacifica!

Io sono di stampo rozzo e non mi pavoneggio
con alati versi davanti a frivole ninfe ancheggianti,
io son privo di ogni bella proporzione
nello scrivere e le mie parole
sono ingannatrici, deformi, incompiute.

In questo mondo
che ci vogliono fare apparire
luminoso e solare
quando invece è una realtà storpia e brutta,
per questo lancio i cani abbaianti delle mie parole.

Ebbene in questo fiacco e flautato mondo
non ho altro piacere con cui passare il tempo
se non quello di osservare e raccontare la realtà
sottolineandone la deformità e l’assurdità.

Per occupare questi giorni belli ed eloquenti,
son deciso a dimostrarmi canaglia
e a odiare gli oziosi piaceri dei nostri tempi.

foto mia

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Un ragionamento sulla poesia

poeta

Un ragionamento sulla poesia

Oggi ha ancora significato scrivere poesie?

Le poesie hanno lettori?

Le poesie hanno possibilità di pubblicazione?

Domande alla quali la risposta è intuitiva .

Si aggiunga che taluno sembra volere introdurre canoni nell’unica isola di originalità e libertà che è la poesia, pur anche brutta ed ingenua.

In un panorama editoriale dove ex spogliarellisti ed animatori di discoteche scrivono vendutissime autobiografie, dove scrittori di acclamati best seller, in crisi di ispirazione (forse) eseguono attenti compitini da III media di “versione in prosa e parafrasi” dell’Iliade, dove comici televisivi più o meno in disarmo (pace all’anima sua ora)  compilavano vendutissimi best seller con tutti i luoghi comuni ed i topoi dei romanzi gialli da edicola di stazione ferroviaria senza un grammo di originalità e con un lessico da telenovela, dove “romanzieri” di terza età da anni non fanno altro che riproporre lo stesso personaggio, il medesimo intreccio e la medesima fabula con qualche piccola variazione, dove l’unica letteratura che esiste è quella proposta da mamma TV, in questa realtà dove non c’è nulla di inaspettato, di sorprendente, ma tutto è codificato, regolamentato, come gli applausi a comando in TV, la poesia può essere una via di uscita.

Io credo che la poesia debba recuperare la sua funzione originale: quella di canto che racconta emozioni, odio, indignazione, amore e morte. Espressione d’arte che risale alle civiltà orali.

Ricordate gli aedi simbolo della cultura popolare.

La poesia è suono.

La funzione della metrica, tanto per parlare di essa, aveva solo una funzione strumentale ed esterna alla poesia:permettere all’aedo di ricordare i versi quando li doveva declamare.

Ma ora abbiamo la scrittura, abbiamo internet e quindi la musicalità del verso nasce dal suono delle parole, dalla giustapposizione di esse, dalle assonanze, dalle ripetizioni.

E tutto questo nella massima libertà.
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