Le location de La tana del salmone

tana redux

Nella pretenziosa guardiola del ricco condominio dell’Olgiata regna sovrano Saverio Muccillo portiere per diritto ereditario da trenta anni, dopo i precedenti venti anni della madre

collina-olgiata

Una stridula ed improvvisa frenata sta per cadere Jacopo. Magro, allampanato, i capelli brizzolati arruffati, la barba caprina, il viso inespressivo, più vicino ai sessanta che ai cinquanta, si appoggia al corrimano e guarda fuori dai finestrini umidi di pioggia e opachi di sporcizia e scorge la sagoma della stazione di Roma Ostiense


roma ostiense

Jacopo con la voce strozzata: “Aiutatemi, sto male!” e crolla sul pavimento. Il ferroviere mormora qualcosa nel cellulare di servizio. Il treno rallenta e si ferma nella piccola stazione di Itri.

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L’ambulanza si avvia, con la sirena accesa, sgommando, in direzione di Formia. Un medico comincia ad armeggiare con un ago nella vena. Jacopo perde coscienza di sé. Si risveglia. Il dolore ora è sopportabile, ma ha freddo. Apre gli occhi e si guarda intorno: sul dorso della mano sinistra un ago, sul petto, alle caviglie e ai polsi fili che finiscono in un monitor alle sue spalle; sente solo dei bip rassicuranti, la stanza è in penombra, sul fondo una parete a vetri.

dono svizzero

È una bella mattinata di sole, la dottoressa Veronica Pessè si è alzata di buon mattino. Per evitare di sobbarcarsi inutili e stressanti viaggi da Roma per raggiungere la Clinica della Luna, ha preso in affitto un bungalow in un villaggio turistico lungo la via Flacca. Il villaggio, anche se è giugno avanzato, è quasi disabitato e Veronica , prima di andare in clinica, passa per la piscina

flacca

Il Monferrato e Vercelli non hanno orizzonti lontani, solo colline basse con vigneti o una pianura piatta e grigia con risaie e poi nebbia, nebbia e ancora nebbia, durante tutte e quattro le stagioni

colline monferrato

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Alla ricerca della memoria perduta nella tana del salmone

La recensione di Carlo Mezinger su Anobii

Dopo aver letto la silloge di racconti “I fetenti” scritta da Raffaele Abbate, ho voluto leggere anche“La tana del salmone”, il suo romanzo d’esordio.

Tre anni separano la pubblicazione della raccolta (2004) da quella del romanzo (2007). Certo a rendere diversa “La tana del salmone” da “I fetenti” ci si mette di mezzo anche il fatto che quest’ultima, essendo un romanzo, ha una naturale maggior omogeneità e più articolata strutturazione.

L’impressione che ho avuto è stata quella di un autore in crescita, di un autore che ha saputo trovare la propria dimensione di scrittura, la propria maturità letteraria.

La “tana”, infatti, si presenta come un racconto dai molteplici fili conduttori, che si intrecciano, annodano e sciolgono tra loro più volte. Molteplici sono i personaggi anche se due risultano essere quelli principali. Ognuno ha la sua storia e queste sono le “loro” storie, nel senso che ogni personaggio trova il suo specifico spazio ed è solo l’interessante meccanismo della ricostruzione della memoria perduta a ricondurre i fili al gomitolo unitario da cui erano stati sciolti, a delinearne l’intreccio. Se per uno dei protagonisti, Jacopo Marrani, la ricostruzione della memoria, il suo lento risalire il fiume della vita verso la “tana del salmone”, da cui tutto avuto inizio e da cui tutto potrebbe ricominciare, è un momento essenziale, dato che la memoria l’ha persa del tutto, per la sua psichiatra, Veronica Pessé, il ripercorrere il letto di questo fiume, seduta accanto al letto d’ospedale di Jacopo, è, comunque, occasione per confrontarsi con il proprio passato e, quindi, con sé stessa.

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La tana del salmone redux-la struttura

PREMESSA

Ho ripreso in mano il mio vecchio romanzo La tana del Salmone , ne ho scritto una nuova stesura recuperando la versione originale e lo ho pubblicato a puntate su Facebook, una versione “estesa” del romanzo includendo le parti che mi furono “tagliate” dall’editore al momento della stampa, con la motivazione “esigenze editoriali”, visto che dopo 5 anni dalla pubblicazione cartacea sono scaduti i diritti editoriali e sono tornati in mio possesso. Successivamente ho operato un intervento di carattere complessivo: ogni capitolo ha come epigrafe alcuni versi di celebri poeti che ne sintetizzano il contenuto. Ho scritto la titolazione dei capitoli, nella versione a stampa erano indicati solo con un numero

  1. PROLOGO: LA SAGGEZZA DI SAVERIO IL PORTIERE

I giorni del futuro ci stanno davanti come una fila di candele accese calde, dorate e luminose. I giorni del passato restano indietro, triste fila di candele spente, le più vicine mandano fumo ancora fredde consunte e storte. (Kostandinos Kavafis)

  1. IL LUNGO VIAGGIO DI JACOPO MARRANI

Non volli legami. Senza freni andai verso piaceri, in parti reali in parti roteanti nel pensiero, andai nella notte illuminata, E bevvi vini forti, come bevono i valorosi del piacere (Kostandinos Kavafis)

  1. ODORI, PROFUMI E OCCHI VERDI

Corpo, ricorda , e non solo quanto fosti amato, non soltanto i letti in cui giacesti , ma anche quei desideri che per te brillavano chiari negli occhi, e tremavano nella voce e qualche casuale ostacolo li rese vani (Kostandinos Kavafis)

  1. I PENSIERI ED IL TEMPO DI VERONICAPESSE

L’immagine del mio corpo giovane, è tornata riportando memorie di dolori; lutti di famiglia, separazioni, affetti dei miei, affetti dei morti di così poco conto (Kostandinos Kavafis)

  1. IL MAL D’AFRICA DI VERONICA PESSE’

Non c’è inizio né fine per l’immaginazione, ma essa gode delle sue stagioni capovolgendo l’ordine abituale a piacere Con l’aria della stanza più fredda sembrerà costruire le passioni più roventi (William Carlos Williams)

  1. LE OPERE DI VERONICA PESSE’.

Ho chiuso le mie finestre Non voglio sentire il pianto. Ma da oltre i muri grigi Non si sente altro che pianto (Federico Garcia Lorca)

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La riscrittura ovvero la versione redux

La riscrittura ovvero la versione redux

Con versione redux (letteralmente versione restaurata) si intende la versione di un’opera letteraria o cinematografica mostrata così com’è stata pensata e realizzata dall’autore-dal regista, rispetto a quella distribuita dalla casa di editrice o di produzione cinematografica.

Si tratta spesso di parti eliminate per mancanza di spazio oppure per censura.

La tana del salmone è stato pubblicato nel 2007 Casa editrice Azimut Roma, pag. 157 euro 11,90, Il libro nella versione cartacea è attualmente introvabile, la casa editrice Azimut ha chiuso i battenti, cedendo i remainders ad un portale di vendita on-line.

Visto che dopo 5 anni sono scaduti i diritti editoriali ed il portale di vendita on line non mi riconosce alcun diritto ho ritenuto dover pubblicare a puntate su facebook una versione “estesa” del romanzo includendo le parti che mi furono “tagliate” dall’editore al momento della stampa, con la motivazione “esigenze editoriali”.

Diciamo che forse era troppo lungo o forse non l’hanno compreso a pieno. A questo punto ho preferito regalarlo piuttosto che iniziare un lungo contenzioso con il portale on line

Questa è la nuova copertina, con il nuovo titolo

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I miei libri

fetentiI fetenti

Si tratta di una carrellata di racconti, venti, più un prologo ed un epilogo che ne sono parte essenziale, che attraversano un secolo dal 1915 al 2004. Ogni racconto, infatti, porta come titolo una data. Ogni racconto, descrive un diverso “fetente”, termine popolare per indicare una persona vile e malvagia. Si mostra la malvagità, anche eccessiva ed esasperata. La si prova ad esorcizzarla ma anche a ricordare a tutti noi che fa parte della nostra natura. Qualche volta usando anche l’arma dell’ironia e della comicità “nera”.

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