I libri che hanno cambiato la mia vita

Questi sono i libri che hanno avuto un profondo effetto su di me cambiandomi vita.

Mi hanno trascinato a fondo e rapito per giorni, settimane, mesi, anni.

Grazie a loro  ho compreso i tempi,  i luoghi, le persone, l’ emozioni dell’umanità.

  1. Bertoldo Bertoldino e Cacasenno di Giulio Cesare Croce: ho compreso che i contadini sono più furbi dei re
  2. Tutto Emilio Salgari: viaggio  in tutto il mondo in compagnia di incredibili personaggi senza muovermi da casa
  3. Urania degli anni ’50, li compravo usati sulle bancarelle di piazza Cavour per viaggiare negli universi paralleli
  4. Per chi suona la campana di Ernest Hemigawa: La frase posta all’inizio “E allora, non chiedere per chi suoni la campana. Essa suona per te” mi diede un senso alle cose molto di più dei vari sermoni sino ad allora ascoltati, dalle varie cattedre laiche e religiose nelle quali, adolescente, mi ero imbattuto
  5. Il Ponte sulla Drina di Ivo Andric : mi dimostrò la stupidità dell’intolleranza religiosa
  6. Il gattopardo di Tomasi di Lampedusa :La Sicilia dell’800 per capire l’Italia di oggi
  7. Cent’anni di solitudine,Gabriel Garcia Marquez Piccoli uomini che diventano grandi personaggi
  8. Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters : Storie di vita e di morte
  9. Il giovane Holden di J.D. Salinger : Scelgo la mia vita
  10. Le poesie di Majakovskij: Versi a pugno chiuso
  11. I fratelli Karamàzov di Fëdor Michajlovič Dostoevskij :La meschinità e la grandezza
  12. Un anno sull’altopiano di E. Lussu :Le stesse storie che mi raccontava mio nonno
  13. La donna della domenica di Fruttero e Lucentini : Perchè la “borghesia” non muore mai
  14. Il nome della rosa di Umberto Eco: La perfezione costruita a tavolino
  15. Trilogia Galattica di Isaac Asimov : Fantascienza che non è fantascienza
  16. Il grande sonno di Raymond Chandler :Altro che giallo
  17. La promessa di Friedrich Dürrenmatt : Non si scopre la verità
  18. Le poesie di Pablo Neruda : Sensualità e politica
  19. Storie di ordinaria follia di Charles Bukowski : cito solo questo ma tutto il vecchio Charlie
  20. Moby Dick di Herman Melville :Da leggere e rileggere e rileggere ancora
  21. Una Vita Violenta di Pier Paolo Pasolini : Non serve che spieghi il perchè
  22. La cantata dei giorni pari di Eduardo  e La cantata dei giorni dispari di Eduardo: Le conosco quasi a memoria
  23. Gli arancini di Montalbano di Andrea Camilleri: anche un po’ di sano intrattenimento
  24. It di Stephen King : Poi se non dormo la notte me la devo prendere con me
  25. La Bibbia di autori vari : pur non essendo religioso la leggo
  26. Umberto Eco Come viaggiare con un salmone: Istruzioni quotidiane per superare la stupidità
  27. I quattro miei:  Sono talmente vanitoso che amo leggermi e rileggermi

I FILM DEI LIBRI 

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Di Raffaele Abbate 

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Recensioni di Canapa

canapa
Canapa”: l’ultimo romanzo di Raffaele Abbate. Una recensione di Francesco De Filippo

La produzione della canapa per decenni e fino a pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale è stata un’industria fiorente del Napoletano. Soprattutto in quello che oggi non è più che un enorme paesone privato di identità, Frattamaggiore. È qui che Raffaele Abbate ha ambientato il suo Canapa, oggi in una nuova edizione da Melagrana, dopo il secondo posto ottenuto al II Premio Napoli narrativa. Dalla fine dell’800 in poi, più o meno tutto ciò che riguardasse corde e cordame, che non fosse preziosa sete giapponese e prima della diffusione del nylon (now you lose old nippon), era canapa. Come tutte le corde per campane nell’intero territorio pontificio. Canapa prodotta con il lavoro duro di operai senza quasi diritti negli opifici aperti notte e giorno di Frattamaggiore. Non era la miniera ma l’insalubrità era notevole e c’era chi moriva a causa della bezoari, la palla di stoppa che cresceva nello stomaco manifestandosi all’improvviso e sempre troppo tardi. Economie domestiche di sopravvivenza per centinaia di famiglie a fronte dell’arricchimento indiscriminato di pochissimi ‘signori della canapa’. Gente dura, spietata prima di tutto con se stessa, feroce con gli altri; vendicativa e carnale.

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Pillole di Canapa

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Prologo

Carilao, figlio di Erasmone,
Una cosa ridicola voglio raccontarti,
o amico più caro di tutti,
e tu ti divertirai ad ascoltarla.
(Archiloco)

Quasi quasi provo a scrivere un diario. Forse potrebbe servire a qualcosa. Più di sessanta anni fa padre Masullo del collegio d’Agrigento mi considerava il migliore in italiano. Ecco forse ha ragione Archiloco, devo solo trovare un Carilao che mi ascolti: “Ma dove? Ma chi?” Oggi nessuno ha più voglia di ascoltarmi e di parlare con me.

Capitolo Primo Il falcetto di Anna Grassi

Sono le due di notte, la sirena, al culmine del fumaiolo di mattoni rossi, lancia il suo acuto suono di richiamo per il turno di notte delle pettinatrici. Rispondono, quasi fosse un’eco, le sirene degli altri stabilimenti, ognuna con una tonalità diversa. Dai bassi degli stretti vicoli del centro storico di Frattamaggiore, dalle casupole sparse lungo la ferrovia, prima in piccoli gruppi, poi in una colonna bisbigliante che man mano si ingrossa, le canapine vanno verso i capannoni della Premiata Ditta Profili, verso quelli del Canapificio Nazionale, verso quelli degli altri signori della canapa e dei piccoli padroncini, operai che hanno fatto il salto di classe sociale ed hanno messo su un piccolo capannone dove pettinano canapa per conto dei signori.

Capitolo Secondo I conti dei Canapieri

Ciro scavalca il muro di cinta, è il primo pomeriggio, dormono tutti, le suore, il padre cappellano Don Armando Zambuto. Fa caldo, soffia un scirocco molliccio che arriva dal mare, risalendo il corso del Volturno. Tutto tace: solo il lamento acuto dei grilli nascosti nei filari dei campi di canapa che arrivano, degradando fino alle rive del fiume, dove inizia la lunga diramazione dell’Appia che porta, dopo alcuni dossi, fino alla massiccia costruzione del ricovero dei pezzentielli, come lo chiamano in zona. Sono gli ultimi giorni di Ciro all’orfanotrofio. Ha compiuto quattordici anni, da ottobre andrà in un collegio militare a Foggia, ma prima deve chiudere i conti in sospeso.

Capitolo Terzo Profumo di Canapa

Aida e Fedora non amano svegliarsi la mattina presto, non amano lavorare la terra: le sorelle più grandi e la madre hanno le mani rovinate, le unghie perennemente nere, hai voglia a lavare, la terra non va via. Le due gemelle vogliono scappare via da questa vita, ma la scuola non è servita. Hanno finito a stento le medie: in quinta elementare, dopo tante insistenze, erano riuscite a convincere la madre ed il padre a mandarle ancora a scuola. In questa opera di persuasione avevano ricevuto aiuto dalla moglie di Don Pasquale Profili, il padrone delle terre che il padre coltiva a canapa. La signora Profili con voce dolce: “sono due bimbe riflessive, attente, fatele studiare, le ospito in casa mia”. L’intervento di madame non era tanto disinteressato.

Capitolo Quarto Fasci di Canapa

Due bande musicali, quella comunale e quella della milizia, con in testa Peppuccio Iavarone e la sua nuova grancassa, in dissonanza tra loro, intrattengono il pubblico, in attesa del Segretario di Stato alla Agricoltura, del Federale, del Prefetto e dei Dirigenti Provinciali del Consorzio, per il taglio del nastro dell’inaugurazione del nuovo deposito del Consorzio comprato a prezzo stracciato nel fallimento del Canapificio Rasuli. Cade una pioggia sottile e le autorità non arrivano. Tutte le file di sedie sono occupate. In prima fila il podestà, i dirigenti locali del consorzio, tutti i locali signori della canapa, i notabili del partito. Tutti in camicia nera e nessun ha l’ombrello, è un attrezzo poco marziale, poco fascista e sono tutti inzuppati dalla pioggia che ora scroscia violenta.

Capitolo Quinto Le Funi del Papa

E’ l’estate del 1938: dopo l’emanazione delle leggi razziali, tutte le prefetture ricevono una circolare con la quale si ordina di censire tutti gli ebrei italiani e stranieri presenti sui territori del Regno. L’ordine è tassativo e perentorio e va fatto con celerità, precisione e massimo riserbo. E così avviene con un’insolita efficienza . In poco più di dieci giorni la conta è completata: vi sono poco meno di 48.000 ebrei dei quali meno di 9.000 sono stranieri. Per questi ultimi viene adottato un immediato provvedimento di espulsione Tra i censiti stranieri vi è il maestro Alois Rosberg una volta cittadino austriaco, ma da marzo, grazie all’Ansclhuss, suddito del Reich. Il maestro Rosberg ha sposato Benedetta, l’ultima rampolla di casa Profili. Il maestro, basso, magro, quasi ossuto,capelli neri lisci, gli occhi azzurri a palla, mani lunghe e diafane con dite sottili, gira tra le mani il provvedimento di espulsione che la Prefettura di Napoli gli ha appena notificato. Poi lo appoggia sul leggio del pianoforte, quasi a coprire lo spartito della Ballata n. 1 in sol min. op. 23 di Chopin, che sta provando dal mattino.

Capitolo Sesto L’oro di Ciro Grassi

Il tenente Ciro Grassi della Polizia Africa Italiana, dopo il rimpatrio forzato dalla Libia, appena prima della caduta della colonia in mani inglesi, per la sconfitta ad El Alamein, dopo un breve soggiorno all’ospedale militare per guarire da una ferita al polpaccio destro, che gli ha regalato una leggera zoppia e lo ha reso non idoneo al servizio attivo, per la sua esperienza, è stato assegnato al Centro di addestramento delle reclute. Un lavoro idiota, ma in attesa di una sistemazione migliore va anche bene. Grassi ha subito ripreso i contatti con il vice questore il dottor Aniello Pane, con il quale aveva proficuamente collaborato a Tripoli: un’ottima operazione contro una congiura antifascista, dalla quale aveva ricavato, oltre alla promozione a tenente ed un encomio solenne, anche un bel pacco di gioielli che aveva sequestrato ad un congiurato prima che questi si suicidasse.

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La storia di Ciro Grassi ovvero il personaggio che ti prende la mano

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Nel progetto iniziale di Canapa il protagonista doveva essere Lorenzo Grassi giovane canapiere rampante (tratto da un personaggio reale conosciuto all’epoca) che tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 introdusse una ventata di novità nell’addormentato ed immobile sistema industriale frattese che a quel tempo era incapace di porre rimedio alla crisi canapiera.

Lorenzo, giovane, aggressivo, seduce una sua operaia e fa una brutta fine, viene ucciso dalla sua giovane amante con la complicità del padre.

Il romanzo Canapa  si doveva sviluppare lungo questo tracciato incluso il “processone” in corte di assise

Solo come prologo-premessa introdussi il personaggio del padre di Lorenzo, Ciro.

Ma il carattere di questo personaggio era tanto prorompente e sopra le righe che non accettò il suo ruolo marginale e si sostituì completamente al figlio.

Capita anche questo con i personaggi.

Questa è in breve la storia di Ciro nella versione che sono stato costretto a scrivere diversamente dalle mie intenzioni iniziali, tratta direttamente da Canapa.

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Progetto Canapa

Prima di mettersi allo scrittoio con la penna d’oca occorre costruire l’universo, lo sfondo,  il mondo di dove si svolgerà il romanzo. Occorre cercare e trovare documenti, foto, mappe, orari ferroviari e quant’altro che permettano di conoscere questo universo, di muoversi al suo interno.

L’universo Canapa 

canapaVenendo al concreto per il romanzo Canapa ho così operato:
• l’universo è Frattamaggiore e dintorni
• Il periodo dagli inizi del 900 fino agli albori degli anni ’50
•  Foto e pubblicazioni sulla canapa come si lavorava, come negli opifici veniva trasformata in corde, teli et cetera
• Articoli di giornali dell’epoca sui fatti di rilievo
• I personaggi come sono fatti, come sono vestiti, cosa fanno, cosa mangiano, cosa pensano
• Gli eventi storici più rilevanti del periodo che possono aver avuto effetto sui personaggi
• La trama: cosa era quel mondo e cosa è diventato

Canapa perché

canapa4campo

◦ Delle vocazioni dei vari territori si è persa completamente memoria.
◦ Eppure quando il territorio tra Napoli e Caserta era quello della coltivazione e della trasformazione della canapa o l’oro verde , come molti la definivano, sono trascorsi meno di cinquanta anni.
◦ Le tracce che ancora sono presenti nelle campagne e nella città non hanno alcun significato per le nuove generazioni.
◦ Da qui la ragione di far conoscere ai giovani ed aimenogiovani quel mondo “scomparso”

Ecco il perché del romanzo Canapa

Canapa come

◦ Il romanzo è scritto con linguaggio semplice, pieno di colpi di scena che appassionano ed avvincono il lettore.
◦ Dalla lettura poi si ricava un quadro completo di cosa era e di come è finito l’oro verde. ◦ Il romanzo di circa 200 pagine racconta le storia di una famiglia di canapieri di Frattamaggiore e si svolge dall’inizio del secolo fino al 1950.
◦ Nel raccontare le vicende ho messo in luce il mondo della canapa, le modalità di lavorazione, i personaggi che si muovono in questa realtà.
◦ Tutta la vicenda è inserita negli eventi storici come l’avvento del fascismo e la II guerra mondiale.

il mattino

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I miei libri

fetentiI fetenti

Si tratta di una carrellata di racconti, venti, più un prologo ed un epilogo che ne sono parte essenziale, che attraversano un secolo dal 1915 al 2004. Ogni racconto, infatti, porta come titolo una data. Ogni racconto, descrive un diverso “fetente”, termine popolare per indicare una persona vile e malvagia. Si mostra la malvagità, anche eccessiva ed esasperata. La si prova ad esorcizzarla ma anche a ricordare a tutti noi che fa parte della nostra natura. Qualche volta usando anche l’arma dell’ironia e della comicità “nera”.

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