Perché scrivo?

Mi è stato chiesto: perché scrivi, per chi scrivi, per te stesso o per gli altri.

Belle domande, me le sono poste anche io, provo a dare una risposta.

E la devo prendere alla lontana, per forza.

Tutto è iniziato che avevo otto anni: pensavo e scrivevo “sceneggiature” per le messe in scena dei giochi con i soldatini.

A quel tempo, inizi anni 50, non c’era ancora la televisione e d’inverno perché soffrivo di tonsillite mica mi facevano uscire per giocare all’aperto ed allora il tavolone di marmo della cucina diventava l’universo dei soldatini e delle pastore del presepe (le si usava per i personaggi femminili).

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Dal Blog di Luciano Odorisio: La storia di Zio Vittorio

foto famiglia

Zio Vittorio è quello al centro della foto in basso

Come ogni 25 aprile propongo la medesima storia in memoria di Zio Vittorio. Anche per questo nella nostra famiglia non si pratica il revisionismo storico

Il giorno dei morti del 1952, la rotonda, davanti al cimitero di Benevento, è affollata di fiorai improvvisati che da grosse ceste di vimini offrono ai visitatori spennacchiati e polverosi crisantemi giallo pallido.

Nonna Maria, con me al seguito supera di corsa la schiera dei questuanti.

Nella profonda borsa di paglia un fascio di begonie striate di viola raccolte la sera prima dalle piante del giardino sul terrazzo di casa. “A mio figlio i fiori dei morti? Ma per l’amore di Dio!”.

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E come ogni anno, seduta davanti alla lapide, Nonna racconta, a me ed anche a chi non vuole ascoltare, la storia del  figlio Vittorio.

La racconta in terza persona, è una favola senza lieto fine.

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E. Hopper story: Transferred, address unknown

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E. Hopper – Domenica mattina presto

Il jet leg dopo una settimana è svanito.

E sono anche finiti gli incontri giornalieri con i rappresentanti della Comunità italiana di New York.

Il week end è libero da impegni ed è arrivato il momento di togliersi quella repressa curiosità che si porta appresso da quando è sbarcato al JFK: ritrovare le tracce perdute da venticinque anni di Anita.

Era Natale del 1963 e l’ultima lettera era ritornata dall’America con la scritta: transferred, address unknown

Eppure il giorno prima dall’archivio del Consolato il padre di Anita risulta ancora al vecchio indirizzo 191 W 43rd St.

Domenica mattina alle 8 in punto squilla la sveglia, si veste di corsa, jeans, scarpe comode, giubbetto di jeans, dopo una settimana di giacca e cravatta ne ha ben diritto.

Con la mappa della metropolitana trova l’indirizzo, è all’incrocio con l’Ottava Avenue, un isolato dalla fermata della Metro del Terminal Bus di Port Autorithy.

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A passo di corsa si fa tutto l’isolato, sull’Ottava una folla di pendolari scesi dagli autobus.

All’angolo della 43rd cambia lo scenario.

Marciapiedi stretti, ingombri di sacchi neri di rifiuti che quasi tracimano sulla strada.

new york

L’indirizzo è un palazzo che ha conosciuto tempi migliori, tutto il piano terra rivestito di legno annerito dallo smog, i piani superiori l’intonaco una volta rosso pompeiano è sbiadito in un rosa chiazzato di muffa. Di lato al portone una farmacia, l’insegna Sielber’s Pharmacy ,la vetrina polverosa, tre tendine di plastica colorata impediscono la vista all’interno.

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Sogno di una notte di metà primavera: If what

E’ venerdì sera, dopo aver visto su Netflix Money Moster con George Clooney e Julie Roberts, regia di Jodie Foster, me l’ero perso all’uscita, mi è passato il sonno. La visione del film parla delle porcate della Borsa con un lieto fine in parte consolatorio con George e Julie che mangiano cinese.

money

Ma visto che ero sveglio ho inziato a discutere con me stesso dei massimi sistemi, dell’inutilità dell’oggi, del governo che non arriva, degli scandali recenti e passati, delle imprese guerresche di Trump ed in tutto questo mi venuto in mente il solito argomento delle due di notte “cosa sarebbe successo se “.

Come al solito mi sono venute in mente le solite cazzate che non vale neanche la pena scrivere e per schiarimi le idee sono uscito sul balcone della cucina. Sono stato affacciato a guardare le luci gialle della stazione di Frattamaggiore, poi dopo qualche minuto sono rientato, troppa umidità e poi da quando ho smesso di fumare mi sento un idiota a stare sul balcone

Alle tre di notte il balcone non è il massimo della vita, l’unica è rimettersi a letto e provare a dormire.

La moglie dorme profondamente e non me la sono sentito di accendere la tv,

Mi sono disteso, ho chiuso gli occhi per pensare, forse sognare e “come per incanto” si è materializzato accanto il mio angelo custode, con capelli ancora più lunghi, ancora più grigi e con le ali ancora più spennacchiate e molto barcollante, cazzo è ubriaco.

DIALOGO TRA ME MEDESIMO ED IL MIO ANGELO CUSTODE

Io : Azz hai festeggiato lo shabbat. Sei ubriaco, ma se lassù bevete solo Vin Santo, per essere in queste condizioni, ti sei scolato perlomeno una botte intera

L’angelo: Siiiiiiiiiii Vin Santo! Abbiamo i vini migliori…. Da quando il Boss è diventato culo e camicia con il Cavaliere, praticamente è il nuovo Boss ancora in vita, abbiamo un trattamento a 5 stelle.Stanotte grande festa tipo Billionaire. Ma fai meno lo spiritoso. Sono di nuovo nel giro, capisci uno si adegua.

Io: Ho capito . Ti sei convertito a Forza Paradiso, brutto traditore! Allora non rompere, sparisci! Un’unica cortesia, prenotami la suite imperiale giù dalla concorrenza, ma dici che arriverò il più tardi possibile, anche se la vita sta diventando impossibile, non reggo più.

L’angelo: Ueee non mi dire che ti sta venendo di nuovo la depressione. Non mi va proprio di tampinarti in costosissime sedute dove non solo racconti balle al terapeuta, ma pretendi di psicanalizzarlo. Ora davvero posso esserti utile, chiedi, non fare come il tuo solito, che dai tuoi “avversari politici” non vuoi neanche un caffè. Fatti furbo!

Io : Angelo è inutile che ti incazzi ed alzi la voce. Quale fatti furbo e discriminante politica!! Una soluzione ai mie problemi ci sarebbe!!!! Il famoso If What. Ad un certo punto della storia si è imboccato una strada che ci ha condotto qui. Allora mi vuoi aiutare: facciamo rewind, come nei video registratori. Si ritorna indietro, si imbocca l’altra strada, quella giusta e cambia tutto. E’ l’unica via d’uscita, un rewind definitivo

L’angelo: Vuoi questo? La cosa è complicata, ma si può fare. Chiedo in Direzione Generale su e, tempo una settimana, dieci giorni al massimo, avrai il tuo Rewind. Torni indietro, mi dici quando, la data deve essere più o meno precisa ed il luogo. Vedi come sono efficiente. Ah non ti chiedo nulla in cambio tipo l’adesione a Forza Italia o un pellegrinaggio ad Arcore. Non siamo come la concorrenza. Noi facciamo le pentole ed i coperchi. Compilami ‘sto modulo, sai la burocrazia, alla faccia della deregulation, ma ci mettono in croce, se non siamo precisi.

Io: e va bene facciamo a modo tuo …

L’angelo: Ma cosa hai scritto? Il 33 dopo Cristo, il Golgota, ma cosa cazzo ti è venuto in mente? Sei impazzito? Lo vedi, mi fai essere anche volgare.

Io : Ah ed io se avevo bisogno di un rewind normale lo chiedevo a te! Mi bastava rivolgermi alla concorrenza. Vedi che non mi ascolti! Ma cosa ti è successo? Hai le orecchie tappate con le piume! Ti ripeto: LA SOLUZIONE DEFINITIVA. Andiamo sul Golgota con un battaglione di NOCS o di Navy Seals e liberiamo il figlio del boss e vedi se le cose non si aggiustano, tutte . I Vangeli li scrive lui in prima persona, se è figlio di Dio sarà immortale e incontrerà anche Maometto, la zona è quella, non ci saranno tanti casini di differenza. Altro che le Crociate, Dio lo vuole e balle varie. Ed il Vaticano fuori dalla balle. E ci sarà una vera etica.

L’angelo:Definitiva? Ma tu sei impazzito. Vuoi distruggere tutto, mi vuoi vedere in mezzo ad una strada. Poi in Paradiso sai che folla, ci andranno tutti e mica abbiamo Uri per tutti. Noooo non esiste, non se ne fa nulla. Siente a me, nun è cosa.

E l’angelo svanisce in una nuvola di fumo lasciando dietro di se, ora che rammento, un insolito profumo di zolfo.

Di Raffaele Abbate

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Dal blog di Luciano Odorisio: La scoperta di Hemingway

Di Raffaele Abbate

Ricordo questa vecchia  storia.

E’ il primo viaggio lungo in treno, da Napoli a Roma, allora il treno non lo pagavo, avevo il BK6 come figlio di ferroviere

bk6

Era l’estate del 1960, quando insieme alle Olimpiadi e alla freccia scalza etiope, Abebe Bikila, scoprii a Roma, i libri di Hemingway a casa di zia Anna (l’ultima sorella di mamma) e di zio Ilio (il marito)

La foto del mio matrimonio (Zia Anna e Zio Ilio , quelli con le stelle)
matri

,

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Il mio ritratto: alla maniera di Shakespeare

Di Raffaele Abbate 

Firstfolio
Lo so, sono noto per essere persona un poco estrosa,
alla quale piace un buon bicchier di vino
certamente non annacquato.

Sono uno che bazzica più volentieri
le nere ombre della notte
che non la chiara fronte del mattino.

Io quel che ho dentro
ce l’ho sulla bocca
e la malizia m’esce via col fiato.

Se mi trovo con chi vuol darmi a bere
qualcosa ch’è sgradito
al mio palato, fo boccacce.

Non posso certamente dire
che qualcuno ha detto bene una cosa,
se in ogni sua sillaba io trovo
tutto un concentrato d’asino.

E sopporto con rassegnazione
chi mi dice che di essere uomo serio e rispettabile.

Dico ch’è un bugiardo
chiunque affermi con forza
di essere onesto.

Quando c’è chi sforna leggi per punir l’usura
ed invece favorisce solo gli strozzini.

Quando c’è chi abroga ogni giorno
sane leggi promulgate
a suo tempo a favore di tutti
ed ogni giorno sforna decreti a tutela solo di uno.

Quando a costoro non cale
se sono sempre di più la povera gente.

Quando costoro non sanno che l’unica razza
è quella umana.

Ed allora divento una linguaccia velenosa,
un corvo svolazzante su queste meschinerie,
un drago con le fauci fiammeggianti
contro il quale non v’è alcuna spada di San Giorgio.

Ecco cosa mi accade se son costretto ad aver a che fare gente di bassa tacca
quando la mia indole sarebbe gioiosa e pacifica!

Io sono di stampo rozzo e non mi pavoneggio
con alati versi davanti a frivole ninfe ancheggianti,
io son privo di ogni bella proporzione
nello scrivere e le mie parole
sono ingannatrici, deformi, incompiute.

In questo mondo
che ci vogliono fare apparire
luminoso e solare
quando invece è una realtà storpia e brutta,
per questo lancio i cani abbaianti delle mie parole.

Ebbene in questo fiacco e flautato mondo
non ho altro piacere con cui passare il tempo
se non quello di osservare e raccontare la realtà
sottolineandone la deformità e l’assurdità.

Per occupare questi giorni belli ed eloquenti,
son deciso a dimostrarmi canaglia
e a odiare gli oziosi piaceri dei nostri tempi.

foto mia

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I libri che hanno cambiato la mia vita

Questi sono i libri che hanno avuto un profondo effetto su di me cambiandomi vita.

Mi hanno trascinato a fondo e rapito per giorni, settimane, mesi, anni.

Grazie a loro  ho compreso i tempi,  i luoghi, le persone, l’ emozioni dell’umanità.

  1. Bertoldo Bertoldino e Cacasenno di Giulio Cesare Croce: ho compreso che i contadini sono più furbi dei re
  2. Tutto Emilio Salgari: viaggio  in tutto il mondo in compagnia di incredibili personaggi senza muovermi da casa
  3. Urania degli anni ’50, li compravo usati sulle bancarelle di piazza Cavour per viaggiare negli universi paralleli
  4. Per chi suona la campana di Ernest Hemigawa: La frase posta all’inizio “E allora, non chiedere per chi suoni la campana. Essa suona per te” mi diede un senso alle cose molto di più dei vari sermoni sino ad allora ascoltati, dalle varie cattedre laiche e religiose nelle quali, adolescente, mi ero imbattuto
  5. Il Ponte sulla Drina di Ivo Andric : mi dimostrò la stupidità dell’intolleranza religiosa
  6. Il gattopardo di Tomasi di Lampedusa :La Sicilia dell’800 per capire l’Italia di oggi
  7. Cent’anni di solitudine,Gabriel Garcia Marquez Piccoli uomini che diventano grandi personaggi
  8. Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters : Storie di vita e di morte
  9. Il giovane Holden di J.D. Salinger : Scelgo la mia vita
  10. Le poesie di Majakovskij: Versi a pugno chiuso
  11. I fratelli Karamàzov di Fëdor Michajlovič Dostoevskij :La meschinità e la grandezza
  12. Un anno sull’altopiano di E. Lussu :Le stesse storie che mi raccontava mio nonno
  13. La donna della domenica di Fruttero e Lucentini : Perchè la “borghesia” non muore mai
  14. Il nome della rosa di Umberto Eco: La perfezione costruita a tavolino
  15. Trilogia Galattica di Isaac Asimov : Fantascienza che non è fantascienza
  16. Il grande sonno di Raymond Chandler :Altro che giallo
  17. La promessa di Friedrich Dürrenmatt : Non si scopre la verità
  18. Le poesie di Pablo Neruda : Sensualità e politica
  19. Storie di ordinaria follia di Charles Bukowski : cito solo questo ma tutto il vecchio Charlie
  20. Moby Dick di Herman Melville :Da leggere e rileggere e rileggere ancora
  21. Una Vita Violenta di Pier Paolo Pasolini : Non serve che spieghi il perchè
  22. La cantata dei giorni pari di Eduardo  e La cantata dei giorni dispari di Eduardo: Le conosco quasi a memoria
  23. Gli arancini di Montalbano di Andrea Camilleri: anche un po’ di sano intrattenimento
  24. It di Stephen King : Poi se non dormo la notte me la devo prendere con me
  25. La Bibbia di autori vari : pur non essendo religioso la leggo
  26. Umberto Eco Come viaggiare con un salmone: Istruzioni quotidiane per superare la stupidità
  27. I quattro miei:  Sono talmente vanitoso che amo leggermi e rileggermi

I FILM DEI LIBRI 

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Di Raffaele Abbate 

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In memoria di papà

papà

4 aprile 1980
Sono le quattro del mattino, sento i cani abbaiare e mi sveglio.
Ma i cani che abbaiano sono solo nella mia mente e difatti squilla il telefono, è mia sorella, tre parole, la voce rotta dal pianto : “Papà è morto“.
Dalla sera prima era evidente che non avrebbe visto il mattino.
Mi vesto e vado.
L’hanno già vestito, camicia bianca, pantaloni scuri, gli cadono da dosso.
Un anno e passa di Alzheimer oltre a divorargli la mente gli ha rosicchiato anche il corpo.
E non voglio ricordarlo così.

Il ricordo di quando era giovane: Don Peppino guerriero in Albania

Campagna di Albania, una guerra  dimenticata 

spedizione

Sono passati due anni e mezzo dal suo arrivo a Valona e per Giuseppe non arriva il tempo del ritorno a casa. Nessuna licenza lunga per tornare in Italia, è un volontario, solo brevi periodi di riposo dal servizio attivo che trascorre al chiuso della fortezza di Valona.

Giuseppe, sergente maggiore volontario, ora addetto alla fureria, da poco ha superato i venti anni, non molto alto, magro, folti capelli neri pettinati all’indietro, su una fronte alta, con uno strano naso a patata che gli dà un’aria da clown, le pelle bianca, quasi diafana, che si arrossa tremendamente appena prende un poco di sole; si slaccia il cinturone e la giberna, è giunta l’ora di salire nel suo alloggio di servizio per tentare inutilmente di dormire.

Da mesi lo affligge un’insonnia resistente ad ogni terapia. Neanche con il laudano riesce a dormire più di due ore.

A questo si aggiungono i ricorrenti attacchi di malaria, regalo delle zanzare albanesi, per cui è costretto ad assumere il chinino.

Così il quadro è completo.

C’è un solo vantaggio del lavoro in fureria: stando lontano dai rischi, ha tanto tempo per pensare al suo noioso passato e al suo fumoso futuro.

Il fatto di essersi offerto volontario nel Genio su consiglio di suo zio Antonino, per evitare di andare al fronte nelle trincee sulle Alpi è stata la cazzata della vita.

Ricorda ancora la sua voce fastidiosamente suadente: “Peppino, ascoltami vai volontario, è per il tuo futuro, metti a frutto il diploma di perito meccanico, puoi fare carriera nell’esercito o dopo la ferma, quando ti congedi, troverai di sicuro lavoro nelle Ferrovie. Ho molti amici che ti possono aiutare e lascia perdere la macelleria di tuo padre che è senza futuro.”

Non è che avesse tutti i torti riguardo alla macelleria, ha evitato il fronte, magari si sarebbe trovato nella ritirata di Caporetto, chissà con quali conseguenze!

Si sarebbe sacrificato, però, soltanto per pochi mesi: infatti dopo l’armistizio sono tornati tutti a casa.

E lui, invece, dopo un anno e mezzo che è finita la guerra, è ancora qui a Valona.

Tutto sommato aveva ragione suo padre di non dare ascolto ai consigli balordi di zio Antonino.

Continua a ricordare.

Dopo sei mesi di corso iniziati all’inizio del 1917, viene incorporato nel 13° reggimento del Genio Ferrovieri ed imbarcato ai primi di giugno da Ancona su una carretta diretta in Albania, il buco del culo del mondo, dove da alcuni anni si sta combattendo una guerra di tutti contro tutti.

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Di Raffaele Abbate 

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Una storia a Torino tanti anni fa

Una storia di tanti anni orsono

Gennaio 1991- Settembre 1995

Il professore

Mi sono svegliato presto per arrivare in orario e non ho fatto neanche colazione, l’albergo inizia la prima colazione alle 7.

Ed il prof arriva in ufficio alle 7,30. Mi son fatto trovare in alta uniforme davanti all’ascensore riservato che porta al suo sancta santorum.

Alle 7,31 la macchina è nel cortile Esce con la solita aria affrettata e si accorge di me. Mi fa cenno di salire con lui. La salita è rapida, mi guarda in silenzio con sguardo indagatore e si sofferma sul nodo della mia cravatta.

Lo seguo nel suo ufficio. Mi fa cenno di sedermi.

Si accende una Marlboro rossa, colpo di tosse per schiarirsi la voce ed inizia: Ti ho chiamato per risolvere una questione che mi affligge da tempo. Tutti mi dicono che sei pazzo, ma io sono più pazzo di te perché mi fido di te. In giro per il mondo negli Stati Uniti ed in Canada hai fatto un buon lavoro Ora in breve ti dico cosa voglio da te. E pensaci bene prima di rispondere di no! Allora?” e si ferma di colpo, in attesa di una mia risposta.

Non ci penso un attimo: “Professore nessun problema. Cosa devo fare?”

Apre una cartellina grigia e continua:”Hai letto di sicuro sui giornali di quella truffa a Torino. Non mi bevo che sono solo sette pensioni false e non mi bevo neanche che gli unici responsabili siano un usciere che ha preso qualche mazzetta e una scalzacani di sindacalista che faceva da procacciatrice. Il giro è molto più grosso, ci sono di sicuro coperture interne se no i fascicoli e tutte le posizioni assicurative cartacee non sparivano, ci sono solo inserimenti sugli archivi informatici e non si riesce a capire chi l’abbia e come le abbiano fatte. Risultano anni di periodi assicurativi e nessun’altro riscontro. Intanto il processo è andato a puttane. Per i sette pensionati non c’erano prove della frode, i due scalzacani hanno ammesso solo di aver preso una mazzetta per fare liquidare la pensione che spettava. Il fatto che non c’è un riscontro cartaceo dei periodi assicurativi dipende-secondo argomentazioni della difesa degli imputati- dalla disorganizzazione dell’INPS che perde “le carte”. I due se la sono cavata con una piccola condanna e ai sette stiamo pagando ancora la pensione. Grande risultato! Penso che c’èa ancora altro. Ti mando in missione a Torino, devi scoprire cosa è successo, capire se hanno manomesso gli archivi informatici. Hai carta bianca con il Centro Elettronico, ricava tutte le informazioni che ti servono e riferisci solo a me di persona. Non ti fidare di nessuno a Torino, tranne dell’attuale Direttore. Studia tutto e quando sei pronto parti per Torino” e mi allunga la cartellina.

La apro e leggo:” Professore tempo una settimana e sono a Torino

Le prime ricerche

Sono passati tre mesi e sono al punto di partenza. Tutti mi guardano di traverso o forse sono le mie solite paranoie.

Non si trovano documenti della vecchia truffa, tutto sparito.

Nel mio incarico ufficiale di capo dell’Ufficio Pensioni cerco di capire quali siano i controlli e le procedure lavorative.

Ma sono tutti molto reticenti.

Intanto mi son fatto mandare dal Centro Elettronico Nazionale tutti gli inserimenti contributivi dell’ultimo anno.

E’ un tabulato alto mezzo metro, impossibile farlo controllare tutto.

Altro tabulato è invece quello dei nominativi degli impiegati che hanno fatto inserimenti. Sono una cinquantina di nomi, tutti regolarmente autorizzati.

Altro percorso senza uscita.

Intanto suscito l’interesse di una collega Teresa M. che lavora all’Ufficio Legale, è l’assistente dell’Avvocato che ha seguito tutto il processo penale.

Le ho chiesto di procurarmi gli atti del processo, perché quell’avvocato è stato trasferito e il caso l’avocato a sé il capo dell’Ufficio Legale, che nei miei confronti è molto scostante.

Ma l’interesse della fanciulla è profondo.

Passa spesso dal mio ufficio per chiacchierare

Non è che i documenti che mi procura mi aiutino molto e la trovo troppo interessata per il mucchio di tabulati che sono nel mio ufficio.

Ed allora devo insistere su di lei, è meno stupida di quanto vuol dare a vedere.

Mi conviene tenerla vicino.

Se qualcuno me l’ha mandata, vuol dire che sono sulla buona strada, anche se non ho ancora capito cosa ho trovato.

Ma è di sicuro qualcosa su quei tabulati.

Un giorno la invito a pranzo alla tavola calda sotto l’ufficio.

Lei butta la conversazione dove mi aspettavo: vuol sapere se sto indagando ed aggiunge che molti dei colleghi stanno dicendo che sono a Torino per questo.

Provo a dissuaderla con una risata.

E lei sempre sorridendo: “E cosa ci fanno tutti quei tabulati nella tua stanza? “

Le rispondo: “Sto finendo un lavoro che avevo per conto del Centro Elettronico Nazionale. Lo sapete che prima ero capo progetto informatico, tanto il mio curriculum è di dominio pubblico”

Mentre parlo mi è venuta un idea: vedere se c’è il suo nome su quei tabulati.

Non ci dovrebbe essere, gli impiegati dell’ufficio legale non hanno l’autorizzazione ad operare inserimenti contributivi”

All’uscita dalla tavola calda mi accorgo che all’angolo  di piazza CLN, ferma poco lontano,  c’è un’ Audi nera con un tizio , era li anche quando siamo entrati.

In ufficio controllo il tabulato, il nome di Teresa non c’è né in quello degli operatori, neanche in quello degli inserimenti contributivi.

Ma c’è una variazione anagrafica con lo stesso cognome, ma con un nome diverso.
E’ una tale Rosalba M. di qualche anno più vecchia di Teresa, tutti i suoi periodi assicurativi, oltre venti anni di lavoro fino al 1970, dopo la variazione anagrafica sono stati trasferiti all’INPDAI, l’ente che gestisce i dirigenti di aziende industrialei.

C’è una stranezza pero: questa tale Rosalba ha iniziato a lavorare a 14 anni come bracciante agricola.

La quasi omonima non mi pare dall’aspetto di origine contadina, è la tipica borghese sabauda, abita nel centro storico in quei tipici palazzotti di fine ‘800.

Inoltre è un cognome non frequente a Torino, forse  questa Rosalba è una sua parente.

Ma questo non vuol dire niente, devo approfondire le ricerche.

Le faro la settimana prossima, è arrivato il fine settimana, ne approfitterò per tornare a casa, prima di partire avverto il professore che lunedì mattina passerò da lui, perché ci sono novità.

E’ meglio che lo informi di tutto.

Quell’Audi nera è molto sospetta, ma mi conviene smuovere le acque.

La cosa mi intriga parecchio, mi sento tanto un personaggio di Le Carrè.

Gli zombi transessuali

Intanto devo capire cosa ci azzecca la Rosalba in tutta la faccenda, potrebbe essere una falsa pista.

Nel fascicolo del trasferimento dei contributi INPS all’INPDAI, non c’è nulla di sospetto, la domanda è regolarmente siglata dall’Ufficio INPDAI di Roma, c’è la copia cartacea dei contributi trasferiti e la contabile INPDAI con l’accredito all’INPS della sorta capitale dei contributi, firma dell’impiegato che ha trattato la pratica e firma del funzionario responsabile dell’epoca, un anno prima, tale Roberto S che ora è stato trasferito all’agenzia di Chieri come direttore.

Manca solo il provvedimento di autorizzazione alla variazione anagrafica.

Ma questo non vuol dire nulla, per cose del genere così banali tipo il comune di nascita non lo fa nessuno.

Almeno è questo che mi hanno detto all’ufficio contributi.

Sono curioso di capire che dato è stato cambiato, ma in caso di variazioni anagrafiche il nuovo “copre” il vecchio.

Devo capire cosa è successo, è una pista che devo seguire.

Intanto all’anagrafe del Comune chiedo lo stato di famiglia integrale di Teresa M. per vedere se c’è qualche legame con Rosalba.

E’ la sorella.

Mi si accende la lampadina.

Si è trasferita a Roma agli inizi degli anni ’70 , forse quando ha iniziato a lavorare nell’azienda industriale. Comunque ha sempre vissuto ed abitato a Torino nella stessa casa dove vive ora Teresa.

La lampadina è sempre più luminosa.

Ed allora come è possibile che a 14 anni ha lavorato per una anno come bracciante agricola in provincia di Taranto?

Che ci faceva Rosalba a 14 anni in provincia di Taranto?

La lampadina ora è un faro di stadio.

Anche i periodi successivi trasferiti sono strani: due datori di lavoro della provincia di Asti .

La cosa puzza parecchio.

Di chi sono questi contributi?

Non lo posso sapere, i dati anagrafici originali sono spariti.

L’unica è chiedere aiuto a quelli del Centro Elettronico.

Un “mago” mi viene in aiuto.

Ogni anno per sicurezza viene fatta una copia totale dell’archivio che viene conservata nel caso avvengano gravi guasti e sia necessario ripristinare l’archivio.

Insomma le copie di salvataggio mi possono aiutare.

Quindi c’è la copia dei contributi con i dati anagrafici prima della variazione.

Basta fare un ricerca usando come chiave di accesso il datore di lavoro. Quello di Asti.

Mi caricano su una macchina di prova tutto l’archivio e tempo una settimana mi arriva la sorpresa: quei contributi sono di un tale Cosimo G. di Asti,  pensionato di invalidità, morto in un incidente d’auto senza lasciare eredi qualche mese prima della variazione anagrafica.

Bingo! Hanno resuscitato il morto, gli hanno cambiato sesso e il povero Cosimo è diventato Rosalba. Era un vero peccato che quei contributi restassero inutilizzati.

Di chi fossero  in origine i periodi di bracciante agricolo di Taranto, non lo abbiamo ricostruito, ma poco importa.

Ho trovato il filo rosso.

E la cara Teresa non poteva non sapere, come non poteva non sapere l’impiegato che ha operato il trasferimento ed il funzionario Roberto S. che ha firmato il trasferimento e chi ha fatto la variazione anagrafica che è stata effettuata da un identificativo in uso comune tra almeno tre impiegati.

Beh posso chiamare il professore ho trovato la traccia: questi lavorano sui morti.

Devo lavorare su tutte le variazioni anagrafiche effettuate, mi faccio fare una lista, da li risalire ai contributi ed usando la copia di sicurezza trovare se c’è stata un’operazione resurrezione.

Un solo caso non basta, una rondine non fa primavera.

Il professore mi deve procurare delle persone, da solo non ce la posso fare a controllare tutti quei tabulati.

Mi presa la paranoia che in ufficio qualcuno ascolti le mie telefonate, chiamo il prof da una cabina sotto l’ufficio e gli spiego in breve cosa ho scoperto e che mi farò vivo il prossimo lunedì.

Mentre sto telefonando noto un tizio che dal marciapiedi di fronte mi sta osservando.

Quando esco dalla cabina mi si avvicina e si presenta: “Sono il maresciallo Pietro D. del nucleo operativo dei carabinieri, sappiamo che state facendo accertamenti sul vostro funzionario Roberto S. e sull’impiegata Teresa M. , anche noi stiamo indagando su di loro e vorremmo che vi fermasse con le vostre indagini, possono interferire con le nostre. Se vuole l’accompagno a parlare con il mio comandante tenente Luigi C. le darà tutti i chiarimenti del caso. Ovviamente su questo incontro deve mantenere assoluto e totale riserbo”

Resto a bocca aperta e riesco solo a ribattere: “Ma allora stavate sorvegliando anche me?”

Il maresciallo con un sorriso complice: “Non proprio lei, ma la persona con la quale si è incontrato e l’altra che l’ha seguito. Forse avrà fatto caso a lui. Noi non ci facciamo notare, è il nostro mestiere. Ma non si preoccupi, andiamo in caserma che le chiariamo tutto”

E mi fa salire su Uno bianca tutta scassata.

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