Sono arrivati i barbari

Una mia personale riscrittura de  I barbari di Kavafis

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Che aspettiamo, raccolti nella piazza?

Sono arrivati i barbari.

E’ tempo di fuggire.

 

Perché mai agitazione nel Senato?

E perché i senatori che siedono non fan leggi?

 

Son arrivati i barbari.

Sono essi diventati senatori

Che leggi devono fare i senatori?

I barbari non fanno leggi.

 

Perché il re dei barbari s’è levato

così per tempo e sta, solenne, arricciando la barbarica barba,

aspetta di ricevere

omaggio dai suoi sudditi.

 

Egli il loro capo

ha già disposto

che se non riceverà il giusto omaggio

radunerà nella piazza i suoi uomini

e leggerà una pergamena ove

egli ha scritto epiteti e punizioni

per chi non obbedisce.

 

I barbari levano alte le loro insegne stellate

portano doni ai nostri senatori

 

Oggi sono arrivati i barbari,

e questi doni dei barbari fan impressione ai nostri senatori.

 

Perché i nostri valenti oratori non vengono

a snocciolare i loro discorsi, come sempre?

 

Oggi son arrivati i barbari:

essi sdegnano la retorica e le arringhe

e gli oratori si sono adeguati

 

Perché d’un tratto questo smarrimento

ansioso? I volti come si son fatti seri.

Perché rapidamente le strade e piazze

si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?

 

S’è fatta notte, ora i barbari sono tra noi.

Hanno superati i confini,

hanno detto che non sono più barbari.

Siamo noi ora i barbari.

 

E adesso cosa sarà di noi?

Credevamo che quella gente fosse una soluzione

ed ora è troppo tardi per tornare indietro.

Racconti Ucronici- Parte Seconda

Dopo il primo racconto a tema 

Ecco il Secondo

Se Napoleone  vinceva a Waterloo: Il Monologo dell’Aiglon 

aiglonSarah Bernard en travesti interpreta l’Aiglon

 

 

Roma 20 ottobre 1845

Ah mà, me so rotto li cojoni de restà qui a Roma, ve siete accordati cor papa e l’avete fatto tornà e mò con sto titolo di Re de Roma me ce pulisco er culo o pe’ fatte contenta ce faccio ‘na forma de parmigiano. Tutti gli amici me pigliano pe’ er culo?

Dicheno che il vero re di Roma è er papa?

Io al massimo posso fa er pappa di quella troia de Zia Paolina che continua a scoparsi pittori e scultori che poi le fanno quadri e statue che vendono a peso d’oro.

Pauline_Borghese

E quel cornuto de’ er principe Borghese me vince a carte e tu diglielo a papà che è ‘na rivalsa contro la famiglia Bonaparte.

Nun lo pò fa con zio Luciano e zio Giuseppe e se la piglia con me.

Tu mi dici sempre di avere pazienza, mi dici che presto papà mi fa tornare a Parigi.

Non è che mi vuol fare fuori dall’eredità a favore di quel bastardo che ha avuto dalla figlia del presidente americano?

Altro che delfino.

Ho l’impressione di essere un tonno in una tonnara pronto ad essere fatto a pezzi.

E nun fa ‘sta faccia, non se sai nulla tu vero?

E già tu te ne sta a Parma a farti scopà dal tuo amichetto, te ne strafotti di me, pe’ te conta solo il tuo bastardo, il figlioletto che ha avuto dal tuo amante.

Tutte troie le femmine di famiglia Bonaparte.

Non se ne salva nessuna, sia le dirette che le acquisite.

E tu, imperatrice dei francesi, non ti vergogni, ma mica per le scopate che ancora ti fai alla tua età, ma per il fatto che ti sei data al commercio del formaggio parmigiano, hai avuto l’esclusiva per l’Europa e l’America.

I soldi ti escono dalle orecchie, ma di queste ricchezze non vedo un centesimo, devo tirare la cinghia con la piccola paghetta che papi, l’imperatore dei francesi, mi manda ogni mese.

Ci pensi il re di Roma, il principe ereditario di Napoleone che deve dipendere dal messo che ogni mese arriva al galoppo (si fa per dire) dal porto Civitavecchia.

E già papino non deve perdere l’occasione di fare sfoggio della potenza francese, fare arrivare una cannoniera con le vele al vento, solo per portare la mia paghetta.

Ma lo sa che ci sono le lettere di credito dei banchieri fiorentini!

Non c’è niente da fare, sarà anche imperatore, ma resterà per tutta la vita uno zappaterra corso.

Guarda maman o mi date soddisfazione o me ne vado a Napoli da zio Gioacchino, quello si che è uno che mi stima e mi vuole bene.

Infine sappilo, mi avete rotto poi co ‘sto nomignolo dell’Aiglon. Alla mia età fa ridere. E poi è er simbolo della Lazio, sai quanno me piace che sono er presidente del Circolo Ultra Forza Roma

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Chi era L’aiglon ovvero Napoléon-François-Charles-Joseph Bonaparte,  il figlio di Napoleone e di Maria Luigia d’Asburgo clicca qui  

E’ stato pubblicato anche sul blog di Luciano Odorisio 

 

Racconti Ucronici- Parte Prima

L’ucronìa (anche detta storia alternativa o allostoria) è una forma di narrativa che tratta di un mondo la cui storia si è differenziata dalla storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi ipoteticamente possibili.

In questo racconto mi sono ispirato al romanzo di P. K. Dick la Svastica sul Sole ed ho immaginato che i nazisti abbiano vinto la II guerra mondiale.
Malgrado il successo della soluzione finale della Questione Ebraica sono ancora rimasti alcuni ebrei sfuggiti ai campi. Costoro non solo vanno cancellati dalla vita e ma va anche cancellato il ricordo della Shoah

ISTITUTO PSCHIATRICO A.EICHMANN PER LA SALVAGUARDIA DELLA RAZZA ARIANA

Il dottor Hans Mitterdorfer esamina con aria attenta la cartella clinica dell’ultimo ricoverato. L’uomo è profondamente addormentato, immerso in un sonno senza sogni chimicamente indotto, interrotto di tanto in tanto da sprazzi di risveglio durante i quali non fa altro che ripetere: “Chi sono? Chi sono? Datemi uno specchio voglio vedere come sono fatto. Non ricordo nulla “

“Beh va tutto come previsto” mormora tra se l’attento dottor Mitterdorfer aiuto primario dell’Istituto Psichiatrico Eichmann

Senza dire altro esce dal cubicolo.

L’uomo nel letto vorrebbe dire qualcosa, ma è troppo stanco, si gira su di un fianco e si addormenta. Ma ricorda e sogna. La memoria prossima è andata ma quella remota è troppo incisa nel profondo per essere cancellata dagli intrugli somministratigli da quei cialtroni dell’Istituto Eichmann.

Hai voglia ad iniettare schifezze nelle vene, la memoria della shoah è talmente impressa che non si cancellerà mai, è entrata nel DNA, è un gene dominante, come gli occhi neri, e verrà trasferito a tutti i discendenti.

E prima di entrare in quella specie di istituto il vecchio Moishe, grazie alla fertile Sara ha avuto un lunga schiera di eredi.

E la memoria della Shoah è stata trasferita.

Si andrà oltre i bastioni del tempo del millenario Reich.

Al pensiero un sorriso leggero increspa le labbra di Moishe Mayer.

Mitterdorfer che intanto è rientrato nel cubicolo, lo guarda sorpreso e non capisce la ragione del sorriso:”Che originali questi vecchi ebrei, malgrado tutto sorridono, chissà cosa gli per la mente”B

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Dal Blog di Luciano Odorisio: City lights pocket poets anthology

 

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Parlando con alcuni poeti (o meglio poetonzi) nell’occasione di un Poetry Slam   mi son cadute le braccia.

Cito a caso:

a) Un tizio, poeta bulimico e compulsivo, non aveva mai sentito nominare (non dico letto) Edgar Lee Masters;

b) Per molti la Beat Generation era quella dei complessi beat della metà degli anni ’60;

c) La Merini l’hanno conosciuta solo perché è apparsa in TV;

d) Di Withman …”ah quello del film l’Attimo Fuggente”.

E pensare che molti di questi pubblicano, ovviamente con editori a pagamento.
Quanta carta sprecata!

Dobbiamo nel nostro piccolo, per quanto possibile, diffondere almeno stimoli perchè si allarghi l’orizzonte.
Io non pretendo di fare “critica letteraria” ma semplicemente divulgare quella che a mia opinione personale è buona letteratura.

E veniamo a City lights pocket poets anthology.

Questo  “piccolo libro”  low cost (edito da Mondadori nella collana Piccola Biblioteca Oscar Mondadori)  permette di conoscere il meglio della poesia della Beat Generation e di alcuni maestri del Novecento riconosciuti tali dagli esponenti della corrente Beat Generation.

La versione  italiana è purtroppo esaurita ed io mi tengo stretta la  mia copia.
Per chi conosce l’inglese c’è questa 

Per chi pretende di fare poesia  deve essere una lettura obbligatoria.

Qualche piccolo assaggio:

LAWRENCE FERLINGHETTI
Il mondo è un gran bel posto
per nascerci
se non date importanza alla felicità
che non è sempre
tutto questo spasso

E’ solo l’incipit, ma ben si comprende il contenuto: l’urlo contro la società, la ricerca di una ragione di vita. Come ben si comprendono le scelte formali del poetare: non più la rima e la metrica, ma la disposizione “grafica” che suggerisce pause  e “sospiri” nella lettura.
Questa è vera poesia:  provo ad immaginarla letta ad alta voce in un bar della Market st. a  Frisco, tra un boccale di birra ed un tiro da una canna.

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Di Raffaele Abbate

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Dal Blog di Luciano Odorisio: Il soliloquio di un proprietario

immigrati

Non era certo il caso che investissi danari nelle miei vecchi palazzi del centro storico lesionate dalla umidità, dove al pianterreno vi è il fango e all’ultimo piano si brucia nell’estate e si gela nell’inverno; dove le scale sono ricettacoli d’immondizie; nei cui cavedi vanno cadere tutti i rifiuti umani e tutti gli animali morti.

Lasciarli così è stata sempre l’unica scelta possibile.

Ma mi devono pur fruttare.

Mica ci posso pagare solo le tasse.

Lo dicono le sacre scritture che ciò che ci è stato affidato dal destino va messo a frutto.

Ed allora per ridare la salute a quella povera gente che arriva con i barconi, per insegnare loro come si vive, per dir loro che essi sono fratelli nostri, che noi li amiamo, che vogliamo salvarli, ecco le mie case per dare loro un tetto.

Nelle piccole stanze vanno agglomerate mai meno di quattro persone, insieme alle loro galline e piccioni, i loro gatti per dare la caccia ai topi. In queste case si cucina in uno stambugio, si mangia nella stanza da letto e si muore nella medesima stanza, dove altri dormono e mangiano.

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E’ una storia vera.

Di Raffaele Abbate

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Sogno di una notte di metà primavera: If what

E’ venerdì sera, dopo aver visto su Netflix Money Moster con George Clooney e Julie Roberts, regia di Jodie Foster, me l’ero perso all’uscita, mi è passato il sonno. La visione del film parla delle porcate della Borsa con un lieto fine in parte consolatorio con George e Julie che mangiano cinese.

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Ma visto che ero sveglio ho inziato a discutere con me stesso dei massimi sistemi, dell’inutilità dell’oggi, del governo che non arriva, degli scandali recenti e passati, delle imprese guerresche di Trump ed in tutto questo mi venuto in mente il solito argomento delle due di notte “cosa sarebbe successo se “.

Come al solito mi sono venute in mente le solite cazzate che non vale neanche la pena scrivere e per schiarimi le idee sono uscito sul balcone della cucina. Sono stato affacciato a guardare le luci gialle della stazione di Frattamaggiore, poi dopo qualche minuto sono rientato, troppa umidità e poi da quando ho smesso di fumare mi sento un idiota a stare sul balcone

Alle tre di notte il balcone non è il massimo della vita, l’unica è rimettersi a letto e provare a dormire.

La moglie dorme profondamente e non me la sono sentito di accendere la tv,

Mi sono disteso, ho chiuso gli occhi per pensare, forse sognare e “come per incanto” si è materializzato accanto il mio angelo custode, con capelli ancora più lunghi, ancora più grigi e con le ali ancora più spennacchiate e molto barcollante, cazzo è ubriaco.

DIALOGO TRA ME MEDESIMO ED IL MIO ANGELO CUSTODE

Io : Azz hai festeggiato lo shabbat. Sei ubriaco, ma se lassù bevete solo Vin Santo, per essere in queste condizioni, ti sei scolato perlomeno una botte intera

L’angelo: Siiiiiiiiiii Vin Santo! Abbiamo i vini migliori…. Da quando il Boss è diventato culo e camicia con il Cavaliere, praticamente è il nuovo Boss ancora in vita, abbiamo un trattamento a 5 stelle.Stanotte grande festa tipo Billionaire. Ma fai meno lo spiritoso. Sono di nuovo nel giro, capisci uno si adegua.

Io: Ho capito . Ti sei convertito a Forza Paradiso, brutto traditore! Allora non rompere, sparisci! Un’unica cortesia, prenotami la suite imperiale giù dalla concorrenza, ma dici che arriverò il più tardi possibile, anche se la vita sta diventando impossibile, non reggo più.

L’angelo: Ueee non mi dire che ti sta venendo di nuovo la depressione. Non mi va proprio di tampinarti in costosissime sedute dove non solo racconti balle al terapeuta, ma pretendi di psicanalizzarlo. Ora davvero posso esserti utile, chiedi, non fare come il tuo solito, che dai tuoi “avversari politici” non vuoi neanche un caffè. Fatti furbo!

Io : Angelo è inutile che ti incazzi ed alzi la voce. Quale fatti furbo e discriminante politica!! Una soluzione ai mie problemi ci sarebbe!!!! Il famoso If What. Ad un certo punto della storia si è imboccato una strada che ci ha condotto qui. Allora mi vuoi aiutare: facciamo rewind, come nei video registratori. Si ritorna indietro, si imbocca l’altra strada, quella giusta e cambia tutto. E’ l’unica via d’uscita, un rewind definitivo

L’angelo: Vuoi questo? La cosa è complicata, ma si può fare. Chiedo in Direzione Generale su e, tempo una settimana, dieci giorni al massimo, avrai il tuo Rewind. Torni indietro, mi dici quando, la data deve essere più o meno precisa ed il luogo. Vedi come sono efficiente. Ah non ti chiedo nulla in cambio tipo l’adesione a Forza Italia o un pellegrinaggio ad Arcore. Non siamo come la concorrenza. Noi facciamo le pentole ed i coperchi. Compilami ‘sto modulo, sai la burocrazia, alla faccia della deregulation, ma ci mettono in croce, se non siamo precisi.

Io: e va bene facciamo a modo tuo …

L’angelo: Ma cosa hai scritto? Il 33 dopo Cristo, il Golgota, ma cosa cazzo ti è venuto in mente? Sei impazzito? Lo vedi, mi fai essere anche volgare.

Io : Ah ed io se avevo bisogno di un rewind normale lo chiedevo a te! Mi bastava rivolgermi alla concorrenza. Vedi che non mi ascolti! Ma cosa ti è successo? Hai le orecchie tappate con le piume! Ti ripeto: LA SOLUZIONE DEFINITIVA. Andiamo sul Golgota con un battaglione di NOCS o di Navy Seals e liberiamo il figlio del boss e vedi se le cose non si aggiustano, tutte . I Vangeli li scrive lui in prima persona, se è figlio di Dio sarà immortale e incontrerà anche Maometto, la zona è quella, non ci saranno tanti casini di differenza. Altro che le Crociate, Dio lo vuole e balle varie. Ed il Vaticano fuori dalla balle. E ci sarà una vera etica.

L’angelo:Definitiva? Ma tu sei impazzito. Vuoi distruggere tutto, mi vuoi vedere in mezzo ad una strada. Poi in Paradiso sai che folla, ci andranno tutti e mica abbiamo Uri per tutti. Noooo non esiste, non se ne fa nulla. Siente a me, nun è cosa.

E l’angelo svanisce in una nuvola di fumo lasciando dietro di se, ora che rammento, un insolito profumo di zolfo.

Di Raffaele Abbate

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Dal blog di Luciano Odorisio: La scoperta di Hemingway

Di Raffaele Abbate

Ricordo questa vecchia  storia.

E’ il primo viaggio lungo in treno, da Napoli a Roma, allora il treno non lo pagavo, avevo il BK6 come figlio di ferroviere

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Era l’estate del 1960, quando insieme alle Olimpiadi e alla freccia scalza etiope, Abebe Bikila, scoprii a Roma, i libri di Hemingway a casa di zia Anna (l’ultima sorella di mamma) e di zio Ilio (il marito)

La foto del mio matrimonio (Zia Anna e Zio Ilio , quelli con le stelle)
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,

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Dal blog di Luciano Odorisio: Meno male che ci pensò Garibaldi

Se  non era per Don Peppino in camicia rossa avremmo avuto questa bandiera

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Ora vanno in giro per Napoli  questi personaggi, quello senza barba, è  uno dei pretendenti al trono del regno delle due Sicilie

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La famiglia principesca dopo la lunga passeggiata nei vicoli del Decumano con al seguito una folla mica tanto plaudente, stanca e poco felice, ritorna in albergo.

Le due bambine avrebbero voluto andare a mangiare qualcosa da Mc Donald, sopratutto senza quegli assurdi abiti che hanno suscitato risate, fischi e pernacchi da parte di molti spettatori della principesca promenade.

L’aspirante regina aveva troncato ogni discussione: “bambine fate le pvincipessine sevie, non dimenticate cosa siete e cosa potveste esseve nel futuvo, hamburgev e patatine non sono pietanze pvincipesche.

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Raffaele Abbate 

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I libri che hanno cambiato la mia vita

Questi sono i libri che hanno avuto un profondo effetto su di me cambiandomi vita.

Mi hanno trascinato a fondo e rapito per giorni, settimane, mesi, anni.

Grazie a loro  ho compreso i tempi,  i luoghi, le persone, l’ emozioni dell’umanità.

  1. Bertoldo Bertoldino e Cacasenno di Giulio Cesare Croce: ho compreso che i contadini sono più furbi dei re
  2. Tutto Emilio Salgari: viaggio  in tutto il mondo in compagnia di incredibili personaggi senza muovermi da casa
  3. Urania degli anni ’50, li compravo usati sulle bancarelle di piazza Cavour per viaggiare negli universi paralleli
  4. Per chi suona la campana di Ernest Hemigawa: La frase posta all’inizio “E allora, non chiedere per chi suoni la campana. Essa suona per te” mi diede un senso alle cose molto di più dei vari sermoni sino ad allora ascoltati, dalle varie cattedre laiche e religiose nelle quali, adolescente, mi ero imbattuto
  5. Il Ponte sulla Drina di Ivo Andric : mi dimostrò la stupidità dell’intolleranza religiosa
  6. Il gattopardo di Tomasi di Lampedusa :La Sicilia dell’800 per capire l’Italia di oggi
  7. Cent’anni di solitudine,Gabriel Garcia Marquez Piccoli uomini che diventano grandi personaggi
  8. Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters : Storie di vita e di morte
  9. Il giovane Holden di J.D. Salinger : Scelgo la mia vita
  10. Le poesie di Majakovskij: Versi a pugno chiuso
  11. I fratelli Karamàzov di Fëdor Michajlovič Dostoevskij :La meschinità e la grandezza
  12. Un anno sull’altopiano di E. Lussu :Le stesse storie che mi raccontava mio nonno
  13. La donna della domenica di Fruttero e Lucentini : Perchè la “borghesia” non muore mai
  14. Il nome della rosa di Umberto Eco: La perfezione costruita a tavolino
  15. Trilogia Galattica di Isaac Asimov : Fantascienza che non è fantascienza
  16. Il grande sonno di Raymond Chandler :Altro che giallo
  17. La promessa di Friedrich Dürrenmatt : Non si scopre la verità
  18. Le poesie di Pablo Neruda : Sensualità e politica
  19. Storie di ordinaria follia di Charles Bukowski : cito solo questo ma tutto il vecchio Charlie
  20. Moby Dick di Herman Melville :Da leggere e rileggere e rileggere ancora
  21. Una Vita Violenta di Pier Paolo Pasolini : Non serve che spieghi il perchè
  22. La cantata dei giorni pari di Eduardo  e La cantata dei giorni dispari di Eduardo: Le conosco quasi a memoria
  23. Gli arancini di Montalbano di Andrea Camilleri: anche un po’ di sano intrattenimento
  24. It di Stephen King : Poi se non dormo la notte me la devo prendere con me
  25. La Bibbia di autori vari : pur non essendo religioso la leggo
  26. Umberto Eco Come viaggiare con un salmone: Istruzioni quotidiane per superare la stupidità
  27. I quattro miei:  Sono talmente vanitoso che amo leggermi e rileggermi

I FILM DEI LIBRI 

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Di Raffaele Abbate 

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Una storia a Torino tanti anni fa

Una storia di tanti anni orsono

Gennaio 1991- Settembre 1995

Il professore

Mi sono svegliato presto per arrivare in orario e non ho fatto neanche colazione, l’albergo inizia la prima colazione alle 7.

Ed il prof arriva in ufficio alle 7,30. Mi son fatto trovare in alta uniforme davanti all’ascensore riservato che porta al suo sancta santorum.

Alle 7,31 la macchina è nel cortile Esce con la solita aria affrettata e si accorge di me. Mi fa cenno di salire con lui. La salita è rapida, mi guarda in silenzio con sguardo indagatore e si sofferma sul nodo della mia cravatta.

Lo seguo nel suo ufficio. Mi fa cenno di sedermi.

Si accende una Marlboro rossa, colpo di tosse per schiarirsi la voce ed inizia: Ti ho chiamato per risolvere una questione che mi affligge da tempo. Tutti mi dicono che sei pazzo, ma io sono più pazzo di te perché mi fido di te. In giro per il mondo negli Stati Uniti ed in Canada hai fatto un buon lavoro Ora in breve ti dico cosa voglio da te. E pensaci bene prima di rispondere di no! Allora?” e si ferma di colpo, in attesa di una mia risposta.

Non ci penso un attimo: “Professore nessun problema. Cosa devo fare?”

Apre una cartellina grigia e continua:”Hai letto di sicuro sui giornali di quella truffa a Torino. Non mi bevo che sono solo sette pensioni false e non mi bevo neanche che gli unici responsabili siano un usciere che ha preso qualche mazzetta e una scalzacani di sindacalista che faceva da procacciatrice. Il giro è molto più grosso, ci sono di sicuro coperture interne se no i fascicoli e tutte le posizioni assicurative cartacee non sparivano, ci sono solo inserimenti sugli archivi informatici e non si riesce a capire chi l’abbia e come le abbiano fatte. Risultano anni di periodi assicurativi e nessun’altro riscontro. Intanto il processo è andato a puttane. Per i sette pensionati non c’erano prove della frode, i due scalzacani hanno ammesso solo di aver preso una mazzetta per fare liquidare la pensione che spettava. Il fatto che non c’è un riscontro cartaceo dei periodi assicurativi dipende-secondo argomentazioni della difesa degli imputati- dalla disorganizzazione dell’INPS che perde “le carte”. I due se la sono cavata con una piccola condanna e ai sette stiamo pagando ancora la pensione. Grande risultato! Penso che c’èa ancora altro. Ti mando in missione a Torino, devi scoprire cosa è successo, capire se hanno manomesso gli archivi informatici. Hai carta bianca con il Centro Elettronico, ricava tutte le informazioni che ti servono e riferisci solo a me di persona. Non ti fidare di nessuno a Torino, tranne dell’attuale Direttore. Studia tutto e quando sei pronto parti per Torino” e mi allunga la cartellina.

La apro e leggo:” Professore tempo una settimana e sono a Torino

Le prime ricerche

Sono passati tre mesi e sono al punto di partenza. Tutti mi guardano di traverso o forse sono le mie solite paranoie.

Non si trovano documenti della vecchia truffa, tutto sparito.

Nel mio incarico ufficiale di capo dell’Ufficio Pensioni cerco di capire quali siano i controlli e le procedure lavorative.

Ma sono tutti molto reticenti.

Intanto mi son fatto mandare dal Centro Elettronico Nazionale tutti gli inserimenti contributivi dell’ultimo anno.

E’ un tabulato alto mezzo metro, impossibile farlo controllare tutto.

Altro tabulato è invece quello dei nominativi degli impiegati che hanno fatto inserimenti. Sono una cinquantina di nomi, tutti regolarmente autorizzati.

Altro percorso senza uscita.

Intanto suscito l’interesse di una collega Teresa M. che lavora all’Ufficio Legale, è l’assistente dell’Avvocato che ha seguito tutto il processo penale.

Le ho chiesto di procurarmi gli atti del processo, perché quell’avvocato è stato trasferito e il caso l’avocato a sé il capo dell’Ufficio Legale, che nei miei confronti è molto scostante.

Ma l’interesse della fanciulla è profondo.

Passa spesso dal mio ufficio per chiacchierare

Non è che i documenti che mi procura mi aiutino molto e la trovo troppo interessata per il mucchio di tabulati che sono nel mio ufficio.

Ed allora devo insistere su di lei, è meno stupida di quanto vuol dare a vedere.

Mi conviene tenerla vicino.

Se qualcuno me l’ha mandata, vuol dire che sono sulla buona strada, anche se non ho ancora capito cosa ho trovato.

Ma è di sicuro qualcosa su quei tabulati.

Un giorno la invito a pranzo alla tavola calda sotto l’ufficio.

Lei butta la conversazione dove mi aspettavo: vuol sapere se sto indagando ed aggiunge che molti dei colleghi stanno dicendo che sono a Torino per questo.

Provo a dissuaderla con una risata.

E lei sempre sorridendo: “E cosa ci fanno tutti quei tabulati nella tua stanza? “

Le rispondo: “Sto finendo un lavoro che avevo per conto del Centro Elettronico Nazionale. Lo sapete che prima ero capo progetto informatico, tanto il mio curriculum è di dominio pubblico”

Mentre parlo mi è venuta un idea: vedere se c’è il suo nome su quei tabulati.

Non ci dovrebbe essere, gli impiegati dell’ufficio legale non hanno l’autorizzazione ad operare inserimenti contributivi”

All’uscita dalla tavola calda mi accorgo che all’angolo  di piazza CLN, ferma poco lontano,  c’è un’ Audi nera con un tizio , era li anche quando siamo entrati.

In ufficio controllo il tabulato, il nome di Teresa non c’è né in quello degli operatori, neanche in quello degli inserimenti contributivi.

Ma c’è una variazione anagrafica con lo stesso cognome, ma con un nome diverso.
E’ una tale Rosalba M. di qualche anno più vecchia di Teresa, tutti i suoi periodi assicurativi, oltre venti anni di lavoro fino al 1970, dopo la variazione anagrafica sono stati trasferiti all’INPDAI, l’ente che gestisce i dirigenti di aziende industrialei.

C’è una stranezza pero: questa tale Rosalba ha iniziato a lavorare a 14 anni come bracciante agricola.

La quasi omonima non mi pare dall’aspetto di origine contadina, è la tipica borghese sabauda, abita nel centro storico in quei tipici palazzotti di fine ‘800.

Inoltre è un cognome non frequente a Torino, forse  questa Rosalba è una sua parente.

Ma questo non vuol dire niente, devo approfondire le ricerche.

Le faro la settimana prossima, è arrivato il fine settimana, ne approfitterò per tornare a casa, prima di partire avverto il professore che lunedì mattina passerò da lui, perché ci sono novità.

E’ meglio che lo informi di tutto.

Quell’Audi nera è molto sospetta, ma mi conviene smuovere le acque.

La cosa mi intriga parecchio, mi sento tanto un personaggio di Le Carrè.

Gli zombi transessuali

Intanto devo capire cosa ci azzecca la Rosalba in tutta la faccenda, potrebbe essere una falsa pista.

Nel fascicolo del trasferimento dei contributi INPS all’INPDAI, non c’è nulla di sospetto, la domanda è regolarmente siglata dall’Ufficio INPDAI di Roma, c’è la copia cartacea dei contributi trasferiti e la contabile INPDAI con l’accredito all’INPS della sorta capitale dei contributi, firma dell’impiegato che ha trattato la pratica e firma del funzionario responsabile dell’epoca, un anno prima, tale Roberto S che ora è stato trasferito all’agenzia di Chieri come direttore.

Manca solo il provvedimento di autorizzazione alla variazione anagrafica.

Ma questo non vuol dire nulla, per cose del genere così banali tipo il comune di nascita non lo fa nessuno.

Almeno è questo che mi hanno detto all’ufficio contributi.

Sono curioso di capire che dato è stato cambiato, ma in caso di variazioni anagrafiche il nuovo “copre” il vecchio.

Devo capire cosa è successo, è una pista che devo seguire.

Intanto all’anagrafe del Comune chiedo lo stato di famiglia integrale di Teresa M. per vedere se c’è qualche legame con Rosalba.

E’ la sorella.

Mi si accende la lampadina.

Si è trasferita a Roma agli inizi degli anni ’70 , forse quando ha iniziato a lavorare nell’azienda industriale. Comunque ha sempre vissuto ed abitato a Torino nella stessa casa dove vive ora Teresa.

La lampadina è sempre più luminosa.

Ed allora come è possibile che a 14 anni ha lavorato per una anno come bracciante agricola in provincia di Taranto?

Che ci faceva Rosalba a 14 anni in provincia di Taranto?

La lampadina ora è un faro di stadio.

Anche i periodi successivi trasferiti sono strani: due datori di lavoro della provincia di Asti .

La cosa puzza parecchio.

Di chi sono questi contributi?

Non lo posso sapere, i dati anagrafici originali sono spariti.

L’unica è chiedere aiuto a quelli del Centro Elettronico.

Un “mago” mi viene in aiuto.

Ogni anno per sicurezza viene fatta una copia totale dell’archivio che viene conservata nel caso avvengano gravi guasti e sia necessario ripristinare l’archivio.

Insomma le copie di salvataggio mi possono aiutare.

Quindi c’è la copia dei contributi con i dati anagrafici prima della variazione.

Basta fare un ricerca usando come chiave di accesso il datore di lavoro. Quello di Asti.

Mi caricano su una macchina di prova tutto l’archivio e tempo una settimana mi arriva la sorpresa: quei contributi sono di un tale Cosimo G. di Asti,  pensionato di invalidità, morto in un incidente d’auto senza lasciare eredi qualche mese prima della variazione anagrafica.

Bingo! Hanno resuscitato il morto, gli hanno cambiato sesso e il povero Cosimo è diventato Rosalba. Era un vero peccato che quei contributi restassero inutilizzati.

Di chi fossero  in origine i periodi di bracciante agricolo di Taranto, non lo abbiamo ricostruito, ma poco importa.

Ho trovato il filo rosso.

E la cara Teresa non poteva non sapere, come non poteva non sapere l’impiegato che ha operato il trasferimento ed il funzionario Roberto S. che ha firmato il trasferimento e chi ha fatto la variazione anagrafica che è stata effettuata da un identificativo in uso comune tra almeno tre impiegati.

Beh posso chiamare il professore ho trovato la traccia: questi lavorano sui morti.

Devo lavorare su tutte le variazioni anagrafiche effettuate, mi faccio fare una lista, da li risalire ai contributi ed usando la copia di sicurezza trovare se c’è stata un’operazione resurrezione.

Un solo caso non basta, una rondine non fa primavera.

Il professore mi deve procurare delle persone, da solo non ce la posso fare a controllare tutti quei tabulati.

Mi presa la paranoia che in ufficio qualcuno ascolti le mie telefonate, chiamo il prof da una cabina sotto l’ufficio e gli spiego in breve cosa ho scoperto e che mi farò vivo il prossimo lunedì.

Mentre sto telefonando noto un tizio che dal marciapiedi di fronte mi sta osservando.

Quando esco dalla cabina mi si avvicina e si presenta: “Sono il maresciallo Pietro D. del nucleo operativo dei carabinieri, sappiamo che state facendo accertamenti sul vostro funzionario Roberto S. e sull’impiegata Teresa M. , anche noi stiamo indagando su di loro e vorremmo che vi fermasse con le vostre indagini, possono interferire con le nostre. Se vuole l’accompagno a parlare con il mio comandante tenente Luigi C. le darà tutti i chiarimenti del caso. Ovviamente su questo incontro deve mantenere assoluto e totale riserbo”

Resto a bocca aperta e riesco solo a ribattere: “Ma allora stavate sorvegliando anche me?”

Il maresciallo con un sorriso complice: “Non proprio lei, ma la persona con la quale si è incontrato e l’altra che l’ha seguito. Forse avrà fatto caso a lui. Noi non ci facciamo notare, è il nostro mestiere. Ma non si preoccupi, andiamo in caserma che le chiariamo tutto”

E mi fa salire su Uno bianca tutta scassata.

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