Storia di uno scrittore in crisi di ispirazione

Con questo racconto ha partecipato al Concorso “Racconti nel cassetto” organizzato da Assoali  Concorso “Racconti nel cassetto” organizzato da Assoali 

logo-assoaliNon è entrato nella rosa dei finalisti, capita. Non si può piacere a tutti . 
Lo pubblico 

Eccola sulla bicicletta, davanti a cumuli di immondizia, va a fare la spesa alla salumeria che si trova all’imbocco del comprensorio e vende solo prodotti a breve scadenza. E pensare che, una volta, se non erano prodotti di marca, storceva il muso.

Ora vive dentro quella specie di villaggio vacanze dalle parti di Anzio, fatto di tante villette a schiera da periferia americana, costruite alla metà degli anni ’70, la maggior parte a pezzi per assenza di manutenzione.
Dentro quelle pareti umide ed ammuffite la mia ex moglie e mia figlia. Fuori dalla nostra casa dietro Villa Torlonia, sulla Nomentana. Generosamente e da coglione, quando la comprai gliela intestai. E lei l’ha svenduta dopo il divorzio, non ci voleva più restare neanche in fotografia.

Eppure, in quella casa, una volta fiumi di conversazioni, libri, tenerezza e affetto trasformati in torrenti di silenzio, tv, astio ed indifferenza.

E quando è arrivata l’indifferenza se ne è andata anche l’ispirazione. Non sono stato capace di scrivere un rigo.
Ed il mio editore mi dà i tormenti.

È arrivato il divorzio, le menzogne, le accuse di violenza domestica e di molestie nei confronti di mia figlia.

Tutte falsità concordate con quel panzone del suo avvocato che lei si scopava da un pezzo, quello schifoso ebreo-comunista.

Per me uomo di destra, per giunta estrema, essere cornificato con una zecca simile è stato il massimo dell’insulto.

Mi passa davanti in bicicletta, non si accorge di me, seduto in macchina, dietro i mucchi di immondizia, al freddo, come un coglione.

Ma io aspetto che faccia buio, mangio un panino, con un hot dog tiepido, comprato al carrettino all’angolo, buono solo per i cani.

È notte, una notte qualunque, ho scavalcato il basso muretto di cinta, chi cazzo vuoi che venga a rubare in questo posto di merda.

Nel giardino colmo di erbacce, un grill arrugginito perché mai servito per il barbecue, e due biciclette, la sua e quella di nostra figlia.
Lui con quel panzone non può andare in bici.

Sono fuori, davanti dalla finestra della camera da letto, guardo dentro in silenzi e lui, l’estraneo, il ladro, quasi sentisse la mia presenza, si sveglia, ansima e s’agita.
E la sveglia.

A stretto rigore lei è la mia ex, ma resta sempre di mia proprietà e a letto con il panzone giudeo non la digerisco. Lui è terrorizzato e trema tra le sue braccia.

Resto fuori, al buio, a fumare fino all’alba. Ritorno in macchina e resto lì seduto, con il giardino a portata di vista. Ho con me il binocolo di quando andavo a caccia di cinghiali. Li scruto da lontano.

La mattina, sotto il sole, il ladro esce in giardino, cerca tracce e, davanti alla finestra della camera da letto, trova tutti schiacciati i pochi fiori che vi crescono, le cicche delle Camel calpestate; e capisce che non se l’è immaginate mica, le cose. E dalle Camel intuisce la mia presenza, riconosce le sigarette che fumo.

La notte appresso e l’altra ancora ripeto la visita.
Gratto con le unghie sul vetro della finestra della camera da letto.
Si risveglia impaurito e risveglia la mia ex.
Di nuovo lei lo consola e di nuovo massaggia le gambe rigide come faceva con me, quando mi svegliavo di notte in preda ai crampi
Ma i suoi sono crampi di paura, e lei lo abbraccia e lo rincuora.

Ma poi lui comincia a pretendere sempre di più dalla mia ex. E lei come al solito finge vergogna, si pavoneggia avanti e indietro per la stanza, mentre lui la spinge dal di dietro come una carriola carica, carrettiere e carro.

Alla fine, stanotte, lui la sfiora appena e lei si sveglia di scatto, ansiosa e pronta. Sono nudi sotto le luci accese, seduti davanti alla toeletta e frenetici scrutano nello specchio.

Sono girati di spalle, apro la finestra, entro e mi avvicino a loro con la sigaretta accesa tra le labbra.
E la mia ex urla: “Cazzo, lo sai che non voglio che fumi in camera da letto. Quante cazzo di volte te lo devo…”

Non le lascio finire la frase, da sotto l’impermeabile tiro fuori la doppietta da caccia
caricata a pallettoni, quelli che si usano per i cinghiali. La scarica prende entrambi in pieno e insanguinati cadono all’indietro fracassando lo specchio della toeletta.

Mia figlia non è in casa, mi ero accertato che fosse dai nonni. Ho completato l’opera, posso tornare a casa.

Apro la porta di casa ed esco. Davanti al cancello, un tizio mai visto prima; indossa un
impermeabile simile a quelli da investigatore privato dei film americani degli anni ‘50. Cammina dondolando come se avesse i piedi arcuati, si avvicina e con tono inquisitorio: “Ho sentito un urlo, chi era?”

Gli rispondo deciso: “Niente paura, caro, è mia moglie. È solo un piccolo litigio tra innamorati! Ma tu chi sei?”

Il tizio: “Una donna innamorata? Sembrava una gallina sgozzata. Scusi se mi prendo questa libertà, signore! Sono anni che faccio l’investigatore, ma non ho mai sentito un tal urlo da innamorata. E pensare che di innamoramenti, e di conseguenze gradevoli e sgradevoli, hai voglia, quante ne ho ascoltate: dai mugolii di una australiana, dagli orgasmi multipli, ai litigi di gelosia, per i suoi giovanotti, da parte della maga delle televendite. Quanto avrei da raccontare!”

Ora sono curioso di capire: “Oh, molto interessante! Sai, sono uno scrittore, mi piacerebbe sentire le tue storie, posso usarle per il mio prossimo romanzo, sono in crisi di ispirazione, e per te ci sarebbe una bella mancia. Ma stavi seguendo me, come mai, come ti chiami, caro?”
Risponde in fretta: “Alastor a servivi, signore! Che bel mestiere lo scrittore! Sa che somiglia a Borges, quello scrittore argentino. Ho visto un manifesto nella libreria all’angolo. Sono un investigatore, ma mi piace leggere. La sto seguendo perché incaricato dal suo editore, è preoccupato per lei.”

Le sue parole stimolano la mia vanità: “Questa mia somiglianza la notano in molti e mi ha aiutato nella carriera. Poi, che strano il tuo nome!”
L’investigatore mi prende sottobraccio e con tono confidenziale: “Lo devo a mio padre, era un libero pensatore, occultista e appassionato di tutto il ciarpame demoniaco. Non sono neanche battezzato e non è che la cosa mi interessi più di tanto. Con questo nome che suscita tanta curiosità ho avuto qualche problemino, ma mi ci sono affezionato!”
Gli rispondo:”Ora che ci penso è il nome del demone che vendica i torti subiti. Ecco perché mi era familiare. Che strano mi sia venuto in mente subito!”
Alastor quasi rinfrancato: “Con tutti questi libri sul demonio è sulla bocca di tutti. Ma davvero le interessano le mie storie? Se vuole davvero le posso raccontare molte storie interessanti. Venga con me in agenzia e le posso mostrare anche alcune reliquie dei vari clienti.”

Non mi sembra vero, mi sono liberato della mia ex, del ladro e mi tornerà l’ispirazione: “Sì, davvero! Mi interessa, voglio ispirarmi a storie vere.

Alastor mi prende di nuovo sottobraccio: “Ah, dimenticavo, da poco è stato ritrovato il corpo di un tale, si è suicidato, un colpo di fucile in bocca e adieu. Prima però ha fatto fuori per gelosia la ex moglie ed il suo attuale convivente, li ha sorpresi mentre scopavano, due colpi di fucile ed è finito tutto. La tipica storia da Tragedia della gelosia. I particolari in cronaca. Una storia banale, da piccolo borghese frustrato, non come le storie che raccontava una volta lei, personaggi esagerati, feroci, pazzi. Sono un suo ammiratore, me lo faccia dire, ho letto tutti i suoi libri. Peccato, da molto non ne escono più!”

Lo prendo sotto braccio: “Senza falsa modestia, queste storie da piccoli borghesi le lascio agli scrittori di soap opera. Io scrivo cose di alto livello! Prima di andare in agenzia, parliamo di cose serie. Ora siamo in confidenza e ti dico un mio piccolo segreto. Anzi mi devi aiutare a risolvere un problemino. L’urlo da gallina sgozzata era della zoccola, quando l’ho sorpresa mentre si faceva inculare dal suo amichetto. Ecco mi dovresti aiutare, devono uscire dalla villa in maniera riservata, che so in una cesta della biancheria sporca. Poi penseremo a come liberarci delle salme. Ovviamente ti sarò riconoscente in maniera molto tangibile.”

Alastor sorridendo: “Al suo servizio, signore, ma c’è un particolare, i cadaveri sono tre.”

Entra nella villa e spalanca la porta della camera da letto e mi spinge all’interno.

Guardo dentro: “Ma, ma, ma, di chi è quel corpo sul letto? È senza faccia! Si è sparato in bocca!”

L’investigatore: “Ma è il suo, signore, non l’ha capito che il suicida è lei, si è sparato una fucilata in bocca dopo aver ammazzato la sua ex ed il suo convivente”

Mi prende sottobraccio e mi conduce fuori, davanti ad una porticina di una baracca poco lontana, la apre e ne esce del fumo rosso.

Sono in pieno marasma: “Ma cosa è questo caldo e cosa sono queste fiamme?”

Alastor ancora sorridendo: “Coraggio, è il mio ingresso riservato. Le dico la verità, non sono un investigatore, ma un demone. Ecco, tra i tanti incarichi che Lucifero mi potesse dare, il mio è il peggiore di tutti. Faccio, si può dire, il portinaio. Ho il primo impatto con tutti quelli che arrivano quaggiù. È una bella rottura, quando capiscono dove sono arrivati, non gli sta bene ed allora strepiti, urla, proteste! Mai uno che accetti il suo destino, la sua condanna! E parlano, parlano, Dio mio, ops Satana mio, quanto parlano e quanto raccontano! Da alcuni anni ci siamo anche modernizzati: si registrano tutte le dichiarazioni degli ospiti, così non ci sono contestazioni con Minosse. Sua Eccellenza è un magistrato molto garantista! Comunque sia, se tutto quello che mi è passato per le mani fosse messo su carta, ne verrebbe fuori davvero un grande best-seller. Altro che quella cosa in versi scritta tanti anni fa da quel nasuto fiorentino o quelle robette che scrivi tu.
Fammi fare il mio lavoro. Poi, è un pezzo che t’aspettiamo! Anche se non ti ammazzavi, presto o tardi quaggiù da noi saresti finito. Benvenuto nel mondo degli spettri e all’inferno!”

Mentre Alastor se la tira, cerco di prenderlo con le buone: “Mica è giusto, devo finire la mia missione di scrittore, non posso finire come un qualunque borghesuccio del cazzo!”

Mi guarda in silenzio, poi, con tono dolce: “Maestro, ti vogliamo dare una seconda possibilità, ti facciamo tornare in vita. Se accetti firma qui con l’impronta del tuo pollice, sai, ci siamo modernizzati, niente firma con il sangue”
Non me lo faccio ripetere, premo il pollice sul documento e scompaio in una nuvola di fumo.

Alastor sorridendo: “Tutta questa premura ed è sparito. Che distratto che sono! Ho dimenticato di avvertirlo che è ritornato in vita, nel 1939, a Varsavia, reincarnato nel rabbino Shemuel Libowitz.  Giustappunto una cosetta simpatica. Siamo demoni e per questo carogne. Oh, come mi sono divertito, oh, come mi sono divertito! “

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Categorie: narrativa

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