Perché scrivo?

Mi è stato chiesto: perché scrivi, per chi scrivi, per te stesso o per gli altri.

Belle domande, me le sono poste anche io, provo a dare una risposta.

E la devo prendere alla lontana, per forza.

Tutto è iniziato che avevo otto anni: pensavo e scrivevo “sceneggiature” per le messe in scena dei giochi con i soldatini.

A quel tempo, inizi anni 50, non c’era ancora la televisione e d’inverno perché soffrivo di tonsillite mica mi facevano uscire per giocare all’aperto ed allora il tavolone di marmo della cucina diventava l’universo dei soldatini e delle pastore del presepe (le si usava per i personaggi femminili).

Continua a leggere “Perché scrivo?”

Racconti Ucronici- Parte Seconda

Dopo il primo racconto a tema 

Ecco il Secondo

Se Napoleone  vinceva a Waterloo: Il Monologo dell’Aiglon 

aiglonSarah Bernard en travesti interpreta l’Aiglon

 

 

Roma 20 ottobre 1845

Ah mà, me so rotto li cojoni de restà qui a Roma, ve siete accordati cor papa e l’avete fatto tornà e mò con sto titolo di Re de Roma me ce pulisco er culo o pe’ fatte contenta ce faccio ‘na forma de parmigiano. Tutti gli amici me pigliano pe’ er culo?

Dicheno che il vero re di Roma è er papa?

Io al massimo posso fa er pappa di quella troia de Zia Paolina che continua a scoparsi pittori e scultori che poi le fanno quadri e statue che vendono a peso d’oro.

Pauline_Borghese

E quel cornuto de’ er principe Borghese me vince a carte e tu diglielo a papà che è ‘na rivalsa contro la famiglia Bonaparte.

Nun lo pò fa con zio Luciano e zio Giuseppe e se la piglia con me.

Tu mi dici sempre di avere pazienza, mi dici che presto papà mi fa tornare a Parigi.

Non è che mi vuol fare fuori dall’eredità a favore di quel bastardo che ha avuto dalla figlia del presidente americano?

Altro che delfino.

Ho l’impressione di essere un tonno in una tonnara pronto ad essere fatto a pezzi.

E nun fa ‘sta faccia, non se sai nulla tu vero?

E già tu te ne sta a Parma a farti scopà dal tuo amichetto, te ne strafotti di me, pe’ te conta solo il tuo bastardo, il figlioletto che ha avuto dal tuo amante.

Tutte troie le femmine di famiglia Bonaparte.

Non se ne salva nessuna, sia le dirette che le acquisite.

E tu, imperatrice dei francesi, non ti vergogni, ma mica per le scopate che ancora ti fai alla tua età, ma per il fatto che ti sei data al commercio del formaggio parmigiano, hai avuto l’esclusiva per l’Europa e l’America.

I soldi ti escono dalle orecchie, ma di queste ricchezze non vedo un centesimo, devo tirare la cinghia con la piccola paghetta che papi, l’imperatore dei francesi, mi manda ogni mese.

Ci pensi il re di Roma, il principe ereditario di Napoleone che deve dipendere dal messo che ogni mese arriva al galoppo (si fa per dire) dal porto Civitavecchia.

E già papino non deve perdere l’occasione di fare sfoggio della potenza francese, fare arrivare una cannoniera con le vele al vento, solo per portare la mia paghetta.

Ma lo sa che ci sono le lettere di credito dei banchieri fiorentini!

Non c’è niente da fare, sarà anche imperatore, ma resterà per tutta la vita uno zappaterra corso.

Guarda maman o mi date soddisfazione o me ne vado a Napoli da zio Gioacchino, quello si che è uno che mi stima e mi vuole bene.

Infine sappilo, mi avete rotto poi co ‘sto nomignolo dell’Aiglon. Alla mia età fa ridere. E poi è er simbolo della Lazio, sai quanno me piace che sono er presidente del Circolo Ultra Forza Roma

copyright

Chi era L’aiglon ovvero Napoléon-François-Charles-Joseph Bonaparte,  il figlio di Napoleone e di Maria Luigia d’Asburgo clicca qui  

E’ stato pubblicato anche sul blog di Luciano Odorisio 

 

Racconti Ucronici- Parte Prima

L’ucronìa (anche detta storia alternativa o allostoria) è una forma di narrativa che tratta di un mondo la cui storia si è differenziata dalla storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi ipoteticamente possibili.

In questo racconto mi sono ispirato al romanzo di P. K. Dick la Svastica sul Sole ed ho immaginato che i nazisti abbiano vinto la II guerra mondiale.
Malgrado il successo della soluzione finale della Questione Ebraica sono ancora rimasti alcuni ebrei sfuggiti ai campi. Costoro non solo vanno cancellati dalla vita e ma va anche cancellato il ricordo della Shoah

ISTITUTO PSCHIATRICO A.EICHMANN PER LA SALVAGUARDIA DELLA RAZZA ARIANA

Il dottor Hans Mitterdorfer esamina con aria attenta la cartella clinica dell’ultimo ricoverato. L’uomo è profondamente addormentato, immerso in un sonno senza sogni chimicamente indotto, interrotto di tanto in tanto da sprazzi di risveglio durante i quali non fa altro che ripetere: “Chi sono? Chi sono? Datemi uno specchio voglio vedere come sono fatto. Non ricordo nulla “

“Beh va tutto come previsto” mormora tra se l’attento dottor Mitterdorfer aiuto primario dell’Istituto Psichiatrico Eichmann

Senza dire altro esce dal cubicolo.

L’uomo nel letto vorrebbe dire qualcosa, ma è troppo stanco, si gira su di un fianco e si addormenta. Ma ricorda e sogna. La memoria prossima è andata ma quella remota è troppo incisa nel profondo per essere cancellata dagli intrugli somministratigli da quei cialtroni dell’Istituto Eichmann.

Hai voglia ad iniettare schifezze nelle vene, la memoria della shoah è talmente impressa che non si cancellerà mai, è entrata nel DNA, è un gene dominante, come gli occhi neri, e verrà trasferito a tutti i discendenti.

E prima di entrare in quella specie di istituto il vecchio Moishe, grazie alla fertile Sara ha avuto un lunga schiera di eredi.

E la memoria della Shoah è stata trasferita.

Si andrà oltre i bastioni del tempo del millenario Reich.

Al pensiero un sorriso leggero increspa le labbra di Moishe Mayer.

Mitterdorfer che intanto è rientrato nel cubicolo, lo guarda sorpreso e non capisce la ragione del sorriso:”Che originali questi vecchi ebrei, malgrado tutto sorridono, chissà cosa gli per la mente”B

E’ stato pubblicato anche sul Blog di Luciano Odorisio 

copyright

Storia di uno scrittore in crisi di ispirazione

Con questo racconto ha partecipato al Concorso “Racconti nel cassetto” organizzato da Assoali  Concorso “Racconti nel cassetto” organizzato da Assoali 

logo-assoaliNon è entrato nella rosa dei finalisti, capita. Non si può piacere a tutti . 
Lo pubblico 

Eccola sulla bicicletta, davanti a cumuli di immondizia, va a fare la spesa alla salumeria che si trova all’imbocco del comprensorio e vende solo prodotti a breve scadenza. E pensare che, una volta, se non erano prodotti di marca, storceva il muso.

Ora vive dentro quella specie di villaggio vacanze dalle parti di Anzio, fatto di tante villette a schiera da periferia americana, costruite alla metà degli anni ’70, la maggior parte a pezzi per assenza di manutenzione.
Dentro quelle pareti umide ed ammuffite la mia ex moglie e mia figlia. Fuori dalla nostra casa dietro Villa Torlonia, sulla Nomentana. Generosamente e da coglione, quando la comprai gliela intestai. E lei l’ha svenduta dopo il divorzio, non ci voleva più restare neanche in fotografia.

Eppure, in quella casa, una volta fiumi di conversazioni, libri, tenerezza e affetto trasformati in torrenti di silenzio, tv, astio ed indifferenza.

E quando è arrivata l’indifferenza se ne è andata anche l’ispirazione. Non sono stato capace di scrivere un rigo.
Ed il mio editore mi dà i tormenti.

È arrivato il divorzio, le menzogne, le accuse di violenza domestica e di molestie nei confronti di mia figlia.

Tutte falsità concordate con quel panzone del suo avvocato che lei si scopava da un pezzo, quello schifoso ebreo-comunista.

Per me uomo di destra, per giunta estrema, essere cornificato con una zecca simile è stato il massimo dell’insulto.

Mi passa davanti in bicicletta, non si accorge di me, seduto in macchina, dietro i mucchi di immondizia, al freddo, come un coglione.

Ma io aspetto che faccia buio, mangio un panino, con un hot dog tiepido, comprato al carrettino all’angolo, buono solo per i cani.

È notte, una notte qualunque, ho scavalcato il basso muretto di cinta, chi cazzo vuoi che venga a rubare in questo posto di merda.

Nel giardino colmo di erbacce, un grill arrugginito perché mai servito per il barbecue, e due biciclette, la sua e quella di nostra figlia.
Lui con quel panzone non può andare in bici.

Sono fuori, davanti dalla finestra della camera da letto, guardo dentro in silenzi e lui, l’estraneo, il ladro, quasi sentisse la mia presenza, si sveglia, ansima e s’agita.
E la sveglia.

A stretto rigore lei è la mia ex, ma resta sempre di mia proprietà e a letto con il panzone giudeo non la digerisco. Lui è terrorizzato e trema tra le sue braccia.

Resto fuori, al buio, a fumare fino all’alba. Ritorno in macchina e resto lì seduto, con il giardino a portata di vista. Ho con me il binocolo di quando andavo a caccia di cinghiali. Li scruto da lontano.

La mattina, sotto il sole, il ladro esce in giardino, cerca tracce e, davanti alla finestra della camera da letto, trova tutti schiacciati i pochi fiori che vi crescono, le cicche delle Camel calpestate; e capisce che non se l’è immaginate mica, le cose. E dalle Camel intuisce la mia presenza, riconosce le sigarette che fumo.

La notte appresso e l’altra ancora ripeto la visita.
Gratto con le unghie sul vetro della finestra della camera da letto.
Si risveglia impaurito e risveglia la mia ex.
Di nuovo lei lo consola e di nuovo massaggia le gambe rigide come faceva con me, quando mi svegliavo di notte in preda ai crampi
Ma i suoi sono crampi di paura, e lei lo abbraccia e lo rincuora.

Ma poi lui comincia a pretendere sempre di più dalla mia ex. E lei come al solito finge vergogna, si pavoneggia avanti e indietro per la stanza, mentre lui la spinge dal di dietro come una carriola carica, carrettiere e carro.

Alla fine, stanotte, lui la sfiora appena e lei si sveglia di scatto, ansiosa e pronta. Sono nudi sotto le luci accese, seduti davanti alla toeletta e frenetici scrutano nello specchio.

Sono girati di spalle, apro la finestra, entro e mi avvicino a loro con la sigaretta accesa tra le labbra.
E la mia ex urla: “Cazzo, lo sai che non voglio che fumi in camera da letto. Quante cazzo di volte te lo devo…”

Non le lascio finire la frase, da sotto l’impermeabile tiro fuori la doppietta da caccia
caricata a pallettoni, quelli che si usano per i cinghiali. La scarica prende entrambi in pieno e insanguinati cadono all’indietro fracassando lo specchio della toeletta.

Mia figlia non è in casa, mi ero accertato che fosse dai nonni. Ho completato l’opera, posso tornare a casa.

Apro la porta di casa ed esco. Davanti al cancello, un tizio mai visto prima; indossa un
impermeabile simile a quelli da investigatore privato dei film americani degli anni ‘50. Cammina dondolando come se avesse i piedi arcuati, si avvicina e con tono inquisitorio: “Ho sentito un urlo, chi era?”

Gli rispondo deciso: “Niente paura, caro, è mia moglie. È solo un piccolo litigio tra innamorati! Ma tu chi sei?”

Il tizio: “Una donna innamorata? Sembrava una gallina sgozzata. Scusi se mi prendo questa libertà, signore! Sono anni che faccio l’investigatore, ma non ho mai sentito un tal urlo da innamorata. E pensare che di innamoramenti, e di conseguenze gradevoli e sgradevoli, hai voglia, quante ne ho ascoltate: dai mugolii di una australiana, dagli orgasmi multipli, ai litigi di gelosia, per i suoi giovanotti, da parte della maga delle televendite. Quanto avrei da raccontare!”

Ora sono curioso di capire: “Oh, molto interessante! Sai, sono uno scrittore, mi piacerebbe sentire le tue storie, posso usarle per il mio prossimo romanzo, sono in crisi di ispirazione, e per te ci sarebbe una bella mancia. Ma stavi seguendo me, come mai, come ti chiami, caro?”
Risponde in fretta: “Alastor a servivi, signore! Che bel mestiere lo scrittore! Sa che somiglia a Borges, quello scrittore argentino. Ho visto un manifesto nella libreria all’angolo. Sono un investigatore, ma mi piace leggere. La sto seguendo perché incaricato dal suo editore, è preoccupato per lei.”

Le sue parole stimolano la mia vanità: “Questa mia somiglianza la notano in molti e mi ha aiutato nella carriera. Poi, che strano il tuo nome!”
L’investigatore mi prende sottobraccio e con tono confidenziale: “Lo devo a mio padre, era un libero pensatore, occultista e appassionato di tutto il ciarpame demoniaco. Non sono neanche battezzato e non è che la cosa mi interessi più di tanto. Con questo nome che suscita tanta curiosità ho avuto qualche problemino, ma mi ci sono affezionato!”
Gli rispondo:”Ora che ci penso è il nome del demone che vendica i torti subiti. Ecco perché mi era familiare. Che strano mi sia venuto in mente subito!”
Alastor quasi rinfrancato: “Con tutti questi libri sul demonio è sulla bocca di tutti. Ma davvero le interessano le mie storie? Se vuole davvero le posso raccontare molte storie interessanti. Venga con me in agenzia e le posso mostrare anche alcune reliquie dei vari clienti.”

Non mi sembra vero, mi sono liberato della mia ex, del ladro e mi tornerà l’ispirazione: “Sì, davvero! Mi interessa, voglio ispirarmi a storie vere.

Alastor mi prende di nuovo sottobraccio: “Ah, dimenticavo, da poco è stato ritrovato il corpo di un tale, si è suicidato, un colpo di fucile in bocca e adieu. Prima però ha fatto fuori per gelosia la ex moglie ed il suo attuale convivente, li ha sorpresi mentre scopavano, due colpi di fucile ed è finito tutto. La tipica storia da Tragedia della gelosia. I particolari in cronaca. Una storia banale, da piccolo borghese frustrato, non come le storie che raccontava una volta lei, personaggi esagerati, feroci, pazzi. Sono un suo ammiratore, me lo faccia dire, ho letto tutti i suoi libri. Peccato, da molto non ne escono più!”

Lo prendo sotto braccio: “Senza falsa modestia, queste storie da piccoli borghesi le lascio agli scrittori di soap opera. Io scrivo cose di alto livello! Prima di andare in agenzia, parliamo di cose serie. Ora siamo in confidenza e ti dico un mio piccolo segreto. Anzi mi devi aiutare a risolvere un problemino. L’urlo da gallina sgozzata era della zoccola, quando l’ho sorpresa mentre si faceva inculare dal suo amichetto. Ecco mi dovresti aiutare, devono uscire dalla villa in maniera riservata, che so in una cesta della biancheria sporca. Poi penseremo a come liberarci delle salme. Ovviamente ti sarò riconoscente in maniera molto tangibile.”

Alastor sorridendo: “Al suo servizio, signore, ma c’è un particolare, i cadaveri sono tre.”

Entra nella villa e spalanca la porta della camera da letto e mi spinge all’interno.

Guardo dentro: “Ma, ma, ma, di chi è quel corpo sul letto? È senza faccia! Si è sparato in bocca!”

L’investigatore: “Ma è il suo, signore, non l’ha capito che il suicida è lei, si è sparato una fucilata in bocca dopo aver ammazzato la sua ex ed il suo convivente”

Mi prende sottobraccio e mi conduce fuori, davanti ad una porticina di una baracca poco lontana, la apre e ne esce del fumo rosso.

Sono in pieno marasma: “Ma cosa è questo caldo e cosa sono queste fiamme?”

Alastor ancora sorridendo: “Coraggio, è il mio ingresso riservato. Le dico la verità, non sono un investigatore, ma un demone. Ecco, tra i tanti incarichi che Lucifero mi potesse dare, il mio è il peggiore di tutti. Faccio, si può dire, il portinaio. Ho il primo impatto con tutti quelli che arrivano quaggiù. È una bella rottura, quando capiscono dove sono arrivati, non gli sta bene ed allora strepiti, urla, proteste! Mai uno che accetti il suo destino, la sua condanna! E parlano, parlano, Dio mio, ops Satana mio, quanto parlano e quanto raccontano! Da alcuni anni ci siamo anche modernizzati: si registrano tutte le dichiarazioni degli ospiti, così non ci sono contestazioni con Minosse. Sua Eccellenza è un magistrato molto garantista! Comunque sia, se tutto quello che mi è passato per le mani fosse messo su carta, ne verrebbe fuori davvero un grande best-seller. Altro che quella cosa in versi scritta tanti anni fa da quel nasuto fiorentino o quelle robette che scrivi tu.
Fammi fare il mio lavoro. Poi, è un pezzo che t’aspettiamo! Anche se non ti ammazzavi, presto o tardi quaggiù da noi saresti finito. Benvenuto nel mondo degli spettri e all’inferno!”

Mentre Alastor se la tira, cerco di prenderlo con le buone: “Mica è giusto, devo finire la mia missione di scrittore, non posso finire come un qualunque borghesuccio del cazzo!”

Mi guarda in silenzio, poi, con tono dolce: “Maestro, ti vogliamo dare una seconda possibilità, ti facciamo tornare in vita. Se accetti firma qui con l’impronta del tuo pollice, sai, ci siamo modernizzati, niente firma con il sangue”
Non me lo faccio ripetere, premo il pollice sul documento e scompaio in una nuvola di fumo.

Alastor sorridendo: “Tutta questa premura ed è sparito. Che distratto che sono! Ho dimenticato di avvertirlo che è ritornato in vita, nel 1939, a Varsavia, reincarnato nel rabbino Shemuel Libowitz.  Giustappunto una cosetta simpatica. Siamo demoni e per questo carogne. Oh, come mi sono divertito, oh, come mi sono divertito! “

copyright

A che serve il professore?

#COMUNICAZIONE

scuola-ieri-e-oggiScuola-ieri-e-oggi-alunni1482445249027L_Attimo_Fuggente_11351026

Nella valanga di articoli sul bullismo nelle scuole ho letto di un episodio che proprio di bullismo non definirei ma al massimo d’impertinenza – e tuttavia si tratta di un’impertinenza significativa. Dunque, si diceva che uno studente, per provocare un professore, gli avrebbe chiesto: “Scusi, ma all’epoca d’Internet, Lei che cosa ci sta a fare?” Lo studente diceva una mezza verità, che tra l’altro persino i professori dicono da almeno vent’anni, e cioè che una volta la scuola doveva trasmettere certamente la formazione ma anzitutto nozioni, dalle tabelline nelle elementari, alle notizie sulla capitale del Madagascar nelle medie, sino alla data della guerra dei Trent’anni nel liceo. Con l’avvento, non dico d’Internet, ma della televisione e persino della radio, e magari già con l’avvento del cinema, gran parte di queste nozioni venivano assorbite dai ragazzi nel corso della vita extrascolastica. Mio padre da piccolo non sapeva che Hiroshima fosse in…

View original post 414 altre parole

Dal Blog di Luciano Odorisio: La storia di Zio Vittorio

foto famiglia

Zio Vittorio è quello al centro della foto in basso

Come ogni 25 aprile propongo la medesima storia in memoria di Zio Vittorio. Anche per questo nella nostra famiglia non si pratica il revisionismo storico

Il giorno dei morti del 1952, la rotonda, davanti al cimitero di Benevento, è affollata di fiorai improvvisati che da grosse ceste di vimini offrono ai visitatori spennacchiati e polverosi crisantemi giallo pallido.

Nonna Maria, con me al seguito supera di corsa la schiera dei questuanti.

Nella profonda borsa di paglia un fascio di begonie striate di viola raccolte la sera prima dalle piante del giardino sul terrazzo di casa. “A mio figlio i fiori dei morti? Ma per l’amore di Dio!”.

safe_image

E come ogni anno, seduta davanti alla lapide, Nonna racconta, a me ed anche a chi non vuole ascoltare, la storia del  figlio Vittorio.

La racconta in terza persona, è una favola senza lieto fine.

Per continuare a leggere clicca qui 

E. Hopper story: Transferred, address unknown

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

E. Hopper – Domenica mattina presto

Il jet leg dopo una settimana è svanito.

E sono anche finiti gli incontri giornalieri con i rappresentanti della Comunità italiana di New York.

Il week end è libero da impegni ed è arrivato il momento di togliersi quella repressa curiosità che si porta appresso da quando è sbarcato al JFK: ritrovare le tracce perdute da venticinque anni di Anita.

Era Natale del 1963 e l’ultima lettera era ritornata dall’America con la scritta: transferred, address unknown

Eppure il giorno prima dall’archivio del Consolato il padre di Anita risulta ancora al vecchio indirizzo 191 W 43rd St.

Domenica mattina alle 8 in punto squilla la sveglia, si veste di corsa, jeans, scarpe comode, giubbetto di jeans, dopo una settimana di giacca e cravatta ne ha ben diritto.

Con la mappa della metropolitana trova l’indirizzo, è all’incrocio con l’Ottava Avenue, un isolato dalla fermata della Metro del Terminal Bus di Port Autorithy.

port

A passo di corsa si fa tutto l’isolato, sull’Ottava una folla di pendolari scesi dagli autobus.

All’angolo della 43rd cambia lo scenario.

Marciapiedi stretti, ingombri di sacchi neri di rifiuti che quasi tracimano sulla strada.

new york

L’indirizzo è un palazzo che ha conosciuto tempi migliori, tutto il piano terra rivestito di legno annerito dallo smog, i piani superiori l’intonaco una volta rosso pompeiano è sbiadito in un rosa chiazzato di muffa. Di lato al portone una farmacia, l’insegna Sielber’s Pharmacy ,la vetrina polverosa, tre tendine di plastica colorata impediscono la vista all’interno.

hopper Continua a leggere “E. Hopper story: Transferred, address unknown”

Un quadro, una storia: Il segreto del Giallo Bizantino

Edward_Hopper-Nighthawks-1942
E. Hopper- Nottambuli- Il bar di Phillie

“Il bar di Phillie’s è in fondo al molo, ci troverò da bere, ho sete, ho freddo anche se fa caldo. Devo telefonare a Don Barzini. Mi manderà a prendere, l’ha promesso. Mi darà protezione dalla vendetta della Mafia Turca.

Mi troverà un posto sicuro, cazzo. Resto nascosto, sì, finché non mi riprendo.

Ma cos’è tutto ‘sto sangue, perdio.

Non devo perdermi d’animo.

Mi ricuciranno.Tornerò a lavorare.

Me l’aveva detto Luisa di lasciare perdere, di dimenticare la mia ossessione.

Ma dovevo farlo: i miei quadri saranno davvero capolavori.

Ora ho il segreto del giallo dei miniaturisti bizantini, quel segreto conservato per secoli, strappato al povero Effendi Bashir, servo di Kaiser Sose il capo della mafia turca. I miei ritratti saranno come quello di Klimt fece ad Adele Bloch-Bauer, venderò tanto e la mia vita cambierà.

800px-Gustav_Klimt_046

Ma quanto sangue per la miseria. Fa male, cazzo brucia. La formula era nascosta un sacchetto che Effendi portava legato al collo,senza capirne il valore, il minchione. Un ricordo di suo padre, che l’aveva a sua volta ricevuto dal suo.

Della sua famiglia, i componenti maschi, erano stati per secoli ignari servi dei maestri miniaturisti bizantini e turchi. Quel giallo delle antiche miniature, quel color oro improducibile: se ne era persa la formula, ma ora è mia, ce l’ho fatta.

Quell’idiota di Effendi non voleva mollare il sacchetto pur non conoscendone il valore. “Memorie di famiglia”.Ha fatto resistenza e l’ho sgozzato come un’anatra. Per questo Kaiser Sose mi ha scatenato addosso i suoi scagnozzi.

 Mi hanno beccato, ma sono riuscito a farli fuori.

Cristo ‘sta ferita al collo brucia, cola sangue e ho un gran freddo nelle ossa. Ma adesso giro l’angolo, sono arrivato ormai è fatta.

A quest’ora al bar ci sarà solo il vecchio Phillie.

No, no, vedo altre persone oltre la vetrina, una donna, cazzo…è Luisa.

Diosantissimo, c’è Luisa nel locale, oltre a Phillie. E altri due. Chi sono? Non mi sembrano turchi, forse sono gli uomini di Don Barzini, Luisa ha chiesto aiuto a Don Barzini ecco com’è andata. Al boss piacciono i miei quadri. Sono in salvo, mi resta solo da aprire la porta del bar

Questi sono gli ultimi pensieri di Mike Merish, pittore e soldato della famiglia Barzini.

Appena Mike spalanca la porta del bar, i due uomini in attesa si voltano verso di lui e appoggiati al bancone color rosso, fanno partire due raffiche di mitra che completano il lavoro iniziato dai turchi.

La pax mafiosa non si può rompere per colpa di uno stupido soldato che ha la fissa della pittura.

Ed i tre escono prima che arrivi la polizia.

Luisa ha nella borsetta una busta gialla gonfia di dollari e mormora:”Pace all’anima tua, povero Mike, non si campa con la pittura”

Ed il sacchetto con la formula del giallo bizantino finisce in un secchio della spazzatura dell’Istituto di Medicina legale di New York.

 Di Raffaele Abbate 

copyright

per  commentare usare  il form

Un quadro, una storia- La ballerina della caccia alle streghe

Hopper prima fila 1951

E. Hopper-Prima fila

Ed ora cosa mi accade, dopo due anni di prima ballerina con la compagnia New York City Ballet di George Balanchine. Il maestro mi ha fatta arrivare dall’Ungheria e grazie al contratto con la compagnia ho avuto la carta verde ed il visto O1 B da artista, che dura tre anni. Andava tutto bene, poi George mi ha ceduta per un spettacolo di danza moderna a Jerome Robbins, solo una stagione poi sarei tornata ad indossare le scarpette bianche come quelle dell’accademia della Danza di Budapest.

Ma mi sono accorta che danzare a piedi nudi mi ha preso fin dentro l’anima, il cuore, il cervello e tutto il corpo.

Volo come una falena impazzita sulle tavole del palcoscenico.

Sono diventata la prima ballerina di Jerome, credevo di interessargli anche come donna, ma aveva altri interessi , anche se con molta discrezione.

Per la stampa gossippara ero la sua accompagnatrice ufficiale. La cosa per me andava bene, non avevo voglia di una storia d’amore , mi avrebbe distratta dalla danza.

Abbiamo preso il teatro Cherry Lane, quello da anni è una casa per lavori non tradizionali e sperimentali. Aprimmo la stagione con uno spettacolo di danza, di poesia, di canto e musica, un originale adattamento de’ La carriera di un libertino con musica di Igor Stravinskij e libretto di Wystan Hugh Auden. La censura come al solito fu pressante, ma riempimmo la sala, spettacolo fino alla fine con applausi scroscianti, benchè nel fondo della platea ci fosse una schiera di sbirri pronti a interrompere lo spettacolo e trascinarci tutti al distretto di polizia.

old-cherrylane2

Il mattino dopo le recensioni dei giornali progressisti furono positive, ma il critico del New York Times fu feroce, parlò di scandalo, di esaltazione del “vizio proibito” (usò questi termini) e di anti americanismo. Dopo una settimana dalla prima il primo ballerino Igor mio compagno di accademia a Budapest, arrivati insieme a New York, prese un’overdose di eroina chissà quanto volontariamente e non si svegliò più, forse era stufo dei giochetti di Jerome, era solo un ragazzo desideroso di amore.

L’articolo del New York Times mise in agitazione Jerome, per giorni non parlò d’altro non faceva che ripetermi: “la commissione McCarthy sta facendo una strage di attori presunti comunisti e di omosessuali, per il senatore del Wisconsin sono la stessa cosa, ho paura che i suoi sbirri mi vengano a cercare e cosa cazzo gli dico

Cercavo di calmarlo:“Jerome figurati se McCarthy pensa a te sai quanto se ne frega dei tuoi giochetti con i ballerini e con la polverina bianca. A lui interessano le spie comuniste”

Ieri mattina presto Jerome mi ha chiamato a casa: “Eva sono, anzi siamo nei casini, stanotte alle due hanno fatto irruzione a casa quattro marcantoni del FBI, mi hanno scaraventato giù dal letto e mezzo nudo mi hanno portato in una casa sicura (hanno detto loro). Poi mi hanno portato in una stanza con le sbarre, mi hanno puntato una lampada negli occhi mi hanno chiesto se conoscessi agenti segreti sovietici. Urlando, è  meglio che parli se no ti consegniamo a quelli della Narcotici e passi un guaio per lo spaccio di droga con i tuoi amici ballerini. A noi interessano solo i nomi delle spie sopratutto straniere. Dobbiamo troncare questa pericolosa rete. Dacci una mano e chiudiamo gli occhi su tutto il resto e te ne torni bello tranquillo a casetta tua. Eva sono un vigliacco ho fatto anche il tuo nome, sei ungherese e per questo sei sospetta. Credo che tra un po’ ti verranno a prendere, ma se fai qualche nome anche tu, te la scampi.”

Ed ora eccomi qui, seduta in uno stanzino della casa sicura in attesa di essere interrogata sulle spie che conosco, come mi hanno detto all’ingresso. Non so un cazzo di spie comuniste, ho solo pensato alla danza. Sono scappata via da Budapest, non mi piaceva quell’atmosfera di pressione e di limitazione della libertà, quelli erano comunisti, ma questi sono anche peggio. Dovrei mentire, fare qualche nome, tirare in questa merda di persecuzione qualcuno che ha l’unica colpa di essere straniero. Forse potrei fare il nome di Igor come capo della rete delle spie ungheresi. E’ morto e non gli possono fare nulla. Ora aspetto che entrino nella stanza. Poi decido.  Sono entrati due ragazzoni, i tipici bravi ragazzi americani, capelli corti, il viso paffuto ed il completo nero da beccamorto. Si siedono di davanti a me, aprono un taccuino nero ed aspettano in silenzio che parli. Poi uno mi sussurra: “Intanto la mandiamo a casa , così riflette , si faccia consigliare dal suo amico Jerome, lui sa bene cosa fare”

Ed ora eccomi qui con te Jerome per le prove del nuovo spettacola, è inutile che cerchi di farmi ragionare, sai cosa c’è di nuovo, non ho nessun nome da fare non conosco alcuna spia sovietica , ungherese, di qualunque nazionalità. Lo so che ora mi revochereranno la carta verde e mi rimetteranno su un aereo per Budapest. Ora merde di americani andate a fare in culo, in questo paese di merda non ci voglio più vivere, meglio il regno del male, meglio il Comunismo, almeno è casa mia. E forse mi riprenderanno nel corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Budapest. Ah prima che passi di mente, tieniti la pelliccia che mi hai regalato

 Di Raffaele Abbate 

copyright

per commentare usare il form

Sistema Binario: Luoghi e immagini-Parte IV

dopo la Prima parte 

la Seconda Parte

la Terza parte 

ECCO LA IV PARTE

Una fila di coscritti di leva e di richiamati sostano davanti all’ingresso del Distretto Militare di Avellino, con in mano la cartolina rosa che ordina loro di andare a servire la patria. E’ passato da pochi giorni il 24 maggio e l’esercito sta marciando per raggiungere la frontiera e far contro il nemico una barriera.

distretto

Ottone è arrivato di buon’ora con la speranza di sbrigarsi presto e di ottenere la riforma per la malaria che ha beccato anni prima tra le paludi della Foresta di Allegheny in Pennsylvania.
paludi

Ha già in tasca il contratto di lavoro con la New York Central Railroad , nella stazione di Syracuse. Deve trovarsi ai primi di settembre, ha già prenotato il viaggio da Napoli a New York per lui la moglie ed i due figli. Si parte ai primi di giugno per non tornare più, forse. Aspetta la conferma della compagnia di navigazione per andare a pagare.

santa-fe-train-ca-1890-fa2203

E si parte per il fronte. Sulle pareti dei vagoni, di sicuro su ordine del comandante di piazza, qualcuno ha tracciato con la vernice bianca scritte patriottiche: tutti a liberare Trieste e Trento, Cecco Peppe stiamo arrivando. Tre giorni di viaggio ammasssati in carri merci marci, prima usati per il trasporto dei bovini al foro boario di Nola.

treno

Allo scoppio della guerra, nel maggio del 1915, gli austriaci hanno occupato subito il Col di Lana ed il collegato monte Sief, perché la loro posizione permetteva il controllo della strada verso la Val di Fassa, la Val Badia e tutto il Tirolo Meridionale.

col di lana versante sud

All’arrivo davanti al Col di Lana vengono accolti da scariche di artiglierie e vengono messe in opera profonde trincee a protezione della sede del comando- Il genere vuole arrivare senza rischi, attraversando le trincee sino alla torretta di osservazione verso il Col di Lana.

col di lana generali

Ogni tanto inutili scambi di artiglieria, colpi di mortaio dalla cima del colle che non colgono alcun bersaglio a cui risponde l’artiglieria italiana dal basso, solo per scavare profonde buche nella terra di nessuno tra le due trincee.

cannoni
Per me la guerra sono i disagi che preparano la battaglia; le notti insonni, le veglie su massi ghiacciati e duri; le piogge che bagnano le ossa senza che ci si possa cambiare; il vento pieno di ghiaccioli che taglia la faccia; le marce notturne, in cui ad ogni sasso, ad ogni sterpo, ci lasciamo un brandello di noi; le lunghe, pazienti attese in questa trincea, gocciolante di acqua e di umidità, i piedi ghiacciati che gelano; i viveri che quando arrivano sono gelati; guerra è subire il fuoco, la pioggia nemica di granate e non potersi difendere e dover star fermi e mordersi di rabbia per non poter ripondere al fuoco di chi ci è nemico e che non conosciamo; guerra è il cadavere dell’amico fatto a pezzi vicino a te, ricoveri saltati in aria e gente orrendamente e orribilmente macellata.

la-grande-guerra

 

Il  tenente Brugneri si mette ad osservare con il binocolo i suoi amati fratelli austriaci, un raggio di sole colpisce la lente, è un bersaglio troppo facile per il cecchino appostato in cima al colle, un colpopreciso, sfonda la lente e penetra nell’occhio destro. Brugneri cade morto a faccia in giù nel fango della trincea, non si è reso conto di nulla.

fucili

Mucchi di cadaveri vanno a riempire le buche della terra di nessuno scavate dagli scambi di artiglieria. Davanti a questo macello viene dato l’alt e la terza ondata resta in trincea. Ma la strategia degli alti comandi impone la conquista di quel fottuto colle. ammonticchiano.  Ed i morti si ammonticchiano sui reticolati e nella terra di nessuno.

trincea 1

trincea

 

Truppe_italiane_Isonzo

Ma crepano anche per mano italiana. Il 31 luglio 5 soldati del plotone al comando di Brugneri, nell’intervallo di un attacco, non risultano presenti all’appello. Il giorno dopo i carabinieri a supporto e vigilanza delle operazioni li beccano mentre cercano di allontanarsi lontano dalla zona dei combattimenti. Dall’interrogatorio  si ricostruiscono gli eventi. I due ammettono le proprie colpe nella speranza di cavarsela. Speranza inutile. Mezz’ora di udienza del tribunale militare e la sentenza è : Diserzione davanti al nemico, pena la fucilazione alla schiena. La sentenza viene eseguita nel piazzale antistante le cucine

fucilazione

Data la conformazione del terreno, non è possibile attaccare la posizione nemica, allora un grande stratega pensò di costruire gallerie che permettessero di arrivare sotto il dispositivo difensivo austriaco e farlo saltare in aria. E’ iniziata la battaglia di mine e tocca ad Ottone e alla sua squadra. Prima di Natale inizia lo scavo. E’ un lavoro duro , si scava a mano, quando si deve usare l’esplosivo per far saltare la roccia più dura, Ottone presdispone piccole cariche che fa brillare non appena parte un fuoco di artiglieria per coprire il rumore e non far svelare il piano

col-di-lana-mina007-1000x600

Ottone, è il suo mestiere, carica i fornelli al lume di candela, mentre una trentina di uomini, stesi a terra nell’ultimo tratto dello scavo, fanno il passamano respirando appena, per l’aria viziata, (le pompe ad aria compressa sono state spente, troppo rumore) e l’azione intossicante della gelatina. In nove ore di duro lavoro le due camere di scoppio sono riempite. Il nemico è ormai vicino: si possono addirittura sentire dei passi sopra la volta della galleria. Tutto l’esplosivo è sistemato, Ottone da il via libera e vengono stesi e allacciati i circuiti elettrici.

esplosione

Con il binocolo puntato verso la cima del colle Ottone contempla lo spettacolo superbo. Sulla vetta si è alzata una nube grande, maestosa, immensa, e poi una colossale fontana, diretta verso l’alto, di blocchi, di massi, chissà forse di uomini. Si abbassa il fumo, la cima del Col di Lana non esiste più, il presidio austriaco della cima è rimasto quasi tutto sepolto nell’esplosione.

Un'enorme nuvola, a forma di croce, sovrasta il Col di Lana.

 

Continua 

Di Raffaele Abbate  e Caterina Abbate 

copyright

per commentate usare il form

 

 

 

 

 

 

Sistema Binario: Luoghi e immagini- Parte III

lehigh_valley_railroad_system_map-svgIL TRACCIATO FERROVIA NEW YORK-BUFFALO CON DIRAMAZIONI

Ottone, accompagnato dall’agente della compagnia ferroviaria sale su un treno merci carico di operai di tutte le razze che, dopo una giornata di viaggio, lo scarica in un posto in mezzo al nulla, c’è un baracca di legno, un binario direzione est ovest (o viceversa), un silos con del carbone e il solito serbatoio dell’acqua.
Union Pacific Railway - Andrew J. Russell

Il paese più vicino è a diversi chilometri. Ottone è stato portato li, con una squadra per la maggior parte di cinesi per costruire la diramazione della linea ferroviaria principale verso un paese ancora senza nome .

Union Pacific Railway - Andrew J. Russell

In quel inferno in terra ci rimane quasi un anno. Costruiscono quaranta e più chilometri di ferrovia, in mezzo al caldo, gelati da bufere di neve ed inzuppati da piogge torrenziali

Union Pacific Railway - Andrew J. Russell

Dopo un po’ di tempo, visto che, chissà perché, i cinesi lo stanno ad ascoltare, il boss, un tedesco grande e grosso, lo nomina capo squadra.

Union Pacific Railway - Andrew J. Russell

Finita la diramazione di quel posto sperduto, il boss lo manda a Buffalo dove c’è un grosso deposito di materiale, dalle rotaie alle traversine, dai bulloni al carbone da distribuire sulla linea.

Union Pacific Railway - Andrew J. Russell

I lavoratori delle ferrovie sono poco più che servi delle compagnie ferroviarie. Non sempre si ha in mano un contratto di lavoro che comunque, quando c’è, non li risparmia dall’essere sfruttati per un compenso miserevole.

Union Pacific Railway - Andrew J. Russell

 

Continua 

Di Raffaele Abbate  e Caterina Abbate 

copyright

 

per commentare usare il form

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sistema Binario: Luoghi e immagini- Parte II

Era rimasto ben poca cosa: un fondaco, di fianco alla Chiesa di san Giovanni.

San Giovanni Battista

Don Francesco si è giocato in una mano di baccarat contro il figlio bastardo di Monsignor Alfio Corona la nuda proprietà del palazzo di famiglia
valle

Ottone ha  ricevuto in eredità la casupola di Via Valle sottratta alle grinfie del padre.

via valle

Ottone per sopravvivere ricorre a prestiti dando a garanzia, falsificando la firma paterna, le case dell’Ariella

download (1)

 

Una mattina d’estate del 1906 Ottone ciondola nella piazza, per vendere qualche sacco
di grano del raccolto grandinato. Qualcuno gli mostra un tale, vestito da gran signore, è un agente di emigrazione che è arrivato ad Ariano per cercare operai disposti a lavorare per una compagnia tra New York e Buffalo

villa comunale

Lunga è sosta sul molo dell’Immacolatella in attesa che il bastimento per le terre assai lontane attracchi e consenta l’imbarco dei passeggeri in attesa.
Una lunga schiera, facce tristi, ma negli occhi una luce, è la speranza di una vita nuova oltre l’Oceano.

immacolatella
Gli emigranti, Angiolo Tommasi

Non vi sono cuccette, ma amache di corda agganciate a supporti metallici avvitate alle pareti e  tavole di legno da usare come sedute o come pagliericcio

sottoponte

Oltre un mese di navigazione, prima attraversando il Mediterraneo e poi nell’Oceano Atlantico, a soffrire il caldo ed il freddo, a vomitare anche l’anima durante le tante tempeste.

NAVECARICA

Vengono celebrati alcuni funerali a bordo, di alcuni bambini che non sono sopravvissuti ai disagi, senza tante formalità, le salme lanciate a mare in un sacco di tela, tra le lacrime dei familiari ed il comandante che biascica una preghiera

carrette

Dopo la rituale quarantena ad Ellis Island, Ottone, accompagnato dall’agente della compagnia ferroviaria sale su un trenoellis_island_arrivals1904

Continua 

Di Raffaele Abbate

1copyright

Per commentare compilare il seguente form