Sono arrivati i barbari

Una mia personale riscrittura de  I barbari di Kavafis

mario_borghezio_R400

 

Che aspettiamo, raccolti nella piazza?

Sono arrivati i barbari.

E’ tempo di fuggire.

 

Perché mai agitazione nel Senato?

E perché i senatori che siedono non fan leggi?

 

Son arrivati i barbari.

Sono essi diventati senatori

Che leggi devono fare i senatori?

I barbari non fanno leggi.

 

Perché il re dei barbari s’è levato

così per tempo e sta, solenne, arricciando la barbarica barba,

aspetta di ricevere

omaggio dai suoi sudditi.

 

Egli il loro capo

ha già disposto

che se non riceverà il giusto omaggio

radunerà nella piazza i suoi uomini

e leggerà una pergamena ove

egli ha scritto epiteti e punizioni

per chi non obbedisce.

 

I barbari levano alte le loro insegne stellate

portano doni ai nostri senatori

 

Oggi sono arrivati i barbari,

e questi doni dei barbari fan impressione ai nostri senatori.

 

Perché i nostri valenti oratori non vengono

a snocciolare i loro discorsi, come sempre?

 

Oggi son arrivati i barbari:

essi sdegnano la retorica e le arringhe

e gli oratori si sono adeguati

 

Perché d’un tratto questo smarrimento

ansioso? I volti come si son fatti seri.

Perché rapidamente le strade e piazze

si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?

 

S’è fatta notte, ora i barbari sono tra noi.

Hanno superati i confini,

hanno detto che non sono più barbari.

Siamo noi ora i barbari.

 

E adesso cosa sarà di noi?

Credevamo che quella gente fosse una soluzione

ed ora è troppo tardi per tornare indietro.

Corso di scrittura: Lezione n. 2

dopo la Lezione n. 1 ecco la seconda

Lezione n. 2: Romanzonzo/Raccontonzo se  li conosci lo eviti

 

In un’operazione di formazione che si rispetti e che voglia raggiungare  i suoi obiettivi più che illustrare cosa fare è più importante illustrare cosa non fare e mi riferisco alla iattura dei raccontonzi.

In qualità di massimo studioso mondiale della Poesonza e creatore della definizione (provate a digitare Poesonza sul web…) ho il piacere di esporre qui le sue caratteristiche che si possono riferire anche alla narrativa.

E’ di tutta evidenza il significato della parola: Poesia + stronza e si riferisce alle poesie pubblicate a piene mani sul web.

Da essa derivano termini poetonzo/poetonza.

Per la narrativa ne consegue il termine: Romanzonzo/Raccontonzo.

poesonza.png

Ovviamente il termine non vuole avere un significato offensivo perché si tratta di una vera malattia a carattere epidemico-infettivo per cui, qualora se ne comprendono le caratteristiche, si può facilmente sfuggire al contagio.

I sintomi principali sono:

a) Mancanza totale di autocritica: ad ogni osservazione o critica l’autore ribatte con lamenti e strepiti e la frase tipica “a me mi piace così”;

b)Nel testo abuso di immagini di fiori quali i giaggioli, i biancospini et similia;

c) Nel testo abuso di immagini di volatili quali gabbiani, rondini, passeri, colombe et similia;

d)Nel testo abuso di immagini di mare in tempesta, di pioggia o di qualsivoglia evento atmosferico sempre in modalità eccessiva; e)Tematiche abituali sono le macerazioni amorose, dubbi esistenziali, i lamenti et similia.

La frequentazione antica di numerosi siti di scrittura, le altrettanto numerose partecipazioni a meeting letterari mi inducono a cercare di teorizzare e sistematizzare il mio punto di vista espresso più volte nel corso dei vari incontri in merito alle correnti letterarie maggiormente presenti sul Web.

E’ di tutta evidenza che qualunque attività di definizione è per forza di cosa approssimativa sia perché risente della componente oggettiva sia per la limitatezza del campione oggetto di studio.

Continua a leggere “Corso di scrittura: Lezione n. 2”

Corso di Scrittura-Lezione n. 1

Prima Lezione ovvero Dialogo tra uno Scrittore di successo ed un aspirante scrittore

Scrittore: Romanzi, Raccolte di racconti, nuovi di zecca. Vuole acquistare caro amico le mie opere’

Aspirante: Potrei anche acquistarle, ma vorrei qualcosa in cambio

Scrittore: Dimmi pure, cosa vorresti ?

Aspirante: Oh illustrissimo vorrei conoscere i tuoi segreti di scrittura

Scrittore: La cosa non è tanto semplice da spiegare. Poi perché lo chiedi a me. Sul Web ci sono tanti che organizzano corsi di scrittura creativa. Digita Corsi di scrittura e ti vengono fuori pagine e pagine di proposte di corsi.?

Aspirante: Caro Maestro, ma davvero credi che questi corsi siano utili, che insegnino come si scrive un romanzo o al limite un racconto che abbia la possibilità di essere pubblicato da un editore non a pagamento, venduto ed infine trovare lettori?

Scrittore: C’è un detto che ha una sua validità, “Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna, chi non sa insegnare insegna agli insegnanti, e chi non sa insegnare agli insegnanti fa politica”.

Aspirante: Ed allora ho fatto bene a rivolgermi a te , illustrissimo maestro

Scrittore: Mio giovane amico evita leccate, non mi impressioni con questi mezzucci. Intanto qualche consiglio te lo posso dare.

Aspirante: L’ascolto maestro.

Continua a leggere “Corso di Scrittura-Lezione n. 1”

Perché scrivo?

Mi è stato chiesto: perché scrivi, per chi scrivi, per te stesso o per gli altri.

Belle domande, me le sono poste anche io, provo a dare una risposta.

E la devo prendere alla lontana, per forza.

Tutto è iniziato che avevo otto anni: pensavo e scrivevo “sceneggiature” per le messe in scena dei giochi con i soldatini.

A quel tempo, inizi anni 50, non c’era ancora la televisione e d’inverno perché soffrivo di tonsillite mica mi facevano uscire per giocare all’aperto ed allora il tavolone di marmo della cucina diventava l’universo dei soldatini e delle pastore del presepe (le si usava per i personaggi femminili).

Continua a leggere “Perché scrivo?”

Racconti Ucronici- Parte Seconda

Dopo il primo racconto a tema 

Ecco il Secondo

Se Napoleone  vinceva a Waterloo: Il Monologo dell’Aiglon 

aiglonSarah Bernard en travesti interpreta l’Aiglon

 

 

Roma 20 ottobre 1845

Ah mà, me so rotto li cojoni de restà qui a Roma, ve siete accordati cor papa e l’avete fatto tornà e mò con sto titolo di Re de Roma me ce pulisco er culo o pe’ fatte contenta ce faccio ‘na forma de parmigiano. Tutti gli amici me pigliano pe’ er culo?

Dicheno che il vero re di Roma è er papa?

Io al massimo posso fa er pappa di quella troia de Zia Paolina che continua a scoparsi pittori e scultori che poi le fanno quadri e statue che vendono a peso d’oro.

Pauline_Borghese

E quel cornuto de’ er principe Borghese me vince a carte e tu diglielo a papà che è ‘na rivalsa contro la famiglia Bonaparte.

Nun lo pò fa con zio Luciano e zio Giuseppe e se la piglia con me.

Tu mi dici sempre di avere pazienza, mi dici che presto papà mi fa tornare a Parigi.

Non è che mi vuol fare fuori dall’eredità a favore di quel bastardo che ha avuto dalla figlia del presidente americano?

Altro che delfino.

Ho l’impressione di essere un tonno in una tonnara pronto ad essere fatto a pezzi.

E nun fa ‘sta faccia, non se sai nulla tu vero?

E già tu te ne sta a Parma a farti scopà dal tuo amichetto, te ne strafotti di me, pe’ te conta solo il tuo bastardo, il figlioletto che ha avuto dal tuo amante.

Tutte troie le femmine di famiglia Bonaparte.

Non se ne salva nessuna, sia le dirette che le acquisite.

E tu, imperatrice dei francesi, non ti vergogni, ma mica per le scopate che ancora ti fai alla tua età, ma per il fatto che ti sei data al commercio del formaggio parmigiano, hai avuto l’esclusiva per l’Europa e l’America.

I soldi ti escono dalle orecchie, ma di queste ricchezze non vedo un centesimo, devo tirare la cinghia con la piccola paghetta che papi, l’imperatore dei francesi, mi manda ogni mese.

Ci pensi il re di Roma, il principe ereditario di Napoleone che deve dipendere dal messo che ogni mese arriva al galoppo (si fa per dire) dal porto Civitavecchia.

E già papino non deve perdere l’occasione di fare sfoggio della potenza francese, fare arrivare una cannoniera con le vele al vento, solo per portare la mia paghetta.

Ma lo sa che ci sono le lettere di credito dei banchieri fiorentini!

Non c’è niente da fare, sarà anche imperatore, ma resterà per tutta la vita uno zappaterra corso.

Guarda maman o mi date soddisfazione o me ne vado a Napoli da zio Gioacchino, quello si che è uno che mi stima e mi vuole bene.

Infine sappilo, mi avete rotto poi co ‘sto nomignolo dell’Aiglon. Alla mia età fa ridere. E poi è er simbolo della Lazio, sai quanno me piace che sono er presidente del Circolo Ultra Forza Roma

copyright

Chi era L’aiglon ovvero Napoléon-François-Charles-Joseph Bonaparte,  il figlio di Napoleone e di Maria Luigia d’Asburgo clicca qui  

E’ stato pubblicato anche sul blog di Luciano Odorisio 

 

Racconti Ucronici- Parte Prima

L’ucronìa (anche detta storia alternativa o allostoria) è una forma di narrativa che tratta di un mondo la cui storia si è differenziata dalla storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi ipoteticamente possibili.

In questo racconto mi sono ispirato al romanzo di P. K. Dick la Svastica sul Sole ed ho immaginato che i nazisti abbiano vinto la II guerra mondiale.
Malgrado il successo della soluzione finale della Questione Ebraica sono ancora rimasti alcuni ebrei sfuggiti ai campi. Costoro non solo vanno cancellati dalla vita e ma va anche cancellato il ricordo della Shoah

ISTITUTO PSCHIATRICO A.EICHMANN PER LA SALVAGUARDIA DELLA RAZZA ARIANA

Il dottor Hans Mitterdorfer esamina con aria attenta la cartella clinica dell’ultimo ricoverato. L’uomo è profondamente addormentato, immerso in un sonno senza sogni chimicamente indotto, interrotto di tanto in tanto da sprazzi di risveglio durante i quali non fa altro che ripetere: “Chi sono? Chi sono? Datemi uno specchio voglio vedere come sono fatto. Non ricordo nulla “

“Beh va tutto come previsto” mormora tra se l’attento dottor Mitterdorfer aiuto primario dell’Istituto Psichiatrico Eichmann

Senza dire altro esce dal cubicolo.

L’uomo nel letto vorrebbe dire qualcosa, ma è troppo stanco, si gira su di un fianco e si addormenta. Ma ricorda e sogna. La memoria prossima è andata ma quella remota è troppo incisa nel profondo per essere cancellata dagli intrugli somministratigli da quei cialtroni dell’Istituto Eichmann.

Hai voglia ad iniettare schifezze nelle vene, la memoria della shoah è talmente impressa che non si cancellerà mai, è entrata nel DNA, è un gene dominante, come gli occhi neri, e verrà trasferito a tutti i discendenti.

E prima di entrare in quella specie di istituto il vecchio Moishe, grazie alla fertile Sara ha avuto un lunga schiera di eredi.

E la memoria della Shoah è stata trasferita.

Si andrà oltre i bastioni del tempo del millenario Reich.

Al pensiero un sorriso leggero increspa le labbra di Moishe Mayer.

Mitterdorfer che intanto è rientrato nel cubicolo, lo guarda sorpreso e non capisce la ragione del sorriso:”Che originali questi vecchi ebrei, malgrado tutto sorridono, chissà cosa gli per la mente”B

E’ stato pubblicato anche sul Blog di Luciano Odorisio 

copyright

Storia di uno scrittore in crisi di ispirazione

Con questo racconto ha partecipato al Concorso “Racconti nel cassetto” organizzato da Assoali  Concorso “Racconti nel cassetto” organizzato da Assoali 

logo-assoaliNon è entrato nella rosa dei finalisti, capita. Non si può piacere a tutti . 
Lo pubblico 

Eccola sulla bicicletta, davanti a cumuli di immondizia, va a fare la spesa alla salumeria che si trova all’imbocco del comprensorio e vende solo prodotti a breve scadenza. E pensare che, una volta, se non erano prodotti di marca, storceva il muso.

Ora vive dentro quella specie di villaggio vacanze dalle parti di Anzio, fatto di tante villette a schiera da periferia americana, costruite alla metà degli anni ’70, la maggior parte a pezzi per assenza di manutenzione.
Dentro quelle pareti umide ed ammuffite la mia ex moglie e mia figlia. Fuori dalla nostra casa dietro Villa Torlonia, sulla Nomentana. Generosamente e da coglione, quando la comprai gliela intestai. E lei l’ha svenduta dopo il divorzio, non ci voleva più restare neanche in fotografia.

Eppure, in quella casa, una volta fiumi di conversazioni, libri, tenerezza e affetto trasformati in torrenti di silenzio, tv, astio ed indifferenza.

E quando è arrivata l’indifferenza se ne è andata anche l’ispirazione. Non sono stato capace di scrivere un rigo.
Ed il mio editore mi dà i tormenti.

È arrivato il divorzio, le menzogne, le accuse di violenza domestica e di molestie nei confronti di mia figlia.

Tutte falsità concordate con quel panzone del suo avvocato che lei si scopava da un pezzo, quello schifoso ebreo-comunista.

Per me uomo di destra, per giunta estrema, essere cornificato con una zecca simile è stato il massimo dell’insulto.

Mi passa davanti in bicicletta, non si accorge di me, seduto in macchina, dietro i mucchi di immondizia, al freddo, come un coglione.

Ma io aspetto che faccia buio, mangio un panino, con un hot dog tiepido, comprato al carrettino all’angolo, buono solo per i cani.

È notte, una notte qualunque, ho scavalcato il basso muretto di cinta, chi cazzo vuoi che venga a rubare in questo posto di merda.

Nel giardino colmo di erbacce, un grill arrugginito perché mai servito per il barbecue, e due biciclette, la sua e quella di nostra figlia.
Lui con quel panzone non può andare in bici.

Sono fuori, davanti dalla finestra della camera da letto, guardo dentro in silenzi e lui, l’estraneo, il ladro, quasi sentisse la mia presenza, si sveglia, ansima e s’agita.
E la sveglia.

A stretto rigore lei è la mia ex, ma resta sempre di mia proprietà e a letto con il panzone giudeo non la digerisco. Lui è terrorizzato e trema tra le sue braccia.

Resto fuori, al buio, a fumare fino all’alba. Ritorno in macchina e resto lì seduto, con il giardino a portata di vista. Ho con me il binocolo di quando andavo a caccia di cinghiali. Li scruto da lontano.

La mattina, sotto il sole, il ladro esce in giardino, cerca tracce e, davanti alla finestra della camera da letto, trova tutti schiacciati i pochi fiori che vi crescono, le cicche delle Camel calpestate; e capisce che non se l’è immaginate mica, le cose. E dalle Camel intuisce la mia presenza, riconosce le sigarette che fumo.

La notte appresso e l’altra ancora ripeto la visita.
Gratto con le unghie sul vetro della finestra della camera da letto.
Si risveglia impaurito e risveglia la mia ex.
Di nuovo lei lo consola e di nuovo massaggia le gambe rigide come faceva con me, quando mi svegliavo di notte in preda ai crampi
Ma i suoi sono crampi di paura, e lei lo abbraccia e lo rincuora.

Ma poi lui comincia a pretendere sempre di più dalla mia ex. E lei come al solito finge vergogna, si pavoneggia avanti e indietro per la stanza, mentre lui la spinge dal di dietro come una carriola carica, carrettiere e carro.

Alla fine, stanotte, lui la sfiora appena e lei si sveglia di scatto, ansiosa e pronta. Sono nudi sotto le luci accese, seduti davanti alla toeletta e frenetici scrutano nello specchio.

Sono girati di spalle, apro la finestra, entro e mi avvicino a loro con la sigaretta accesa tra le labbra.
E la mia ex urla: “Cazzo, lo sai che non voglio che fumi in camera da letto. Quante cazzo di volte te lo devo…”

Non le lascio finire la frase, da sotto l’impermeabile tiro fuori la doppietta da caccia
caricata a pallettoni, quelli che si usano per i cinghiali. La scarica prende entrambi in pieno e insanguinati cadono all’indietro fracassando lo specchio della toeletta.

Mia figlia non è in casa, mi ero accertato che fosse dai nonni. Ho completato l’opera, posso tornare a casa.

Apro la porta di casa ed esco. Davanti al cancello, un tizio mai visto prima; indossa un
impermeabile simile a quelli da investigatore privato dei film americani degli anni ‘50. Cammina dondolando come se avesse i piedi arcuati, si avvicina e con tono inquisitorio: “Ho sentito un urlo, chi era?”

Gli rispondo deciso: “Niente paura, caro, è mia moglie. È solo un piccolo litigio tra innamorati! Ma tu chi sei?”

Il tizio: “Una donna innamorata? Sembrava una gallina sgozzata. Scusi se mi prendo questa libertà, signore! Sono anni che faccio l’investigatore, ma non ho mai sentito un tal urlo da innamorata. E pensare che di innamoramenti, e di conseguenze gradevoli e sgradevoli, hai voglia, quante ne ho ascoltate: dai mugolii di una australiana, dagli orgasmi multipli, ai litigi di gelosia, per i suoi giovanotti, da parte della maga delle televendite. Quanto avrei da raccontare!”

Ora sono curioso di capire: “Oh, molto interessante! Sai, sono uno scrittore, mi piacerebbe sentire le tue storie, posso usarle per il mio prossimo romanzo, sono in crisi di ispirazione, e per te ci sarebbe una bella mancia. Ma stavi seguendo me, come mai, come ti chiami, caro?”
Risponde in fretta: “Alastor a servivi, signore! Che bel mestiere lo scrittore! Sa che somiglia a Borges, quello scrittore argentino. Ho visto un manifesto nella libreria all’angolo. Sono un investigatore, ma mi piace leggere. La sto seguendo perché incaricato dal suo editore, è preoccupato per lei.”

Le sue parole stimolano la mia vanità: “Questa mia somiglianza la notano in molti e mi ha aiutato nella carriera. Poi, che strano il tuo nome!”
L’investigatore mi prende sottobraccio e con tono confidenziale: “Lo devo a mio padre, era un libero pensatore, occultista e appassionato di tutto il ciarpame demoniaco. Non sono neanche battezzato e non è che la cosa mi interessi più di tanto. Con questo nome che suscita tanta curiosità ho avuto qualche problemino, ma mi ci sono affezionato!”
Gli rispondo:”Ora che ci penso è il nome del demone che vendica i torti subiti. Ecco perché mi era familiare. Che strano mi sia venuto in mente subito!”
Alastor quasi rinfrancato: “Con tutti questi libri sul demonio è sulla bocca di tutti. Ma davvero le interessano le mie storie? Se vuole davvero le posso raccontare molte storie interessanti. Venga con me in agenzia e le posso mostrare anche alcune reliquie dei vari clienti.”

Non mi sembra vero, mi sono liberato della mia ex, del ladro e mi tornerà l’ispirazione: “Sì, davvero! Mi interessa, voglio ispirarmi a storie vere.

Alastor mi prende di nuovo sottobraccio: “Ah, dimenticavo, da poco è stato ritrovato il corpo di un tale, si è suicidato, un colpo di fucile in bocca e adieu. Prima però ha fatto fuori per gelosia la ex moglie ed il suo attuale convivente, li ha sorpresi mentre scopavano, due colpi di fucile ed è finito tutto. La tipica storia da Tragedia della gelosia. I particolari in cronaca. Una storia banale, da piccolo borghese frustrato, non come le storie che raccontava una volta lei, personaggi esagerati, feroci, pazzi. Sono un suo ammiratore, me lo faccia dire, ho letto tutti i suoi libri. Peccato, da molto non ne escono più!”

Lo prendo sotto braccio: “Senza falsa modestia, queste storie da piccoli borghesi le lascio agli scrittori di soap opera. Io scrivo cose di alto livello! Prima di andare in agenzia, parliamo di cose serie. Ora siamo in confidenza e ti dico un mio piccolo segreto. Anzi mi devi aiutare a risolvere un problemino. L’urlo da gallina sgozzata era della zoccola, quando l’ho sorpresa mentre si faceva inculare dal suo amichetto. Ecco mi dovresti aiutare, devono uscire dalla villa in maniera riservata, che so in una cesta della biancheria sporca. Poi penseremo a come liberarci delle salme. Ovviamente ti sarò riconoscente in maniera molto tangibile.”

Alastor sorridendo: “Al suo servizio, signore, ma c’è un particolare, i cadaveri sono tre.”

Entra nella villa e spalanca la porta della camera da letto e mi spinge all’interno.

Guardo dentro: “Ma, ma, ma, di chi è quel corpo sul letto? È senza faccia! Si è sparato in bocca!”

L’investigatore: “Ma è il suo, signore, non l’ha capito che il suicida è lei, si è sparato una fucilata in bocca dopo aver ammazzato la sua ex ed il suo convivente”

Mi prende sottobraccio e mi conduce fuori, davanti ad una porticina di una baracca poco lontana, la apre e ne esce del fumo rosso.

Sono in pieno marasma: “Ma cosa è questo caldo e cosa sono queste fiamme?”

Alastor ancora sorridendo: “Coraggio, è il mio ingresso riservato. Le dico la verità, non sono un investigatore, ma un demone. Ecco, tra i tanti incarichi che Lucifero mi potesse dare, il mio è il peggiore di tutti. Faccio, si può dire, il portinaio. Ho il primo impatto con tutti quelli che arrivano quaggiù. È una bella rottura, quando capiscono dove sono arrivati, non gli sta bene ed allora strepiti, urla, proteste! Mai uno che accetti il suo destino, la sua condanna! E parlano, parlano, Dio mio, ops Satana mio, quanto parlano e quanto raccontano! Da alcuni anni ci siamo anche modernizzati: si registrano tutte le dichiarazioni degli ospiti, così non ci sono contestazioni con Minosse. Sua Eccellenza è un magistrato molto garantista! Comunque sia, se tutto quello che mi è passato per le mani fosse messo su carta, ne verrebbe fuori davvero un grande best-seller. Altro che quella cosa in versi scritta tanti anni fa da quel nasuto fiorentino o quelle robette che scrivi tu.
Fammi fare il mio lavoro. Poi, è un pezzo che t’aspettiamo! Anche se non ti ammazzavi, presto o tardi quaggiù da noi saresti finito. Benvenuto nel mondo degli spettri e all’inferno!”

Mentre Alastor se la tira, cerco di prenderlo con le buone: “Mica è giusto, devo finire la mia missione di scrittore, non posso finire come un qualunque borghesuccio del cazzo!”

Mi guarda in silenzio, poi, con tono dolce: “Maestro, ti vogliamo dare una seconda possibilità, ti facciamo tornare in vita. Se accetti firma qui con l’impronta del tuo pollice, sai, ci siamo modernizzati, niente firma con il sangue”
Non me lo faccio ripetere, premo il pollice sul documento e scompaio in una nuvola di fumo.

Alastor sorridendo: “Tutta questa premura ed è sparito. Che distratto che sono! Ho dimenticato di avvertirlo che è ritornato in vita, nel 1939, a Varsavia, reincarnato nel rabbino Shemuel Libowitz.  Giustappunto una cosetta simpatica. Siamo demoni e per questo carogne. Oh, come mi sono divertito, oh, come mi sono divertito! “

copyright

A che serve il professore?

#COMUNICAZIONE

scuola-ieri-e-oggiScuola-ieri-e-oggi-alunni1482445249027L_Attimo_Fuggente_11351026

Nella valanga di articoli sul bullismo nelle scuole ho letto di un episodio che proprio di bullismo non definirei ma al massimo d’impertinenza – e tuttavia si tratta di un’impertinenza significativa. Dunque, si diceva che uno studente, per provocare un professore, gli avrebbe chiesto: “Scusi, ma all’epoca d’Internet, Lei che cosa ci sta a fare?” Lo studente diceva una mezza verità, che tra l’altro persino i professori dicono da almeno vent’anni, e cioè che una volta la scuola doveva trasmettere certamente la formazione ma anzitutto nozioni, dalle tabelline nelle elementari, alle notizie sulla capitale del Madagascar nelle medie, sino alla data della guerra dei Trent’anni nel liceo. Con l’avvento, non dico d’Internet, ma della televisione e persino della radio, e magari già con l’avvento del cinema, gran parte di queste nozioni venivano assorbite dai ragazzi nel corso della vita extrascolastica. Mio padre da piccolo non sapeva che Hiroshima fosse in…

View original post 414 altre parole

Dal Blog di Luciano Odorisio: La storia di Zio Vittorio

foto famiglia

Zio Vittorio è quello al centro della foto in basso

Come ogni 25 aprile propongo la medesima storia in memoria di Zio Vittorio. Anche per questo nella nostra famiglia non si pratica il revisionismo storico

Il giorno dei morti del 1952, la rotonda, davanti al cimitero di Benevento, è affollata di fiorai improvvisati che da grosse ceste di vimini offrono ai visitatori spennacchiati e polverosi crisantemi giallo pallido.

Nonna Maria, con me al seguito supera di corsa la schiera dei questuanti.

Nella profonda borsa di paglia un fascio di begonie striate di viola raccolte la sera prima dalle piante del giardino sul terrazzo di casa. “A mio figlio i fiori dei morti? Ma per l’amore di Dio!”.

safe_image

E come ogni anno, seduta davanti alla lapide, Nonna racconta, a me ed anche a chi non vuole ascoltare, la storia del  figlio Vittorio.

La racconta in terza persona, è una favola senza lieto fine.

Per continuare a leggere clicca qui 

E. Hopper story: Transferred, address unknown

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

E. Hopper – Domenica mattina presto

Il jet leg dopo una settimana è svanito.

E sono anche finiti gli incontri giornalieri con i rappresentanti della Comunità italiana di New York.

Il week end è libero da impegni ed è arrivato il momento di togliersi quella repressa curiosità che si porta appresso da quando è sbarcato al JFK: ritrovare le tracce perdute da venticinque anni di Anita.

Era Natale del 1963 e l’ultima lettera era ritornata dall’America con la scritta: transferred, address unknown

Eppure il giorno prima dall’archivio del Consolato il padre di Anita risulta ancora al vecchio indirizzo 191 W 43rd St.

Domenica mattina alle 8 in punto squilla la sveglia, si veste di corsa, jeans, scarpe comode, giubbetto di jeans, dopo una settimana di giacca e cravatta ne ha ben diritto.

Con la mappa della metropolitana trova l’indirizzo, è all’incrocio con l’Ottava Avenue, un isolato dalla fermata della Metro del Terminal Bus di Port Autorithy.

port

A passo di corsa si fa tutto l’isolato, sull’Ottava una folla di pendolari scesi dagli autobus.

All’angolo della 43rd cambia lo scenario.

Marciapiedi stretti, ingombri di sacchi neri di rifiuti che quasi tracimano sulla strada.

new york

L’indirizzo è un palazzo che ha conosciuto tempi migliori, tutto il piano terra rivestito di legno annerito dallo smog, i piani superiori l’intonaco una volta rosso pompeiano è sbiadito in un rosa chiazzato di muffa. Di lato al portone una farmacia, l’insegna Sielber’s Pharmacy ,la vetrina polverosa, tre tendine di plastica colorata impediscono la vista all’interno.

hopper Continua a leggere “E. Hopper story: Transferred, address unknown”